LA VIOLENZA FAMILIARE VERSO L'UOMO

Aspetti psicologici, legali e criminologici intervento di CHIARA CAMERANI (psicologa, criminologa) Direttrice CEPIC Centro Europeo di psicologia investigazione e criminologia la violenza domestica verso l'uomo, tematica spesso ignorata e sottaciuta I cambiamenti sociali, i traguardi sul versante della parità hanno creato nuove categorie deboli e nuove forme di violenza. A fronte della violenza cieca, diretta dell'uomo, abbiamo una violenza subdola, vendicativa, tipica della donna, che spinge a distruggere non solo il coniuge, ma il suo ruolo genitoriale, la sua posizione sociale, il suo equilibrio psicologico… Pur coscienti che la donna detiene il triste primato di vittima nell'ambito della violenza coniugale, non possiamo dimenticare gli uomini che subiscono forme di violenza diverse forse, ma altrettanto gravi.

 Ne sono dimostrazione i numeri allarmanti dei suicidi attuati in Italia da padri separati. Il numero di suicidi commesso da padri separati è aumentato negli ultimi anni, […] Secondo i dati della federazione nazionale BIGENITORIALITA', l'uomo commette più frequentemente suicidio a causa di un disagio generato dalle separazioni e dai figli contesi, più di quanto non accada alle donne; con 102 casi su un totale di 110 (93%). […] riteniamo utile una rivalutazione del concetto di soggetto debole, usualmente applicato al genere femminile, in un'ottica che valuti la persona e non il genere o lo status .

[…] l'uomo risulta essere il soggetto maggiormente sconfitto, nella coppia che si separa. Il decremento di reddito, l'allontanamento dai figli, che spesso diventa affido esclusivo, arma di ricatto e soppressione della figura paterna, mina gravemente la persona spingendo a comportamenti autodistruttivi, dipendenze, atti disperati.

se è vero che la donna è più frequentemente vittima tra le mura domestiche, in contesti di coppia normale in crisi e in fase di separazione, è l'uomo a detenere il primato di vittima. Uomo che raramente denuncia, per imbarazzo, per paura di venire privato dei figli, perché spesso gli viene negato lo status di vittima.

L'uomo che denuncia è considerato inetto, debole perché non si adegua allo stereotipo maschile di macho

Ma anche perché esiste un pregiudizio, quello che FARREL chiama la “cortina di pizzo” cioè il pregiudizio della società, del governo e dei sistemi legislativi e sociali, a favore dei due sessi. Gli stessi mass media contribuiscono ad alimentare questo gap; mentre sappiamo tutto del dramma interiore della donna, raramente leggiamo di quanto un uomo si rattristi per non essere arrivato a casa per tempo per giocare con propri figli, della sofferenza che prova per sentirsi emotivamente lontano dalla moglie oppure di quanto si senta frustrato se non riesce a guadagnare sufficientemente per garantire alla sua famiglia una vita agiata.

Lo stesso accade in considerazione dei diversi standard di valutazione della violenza; quando l'aggressore è uomo ci si preoccupa della vittima femminile, quando è la donna ad essere violenta se ne cercano le cause, o si attribuisce a patologia. Questo è un dato che osserviamo frequentemente, in qualità di centro che si occupa di consulenza psicologica e criminologica. (CPEIC)

[…] le conflittualità relative all'aspetto relazionale sono sofferte dal genitore che non vive con i figli, generalmente il padre, e possono realizzarsi a causa di comportamenti “mobbizzanti” e ripetuti dell'altro genitore che tendono ad escluderne o ad emarginarne il ruolo nei confronti dei figli. Ostacolo alla frequentazione, delegittimizzazione del ruolo paterno, alienazione dei figli verso il padre, false accuse… per quanto sorprendente, esistono uomini maltrattati fisicamente dalle mogli, il numero oscuro a questo riguardo è molto alto, a causa del forte imbarazzo a denunciare.

Il pregiudizio sociale porta ad ignorare la figura maschile nel ruolo di vittima, porta ad identificare l'uomo con il cattivo, con l'aggressore. Dai casi ascoltati dal Centro europeo di psicologia investigazione e criminologia, risulta che la reazione sociale più frequente di fronte ad un uomo maltrattato quella di addossargli colpe.

Riscontriamo spesso:

• Incredulità; l' uomo abusato davanti al mondo deve dimostrare di essere vittima

• Ironia

• C'è una diversa valutazione sociale della violenza femminile : – La violenza femminile è giustificata con la patologia (depressione post partum, traumi, autodifesa, provocazione, menopausa…) – Una donna violenta nella relazione, non è considerata obbligatoriamente violenta con i figli, quando ciò accade all'uomo è automatico che non sia un buon genitore.

• Gli uomini che restano in famiglia (per proteggere i figli) vengono considerati deboli e inetti. Le Conseguenze sull'uomo comportano depressione, abbuffate compulsive, dipendenze, uso di alcol, violenza, suicidio, suicidio allargato (omicidio/suicidio).

[…] i figli vittime inconsapevoli del conflitto genitoriale. Accanto al dramma della pedofilia sono tristemente noti casi in cui l'orco non è una persona, ma la rabbia, il risentimento del genitore affidatario verso l'altro, che a volte in buonafede, spinge a muovere accuse gravissime verso l'ex coniuge. I casi di padri accusati ingiustamente di incesto sono un numero non trascurabile, è necessaria una formazione specifica per gli operatori del settore al fine di evitare abbagli e gravi errori di valutazione.

[…] In conclusione la giornata è stata un'utile occasione per fare il punto sulla attuale situazione italiana, sui possibili interventi di tutela e prevenzione e su di una migliore conoscenza del fenomeno. Lo scopo di sensibilizzare verso tematiche spesso ignorate ma altrettanto rilevanti e spostare l'attenzione verso la violenza in ogni sua forma, piuttosto che verso il genere, nella speranza di stimolare una riflessione costruttiva e propositiva. Nel ripensare l'ottica preventiva è importante soffermarsi sul concetto di persona maltrattata, e non di uomo/donna; frequentemente l& apos;abuso verso il marito viene interpretato semplicisticamente come l'altra faccia della medaglia della violenza maschile. In realtà l'attuazione della violenza, dell'abuso sono aspetti dello stesso problema, e in quanto tali andrebbero affrontati secondo il paradigma di una persona che abusa di un'altra persona.. affrontando il problema non in termini di sesso ma di umanità.

Contatti: 349.8367812 cepicsegreteria@yahoo.it / sito web: www.cepic- psicologia.it

Dr. CHIARA CAMERANI: Presidente CEPIC, responsabile organizzativo per l'ambito psicologico, criminologico e sessuologico Dr. CARMEN MORGIA per l'ambito promozionale e organizzativo

relatori del convegno:

CHIARA CAMERANI, presidente CEPIC Centro europeo di psicologia investigazione e criminologia

LUCIANO AMATO FARGNOLI, psicologo Direzione generale anticrimine, sezione psicologia applicata FRANCESCO MONTECCHI, neuro psichiatra infantile GIANFRANCO ANNINO, avvocato, vice procuratore onorario Procura della Repubblica, Tribunale Velletri. PAOLO CAPRI, psicologo forense, psicoterapeuta, presidente Istituto di Formazione CEIPA (Centro Italiano di Psicologia Applicata) Consiglio Direttivo AIPG (Associazione Italina Psicologia Giuridica) vice presidente Ass. Italiana ROSCACH, Componente Commissione deontologica Ordine psicologi del Lazio MARCO CANNAVICCI, psichiatra criminologo, dirigente Servizio di Psicologia delle Forze Armate RUBEN DE LUCA, psicologo, criminologo, docente master di psicopatologia forense prof. V. Mastronardi, cattedra di psicopatologia forense, Università “La Sapienza” di Roma

PARINFORMA provincia di Lecco, PDF sul convegno:

http://www.provincia.lecco.it/documenti/rassegna/pari/07130507.pdf

(Delt@ Anno V°, N. 104 del 7 Maggio 2007)

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