La disoccupazione volontaria non è dovuta in caso di part time verticale

Con sentenza n.121 del 20 marzo 2006 la Corte Costituzionale ha disposto in materia di indennità disoccupazione volontaria stabilendo che essa non è dovuta in caso di part time c.d. verticale (quello che si effettua durante un determinato periodo dell'anno) su base annua ultrasemestrale.

Il fatto

Con ordinanza 11 agosto 2003 il Tribunale di Roma aveva proposto la questione di legittimità costituzionale (sollevata nel procedimento civile tra Antonella Corsi e l'Inps) contro l'articolo 45 terzo comma del Regio decreto legge n.1827/1935 (poi convertito con modifiche) secondo cui “l'assicurazione per la disoccupazione involontaria ha per scopo l'assegnazione agli assicurati di indennità nei casi di disoccupazione involontaria per mancanza di lavoro”. La norma era impugnata nella parte in cui, nella interpretazione della Suprema Corte di Cassazione, non vengono contemplati “tra i lavoratori disoccupati involontari aventi diritto, alle altre condizioni di legge, all'indennità di disoccupazione ordinaria, i lavoratori occupati con contratto a tempo parziale verticale su base annua ultrasemestrale che abbiano chiesto di essere tenuti iscritti nelle liste di collocamento per i periodi di inattività”. L'ordinanza era stata resa nel giudizio promosso da una lavoratrice a tempo parziale verticale – che nel 1999 aveva lavorato in una mensa scolastica nei mesi di apertura della scuola, ossia da gennaio a giugno e da settembre a dicembre – per ottenere dall'Inps l'indennità di disoccupazione per il periodo di inattività: richiesta che l'Inps contestava ritenendo la disoccupazione non “involontaria”.

La base giuridica del rinvio

Il Tribunale, pur ricordando che la libera accettazione da parte del lavoratore del tempo parziale verticale su base annua esclude che per i periodi di sospensione dell'attività lavorativa possa ravvisarsi una fattispecie di disoccupazione involontaria, ha ritenuto che tale interpretazione violi l'articolo 3 della Costituzione (introducendo un' irragionevole disparità fra le ipotesi di lavoro a part time verticale e di lavoro stagionale) nonchè l' articolo 38 che garantisce la tutela del disoccupato anche se la sospensione del lavoro sia prevista, voluta e programmata in relazione al tipo di lavoro instaurato.

Le motivazioni della Consulta

Secondo la Corte Costituzionale, che ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata, nel lavoro stagionale l'indennità di disoccupazione spetta nei periodi di “stagione morta” ed è così attratto nella regola generale secondo cui la disoccupazione involontaria comporta il diritto alla relativa indennità. Pertanto, nel lavoro stagionale il rapporto cessa a “fine stagione”, sia pure in vista di una probabile nuova assunzione stagionale; nel lavoro a tempo parziale verticale il rapporto “prosegue” anche durante il periodo di sosta, pur con la sospensione delle corrispettive prestazioni, in attesa di una nuova fase lavorativa. Pertanto – secondo la Corte – il lavoratore stagionale non può contare sulla retribuzione derivante dall'eventuale nuovo contratto, mentre il lavoratore a tempo parziale può fare affidamento sulla retribuzione per il lavoro che presterà dopo il periodo di pausa. Inoltre, l'esclusione del diritto all'indennità di disoccupazione nella fattispecie considerata di part time verticale su base annua non viola l'articolo 3 della Costituzione a causa delle differenze esistenti tra le due situazioni a confronto. E non viola nemmeno l'articolo 38 perché nel tempo parziale verticale il rapporto di lavoro perdura anche durante i periodi di sosta, assicurando al lavoratore una stabilità ed una sicurezza retributiva, che impediscono di considerare costituzionalmente obbligata una tutela previdenziale (integrativa della retribuzione) nei periodi di pausa della prestazione.

Commento

La Corte Costituzionale ha disposto secondo i suoi compiti istituzionali e ha chiuso il discorso. Restano da esprimere – ciò nonostante – alcuni dubbi non tanto nei confronti del giudizio di legittimità sottoposto ai giudici della Consulta, i quali non potevano non attenersi al diverso nomen juris riconosciuto al lavoro stagionale e rispetto al part time verticale. Le riserve risalgono all'esame della concreta fattispecie (che non sembra essere stata compiuta neppure nei gradi di merito): è consentito stipulare un contratto di tempo di lavoro parziale verticale nel caso di una lavoratrice dipendente da una mensa scolastica quando la periodicità del lavoro non dipende da una scelta della lavoratrice stessa e del datore ma dall'organizzazione scolastica ? E' vero che alla lavoratrice è consentita la continuità del rapporto (non sarebbe così nel caso di lavoro stagionale); ma è altrettanto vero che la corresponsione di una retribuzione ridotta avviene in conseguenza di una “stagionalità” di fatto del lavoro.

Fonte: Mia Economia

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