La ricetta salva-matrimonio? I mariti aiutino le mogli nelle pulizie

Ma c'è anche chi suggerisce di aggiungere serate indipendenti e hobby condivisi I risultati di una ricerca della London School of Economics: meno separazioni se i coniugi collaborano Volete che il vostro matrimonio funzioni? Dimenticate scatole di cioccolatini e weekend romantici e tirate fuori, piuttosto, stracci e scope e preparatevi a ramazzare.

 Secondo, infatti, uno studio pubblicato sulla rivista Feminist Economicse condotto dall'illustre London School of Economics, che, per la verità, di solito si occupa di argomenti accademicamente più pesantucci, il segreto dell'unione felice e duratura sta proprio nel darsi da fare in casa, inteso come olio di gomito e lavori domestici. E tanta più fatica ci mette il marito nell'aiutare la moglie, non solo a far splendere i pavimenti ma anche ad occuparsi dei figli, e tanto minori saranno le possibilità che si arrivi alla separazione.

LA RICERCA – Indubbiamente, la notizia non farà la felicità dei maschietti, assai poco propensi a rimboccarsi le maniche per occuparsi di simili facezie, ma le conclusioni dei ricercatori ” basate sul monitoraggio di 3500 coppie inglesi con figli nati negli anni Settanta ” danno adito a ben pochi dubbi: alla precisa domanda su quanto aiuto avessero dato alle loro mogli quando i bimbi avevano cinque anni per quanto riguarda le faccende domestiche, la gestione dei figli e la spesa, oltre la metà degli uomini ha ammesso di non aver fatto praticamente nulla o di aver portato a termine giusto un incarico, mentre un quarto degli intervistati ha riconosciuto di aver eseguito un paio di compiti e l'altro quarto si è spinto fino a tre o quattro aiuti casalinghi. Risultato: circa il 7% delle coppie in questione ha divorziato prima che il figlio compisse i 10 anni, percentuale che è salita al 20% entro il sedicesimo compleanno del pargolo. Ne consegue che tanto più un uomo ha contribuito alla gestione della casa, tanto più stabile è risultato essere il matrimonio.

GESTIONE DEI FIGLI – «Il risultato suggerisce che il rischio di divorzio fra le madri che lavorano, dove la percentuale è più alta, si riduce sensibilmente quando l'uomo contribuisce di più alle faccende domestiche e alla gestione dei figli – ha spiegato uno dei ricercatori, la dottoressa Wendy Sigle-Rushton, al Daily Mail” mentre i matrimoni in cui il padre non lavora e si prende cura di tutto sono stabili tanto quanto quelli che seguono il tradizionale copione del marito che lavora e della moglie che sta in casa. Del resto, la struttura del mercato del lavoro, l'incidenza delle donne su di esso, il numero dei divorzi e le aspettative di uomini e donne sono profondamente cambiate dal 1975, ma questo studio sottolinea l'importanza della relazione che esiste fra il comportamento dei mariti e la stabilità coniugale».

L'ALTRA RICETTA – Stando ai sondaggi più recenti, le donne single passano in media 7 ore alla settimana a fare le pulizie di casa, mentre quelle sposate o conviventi arrivano a più di 12: numeri, comunque, lontanissimi da quelli degli uomini, il cui impegno domestico è limitato a 4 o 5 ore settimanali. E se la ricerca londinese sarà musica per le orecchie femminili, quelle maschili preferiranno di gran lunga il sondaggio condotto lo scorso anno dal sito confetti.co.uk, che si occupa di organizzazione di matrimoni, che ha chiesto a 3mila coppie sposate la ricetta dell'unione perfetta. Eccola qui, sempre via Daily Mail: quattro baci e tre abbracci al giorno, un paio di uscite romantiche al mese, dirsi «ti amo» almeno una volta al dì e fare sesso tre volte a settimana, mentre tre messaggi giornalieri (vanno bene sia mail che sms) rendono la relazione molto più salda. A tutto questo aggiungete anche due anni di differenza nella coppia, qualche hobby condiviso, un paio di serate “indipendenti” mensili con gli amici di sempre e tre anni e mezzo di fidanzamento prima di pronunciare il fatidico «sì», mentre se volete mettere su famiglia, meglio aspettare due anni e due mesi prima di fare figli, così il rapporto resta vivo.

Simona Marchetti
14 maggio 2010

Fonte:www.corriere.it

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