La vera storia del tricolore italiano

“La bandiera bianca, rossa e verde della Repubblica italiana nasce nel secondo dopoguerra dal vessillo della monarchia sabauda deprivato dello stemma dinastico, “ma risale al tricolore sul modello francese, dei volontari italiani durante la prima campagna d'Italia di Napoleone per affiancare l'Armée d'Italie”. A spiegarlo è Oscar Sanguinetti, Capo del Progetto “Memoria Storica, Valori e Istituzioni” del dipartimento Identità culturale del Cnr.


“Nel 1797″, prosegue Sanguinetti, “il Congresso di una delle prime repubbliche ‘giacobine' in Italia, la Repubblica Cispadana, tenutosi a Reggio Emilia, adottava quell'insegna ” con le righe però orizzontali ” come sfondo della bandiera della Repubblica. Anche la Cisalpina e il Regno Italico adottarono stendardi con elementi tricolori, che tornavano a sventolare sulle barricate del 1848 per divenire l'emblema delle formazioni garibaldine e mazziniane e di tutti gli stati risorgimentali preunitari, da Venezia alla Toscana, dalla Repubblica Romana alla Sicilia.
Dal 1848, per iniziativa di Re Carlo Alberto di Savoia, il tricolore divenne anche la bandiera ufficiale del Regno di Sardegna, che con questo gesto simbolico prendeva su di sé il compito dell'unificazione della Penisola in uno Stato nazionale moderno. Da allora in poi la bandiera e la coccarda tricolore divennero il simbolo non solo del Risorgimento, ma anche della nazione italiana”.
Diversa però l'opinione di Francesco Cesare Casula, direttore dell'Istituto di storia dell'Europa mediterranea (Isem), del Cnr di Cagliari: “Quella fin qui esposta e magnificata dall'ufficialità della nazione è la storia dei tre colori: verde-bianco-rosso; ma non è la storia della bandiera italiana, benché anch'essa accampi il verde, il bianco e il rosso”.
Distaccandosi dalla storiografia tradizionale, lo studioso del Cnr sostiene: “La bandiera tricolore verde-bianco-rosso, oggi detta italiana (in quanto dello stato italiano e non della penisola italiana) è, in realtà, la seconda bandiera in ordine di tempo del Regno di Sardegna, aborrita come drappo insurrezionale da Carlo Alberto fino al 1847 ma poi da lui adottata il 23 marzo 1848, al momento di dichiarare guerra all'Impero Austriaco, come simbolo aggregante per tutti coloro che nella Penisola aspiravano a schierarsi con lui per un'Italia unita. Tre giorni dopo, il 26 marzo, il Consiglio dei Ministri sardo diede ufficialmente l'incarico a un certo intendente Bigotti, segretario del Ministero dell'Interno, di disegnare un modello di stendardo”.
Secondo Casula, sono la vera storia e la vera data di nascita della nostra bandiera va quindi scissa dal 7 gennaio 1797 come enfatizzato dagli studiosi che “dilatano la vicenda del Tricolore in migliaia e migliaia di pagine, tutti immersi nell'equivoco fra bandiera statale (compresa quella dinastica Savoia) e bandiera nazionale, fra Italia-stato e Italia-penisola”.
L'idea generale di Casula è che “la bandiera, com'è accertabile, è il simbolo di uno Stato fin dal Medioevo, è un attributo distintivo, sebbene mutabile, della sua personalità giuridica. Essa muore quando muore lo stato. Tutti gli stati preunitari che adottarono il tricolore morirono, alcuni in periodo napoleonico altri in periodo restauratorio, altri ancora in periodo risorgimentale, portandosi nella fossa la storia breve o lunga della propria bandiera. Il fatto che molte bandiere preunitarie avessero gli stessi colori verde-bianco-rosso non vuol dire che esse facciano parte della storia della bandiera italiana, o che ne siano i prodromi”.

Manuela Faella

Fonte: Oscar Sanguinetti, dipartimento Identità culturale del Cnr, Roma, tel. 06/49933975-3562, e-mail: oscar.sanguinetti@cnr.it; Francesco Cesare Casula, Istituto di storia dell'Europa mediterranea del Cnr, Cagliari, tel. 070/403670, e-mail: casula@isem.cnr.it

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