La società in rosa

Nel suo libro, il grande sociologo Francese affronta un tema per lui inusuale: la questione femminile In Occidente le donne stanno assumendo un ruolo centrale nel tentativo di combattere gli effetti negativi della modernizzazione: le fratture tra corpo e mente, interesse ed emozione, diverso e simile. Non agiscono in quanto movimento collettivo, ma come forza di trasformazione culturale.

Il soggetto è una figura dell'individualismo occidentale, liberato dalle regole della comunità, della tradizione e degli apparati del potere e questo sarebbe ancora più vero per le donne. Sottomesse alla propria funzione sociale e insieme al potere degli uomini in gran parte del mondo, sperano nella libertà di lavorare per sottrarsi alla tutela del marito o della suocera, nell'indipendenza economica, nell'uguaglianza giuridica e nella libertà sessuale. L'emancipazione non è forse il principio 'stesso della formazione del soggetto? La donna occidentale della classe media incarnerebbe quindi l'idea di soggetto, mentre nel resto del mondo gli ideali femministi sarebbero contraddetti dalle pressioni comunitarie e dai divieti religiosi.

Questa visione “liberale” si oppone all'idea di soggetto come io l'ho definita e posta al centro della mia analisi: il soggetto non dipende da una qualche forma di individualismo o di emancipazione. E' l'affermazione del diritto di ognuno alla libertà e alla responsabilità e ciò implica che la libertà individuale sia concepita da un lato come liberazione, dall'altro come solidarietà, e almeno altrettanto come ricerca della produzione di sé contro tutti i determinanti sociali, culturali, psicologici o politici che riducono l'individuo a mero consumatore. La formazione del soggetto può'imboccare ognuna delle strade tracciate della modernizzazione e, necessariamente, ha effetti sull'ambiente sociale, sulle istituzioni e sulle rappresentazioni. La parola delle donne che si fa sentire mentre si esaurisce una modalità particolare della modernizzazione è propria delle società occidentali, più deboli e al contempo più dolci, nelle quali un'idea collettiva irrompe con forza: combattere gli effetti negativi della modernizzazione che ha creato forme di dominio estreme e distrutto la natura mentre la conquistava.

Noi cerchiamo di ricomporre l'esperienza collettiva e individuale che è stata lacerata, legami tra termini che fasi anteriori della modernizzazione avevano contrapposto: il corpo e la mente, l'interesse e l'emozione, il diverso e il simile. è questo il progetto de) mondo presente, dal quale dipende la nostra sopravvivenza come dicono i militanti dell'ecologia politica. All'interno di questo nuovo orientamento, quali sono gli autori della ricostruzione? Chi occupa il posto dei lavoratori manuali nella società industriale, o dei mercanti che distrussero il sistema feudale? Sono le donne, rispondo, perché sono state le vittime più complete della polarizzazione di società che avevano accumulato tutte le risorse nelle mani di un'èlite dirigente fatta di uomini bianchi, adulti, padroni o proprietari di ogni reddito e armati, le donne considerate come non-attori, prive di soggettività, definite dalle proprie funzioni invece che dalla propria coscienza. A farne le attrici sociali più importanti è il fatto che non agiscono in quanto movimento sociale qual' è stato di recente il movimento femminista oggi passato in secondo piano. Coscienza femminile e mutamento sociale non sono più separabili e le donne costituiscono piuttosto 'un movimento culturale.

Nel ribaltamento che porta da una società di conquistatori del mondo a una società della costruzione di sé, la società degli uomini è sostituita da quella delle donne. Non c'è alcun motivo di pensare che l'inferiorità delle donne lasci ora il posto all'uguaglianza: oggi, le donne, più degli uomini, hanno la capacità di comportarsi come soggetti, in quanto portatrici dell'ideale storico della ricomposizione del mondo e del superamento di antichi dualismi, e perché si fanno direttamente carico del proprio corpo, del proprio ruolo di creatrici di vita, della propria sessualità.

Per un lungo periodo, gli uomini hanno gestito la storicità e creato la coscienza di sé. Da alcuni decenni ormai, e per un tempo indeterminato forse senza una fine prevedibile, siamo in una società e abbiamo una vita individuale il cui “senso” sta nelle mani, nella testa e nel sesso delle donne più che nelle mani, nella testa o nel sesso degli uomini. L'universalismo, in cui vedo un attributo essenziale della modernità, è altrettanto sinonimo di difesa dei diritti individuali che dei risultati della scienza. E l'importanza suprema del femminismo è che, al di là delle lotte contro la disuguaglianza e l'ingiustizia, ha formulato e difeso i diritti fondamentali di ogni donna che si possono riassumere con una formula: il diritto di essere un individuo libero, gestito dai propri orientamenti e nel rispetto delle proprie capacità e potenzialità, di un “poter essere” per riprendere l'espressione con la quale Paul Ricoeur ha reso il termine capability usato da Amartya Sen.

Per due secoli abbiamo ascoltato la voce dei cittadini che hanno rovesciato lo Stato assoluto, dei lavoratori che hanno difeso i propri diritti all'interno delle imprese, dei popoli colonizzati che si liberavano da un dominio straniero e delle donne che rifiutavano il dominio maschile. Ma il postfemminismo di cui si occupa questo libro incita ad andare oltre, non a combattere un dominio nel nome di una verità oggettiva o di una volontà collettiva, ma a dare per scopo all'azione collettiva la proclamazione della libertà di soggetti creatori e liberatori di se stessi. E questo rende caduca quella sociologia basata sull'idea di un sistema sociale che mira all'integrazione e a gestire i cambiamenti.

Dopo i cittadini

in lotta contro lo Stato assoluto,

iproletarì e ipopoli colonizzati, ora è la volta dei soggetti liberatori di se stessi

Di Alan Touraine

© Fayard 2.006

Traduzione di Sylvie Coyaud

Tratto da: Il sole 24 ore

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