La divisione dei lavori di casa che fa bene alla coppia

Il trucco è chiarezza una volta per tutte. E che nessuno interferisca nei lavori dell'altro V uoi vivere una vita di coppia felice? Non pensare ai grandi princìpi ideali, religiosi, politici, esistenziali. Dopo la fedeltà e l'armonia sessuale, quel che conta è la buona gestione della routine quotidiana: è il dio delle piccole cose che nasconde il segreto della convivenza tra marito e moglie.

Ce lo rivela un gruppo di ricercatori dell'Università della California di Los Angeles, in un libro (Fast-Forward Family) che viene anticipato dal sito on-line della rivista The Atlantic. A leggere alcuni stralci di interviste d'Oltreoceano, sembra di essere in Italia. «Non ho una mia vita, — dice Susannah — la mia vita è la famiglia, perché qualunque sua esigenza viene prima di tutto, prima di me, il tempo libero è un lusso che non posso permettermi». Il quadretto di famiglia numero 1, protagonisti Susannah e John, non è dissimile dal cliché nostrano: sabato mattina, lui disteso sul divano davanti alla tv, lei indaffarata a stendere il bucato mentre al telefono organizza le attività pomeridiane del figlio di 8 anni e la piccola di un anno urla chiamando la mamma. Che molla tutto e corre.

Un caso limite, d'accordo, ma la normalità ormai è fatta di casi limite e la media non è incoraggiante: se i mariti svolgono il 33 per cento dei lavori domestici, alle mogli spetta sempre il resto. Cioè il doppio. Anche quando hanno un'occupazione fuori casa e magari guadagnano più del partner. è lì che si annida il conflitto.

Lo spiega bene il quadretto numero 2. Protagonisti Alice e Travis, due figli, alle prese con il tran tran quotidiano: «Devo essere sempre io a ricordargli che va riempita la lavastoviglie», si lamenta lei. Lui non si sottrae mai, fa del suo meglio ma va sollecitato. è isterico almeno come lei: «Riesco a riposarmi solo in ufficio, il vero stress è in casa». Lei incalza: «Per me è come avere un altro bambino, lascia persino le mutande per terra, ma io non sono una santa». Diversamente da Susannah, se non ce la fa, rinuncia a fare la spesa e a cucinare: ci pensi lui. E la tensione sale. Travis suggerisce ad Alice di attaccare un post-it sul frigorifero con le istruzioni del caso, ma lei vuole che il marito, essendo adulto fino a prova contraria, conosca da solo i propri doveri. La frustrazione reciproca cresce.

Il quadretto numero 3 coinvolge David e Julie: lui è disoccupato (e pieno di sensi di colpa) ed è molto volonteroso, lei è recriminante a prescindere. Lui cerca goffamente di riderci su, ma lei non ci sta: «Non ho bisogno del tuo sarcasmo, non sai cucinare e per di più fai un casino bestiale…». Lui si è rassegnato a un ruolo subordinato e servile. Non ci vuole uno psicologo per intuire che ne risentiranno anche i rapporti intimi, se è vero (ma sarà poi vero?), come dimostra un'altra recente ricerca americana, che l'attività sessuale migliora se vengono rispettati i ruoli tradizionali: la donna ai fornelli o piegata sull'aspirapolvere e il maschio in poltrona a leggere il giornale.

Ma sono Adam e Cheryl, nel quadretto dell'interno numero 4, che ci offrono uno spiraglio di arcadica (e inverosimile) felicità. Sotto la voce: «Divisione concordata dei compiti». Il trucco è: chiarezza una volta per tutte (o quasi). Non necessariamente a tavolino, si può trattare anche di un accordo tacito. Che sia lui o lei a occuparsi della spazzatura e delle bollette, non importa. Indispensabile è che si sappia a chi tocca. Adam e Cheryl lo sanno benissimo. Idem per la polvere. Idem per il pranzo e la cena. Idem per la nanna dei piccoli, eccetera. Collaborazione silenziosa o coordinata, alla pari o no (c'è sempre uno più autorevole dell'altro), in presenza o in assenza della dolce metà, conta poco. Se Cheryl è in cucina a preparare il pollo, Adam penserà all'insalata perché si sa che nel lavaggio della verdura è più scrupoloso. Sia Adam sia Cheryl sanno anticipare le richieste del coniuge. E che nessuno interferisca nel lavoro dell'altro, potrebbe essere letale. Non si tratta di una definizione dei ruoli, per carità, ma neanche di rinegoziare ogni volta le proprie funzioni. Giocare a zona. Passaggi di prima a occhi chiusi, secondo gli schemi. Attenti alla noia, però. Può uccidere più di un sano litigio.

di Paolo Di Stefano

Fonte: http://27esimaora.corriere.it

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