La famiglia uccide più della criminalità organizzata

La famiglia uccide più dei criminali. La differenza è che le vittime, in questo caso, sono per la stragrande maggioranza donne, che cadono per mano di mariti, ex mariti, fidanzati, compagni, amanti, spesso anche padri.

A sostenerlo non sono le associazioni femministe alla vigilia dell'8 marzo, ma Gian Ettore Gassani, presidente dell'Associazione avvocati matrimonialisti italiani. In media dal 2006, secondo Gassani, gli omicidi tra familiari sono stati circa 200 all'anno, quelli della malavita organizzata “soltanto” 170. La notte scorsa, a Brescia, l'ultima strage. E poche ore dopo l'omicidio di Mozzecane. “Non si riesce ad arginare la violenza intrafamiliare ” ribadisce Gassani ” che è più pericolosa di quella della malavita organizzata, della mafia”. Già l'Eurispes aveva calcolato che nel biennio 2009-2010 ci sono stati 235 omicidi cosiddetti “domestici”, di questi 103 tra persone legate da una relazione sentimentale. Se la famiglia può essere un pericolo, ancor di più lo diventa quando fra marito e moglie le cose cominciano a non andare bene.

“Nelle coppie ” spiega Gassani ” l'80% degli omicidi avviene nelle fasi in cui la relazione sta finendo o quando è appena finita. Nell'85% dei casi, l'omicida è l'uomo, sia perchè di solito sono le donne a lasciare sia perchè per l'uomo è più difficile accettare di essere lasciato. A volte poi ci sono questioni di “onore”, specie nei piccoli paesi, oppure economiche, come la perdita della casa, ma anche di affetto, come le difficoltà per vedere i figli. Nel 40% dei casi, prima degli omicidi c'erano state denunce per stalking o segnalazioni con richieste di tutela. Anche riguardo allo stalking, nel 70% dei casi vengono denunciati gli uomini”.

Non bisogna cadere nell'idea che ci siano rapporti “sbagliati” all'origine della violenza domestica e del femminicidio in cui spesso questa sfocia. Si tratta piuttosto di una violenza che matura nella normalità delle famiglie, collegata alla visione del rapporto tra i sessi fondato sulla subalternità femminile, all'idea di mascolinità che domina nella nostra e in molte altre culture. Lo ha sottolineato Lea Melandri, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera: “Il fatto di considerare la violenza domestica come un fatto privato ostacola quell'assunzione di responsabilità da parte degli uomini che sola potrebbe farci fare uno scatto in avanti, spingendoci fuori dall'emergenza”.

Fonte: www.figliefamiglia.it

Condividi questo articolo