LA SCUOLA: UN AMMALATO GRAVE.

Credo, con poche possibilità di essere smentita, che molti operatori della scuola, cioè docenti, dirigenti, direttori amministrativi e personale ATA, pensino alla scuola come a un ammalato grave, forse non in fase terminale, ma quasi. Il disagio si è allargato a macchia d'olio nel sistema scuola e da agenzia formativa come lo è stata per lungo tempo ora l'Istituzione si è svuotata di significato e ha non poche difficoltà ad assolvere al suo compito principe, che è quello di educare. “Ma in definitiva …quale dovrebbe essere il ruolo dell'educatore?”

L'educatore in teoria, dovrebbe aiutare lo studente a diventare adulto,libero e consapevole. Lo dovrebbe sostenere nel suo processo evolutivo, insegnandogli ad assumersi delle responsabilità in prima persona, complice la famiglia, e dovrebbe, attraverso lo studio, fornire ai ragazzi, strumenti critici per una lettura e un approfondimento del reale, libero dai pregiudizi.

Il sistema scuola e volutamente mi riferisco a tutti i suoi componenti, dovrebbe insegnare il senso di giustizia verso il più debole e il diverso, il senso dell'appartenenza, il principio delle libertà fondamentali, il principio dell'autonomia della persona, in definitiva…i valori, quelli espressi dalla nostra Costituzione, che un tempo il nostro popolo si è data. Ci siamo tutti un po' persi per strada invece, e abbiamo offerto ai nostri figli esempi di modi di essere che li hanno confusi, disorientati e se vogliamo sperare in un mondo più aderente ai valori fondamentali, occorre favorire all'interno dell'universo scolastico l'impegno, tendendo alla realizzazione di obiettivi concreti di saper fare, oltre che di saper essere. Un vecchio detto popolare dice che non tutti nascono dottori e allora cerchiamo di formare al meglio anche buoni tecnici, buoni operai, ma mettiamoci bene in mente che i nostri studenti si dovranno misurare con ragazzi provenienti da altri paesi, spesso più motivati dei nostri, più inclini al sacrificio, più determinati. Cerchiamo tutti insieme, e possibilmente con l'esempio, di aiutare i giovani a prendere coscienza delle loro responsabilità, per impegnarsi a costruire una società migliore.

Rossella Di Maria, docente e psicopedagogista.

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