L'affido condiviso diventa legge

Mamma e papà pari sono, e restano tali anche quando cessa il loro rapporto coniugale. A stabilire il principio che si è genitori per sempre e che il bambino ha diritto a mantenere un rapporto continuato ed equilibrato con entrambi i genitori è la legge sull'Affido Condiviso che ha avuto il via libera definitivo del Senato dopo che le commissioni Giustizia e Tutela dell'infanzia di Palazzo Madama hanno approvato il provvedimento in sede deliberante.

Un provvedimento atteso da anni ed accolto con favore nei suoi principi generali ma a cui, secondo alcuni, si dovrà rimettere mano. Definito “rivoluzione copernicana” da Fi necessita, invece di aggiustamenti secondo i Ds e secondo alcune associazioni di genitori che lamentano, tra l'altro, la mancanza di sanzioni concrete per il genitore inadempiente.

Il provvedimento sancisce il principio del diritto dei figli a continuare ad avere rapporti allo stesso modo con la madre e con il padre anche dopo la separazione, introducendo, il principio della 'bigenitorialita”.

Ecco cosa prevede la legge punto per punto.

Con l' introduzione del principio della bigenitorialità, l'affidamento non sarà più concesso (tranne casi particolari) ad un solo genitore ma ad entrambi, che dovranno provvedere, in proporzione al loro reddito, al mantenimento dei figli. Tutelati anche i figli dei genitori non coniugati.

Il giudice che pronuncia la separazione dei coniugi valuterà, in via prioritaria, l'affidamento dei figli ad entrambi, determinando “i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore” fissando anche “la misura e il modo con cui ciascun genitore deve contribuire al mantenimento, alla cura, all'istruzione e all'educazione dei figli”, e prendendo atto “se non contrari all'interesse dei figli degli accordi intervenuti tra i genitori”.

Ciascun genitore potrà in qualsiasi momento chiedere l'affidamento esclusivo ma, in ogni caso, il giudice prima di adottare qualsiasi provvedimento deve tentare “una mediazione” con i coniugi, avvalendosi anche di esperti, “per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell'interesse morale e materiale die figli” e, se necessario, ascoltando anche i figli minori di 12 anni.

La potestà genitoriale sarà esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse dovranno essere assunte di comune accordo, altrimenti la decisione è rimessa al giudice che potrà stabilire anche che “i genitori esercitino la potestà separatamente”.

Ciascuno dei genitori provvederà al mantenimento dei figli “in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalita”' da determinare considerando: le esigenze del figlio, il suo tenore di vita, i tempi di permanenza presso ciascun genitore, le loro risorse economiche e “la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore”. L'assegno, che dovrà essere adeguato automaticamente agli indici Istat, potrà essere disposto anche di figli maggiorenni “non indipendenti economicamente”. In questo caso, salvo diverse indicazioni, l'assegno sarà versato direttamente al figlio.

Il godimento della casa familiare sarà attribuito tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno “nel caso che l'assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio”. Se uno dei coniugi cambia residenza o domicilio, l'altro può chiedere “se il mutamento interferisce con le modalità dell'affidamento, la ridefinizione degli accordi o dei provvedimenti adottati, ivi compresi quelli economici”.

La legge amplia inoltre le competenze del giudice, aggiungendo anche un nuovo articolo al Codice di procedura civile, il 709-ter. Per la soluzione delle controversie, in tema di potestà o affidamento, è competente il giudice del procedimento in corso, altrimenti il tribunale del luogo di residenza del minore.

In caso di gravi inadempienze o “di atti che comunque rechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell'affidamento” il giudice può: ammonire il genitore inadempiente; disporre risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori nei confronti del minore o nei confronti dell'altro genitore; condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro ad un massimo di 5 mila euro, a favore della Cassa delle ammende. Previste anche sanzioni penali per la violazione di obblighi di natura economica.

Le norme potranno essere applicate, a richiesta degli interessati, anche se è già stata emessa sentenza di separazione, scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili del matrimonio. Le disposizioni della legge si applicano anche ai procedimento “relativi ai figli di genitori non coniugati”.

Fonte: Mia Economia

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