L'amore è… un uomo che fa il bucato

Le italiane in coppia? Insoddisfatte del rapporto e della propria vita. Colpa di uomini lavativi, lo dice l'Istat. Ne parliamo con un'esperta e tre coppie

Il segreto per soddisfare una donna? Non è farlo sulla lavatrice, ma farla, la lavatrice. Secondo un recente studio Istat, infatti, le donne italiane, rispetto ai compagni, sono più insoddisfatte della coppia e il motivo è l'eccessivo carico di lavoro domestico che ricade esclusivamente ” o quasi ” sulle loro spalle.

La ricerca “Uso del tempo e ruoli di genere ” Tra lavoro e famiglia nel ciclo di vita”, a cura di Maria Clelia Romano, Letizia Mencarini e Maria Letizia Tanturri e coordinata da Irene Lofani, ha coinvolto 26.000 italiani in coppia, indagando la ripartizione dei compiti e la soddisfazione personale. Ha confrontato i risultati con quelli di Svezia, Stati Uniti e Francia, scoprendo che le coppie italiane sono quelle con meno equilibrio. E più infelicità.


In Svezia e Stati Uniti le differenze di genere nel carico di lavoro si notano solo quando nasce un figlio. Le donne italiane, invece, lavorano più degli uomini anche prima di diventare madri e dopo che i figli hanno lasciato il nido. Unici nel panorama internazionale, quando diventano papà gli italiani anziché aumentare il loro contributo in casa lo diminuiscono. Le neomamme italiane si sobbarcano mediamente 40 ore di lavoro in più a settimana rispetto ai papà, contro le 11 ore di differenza della Svezia e le 20 di Francia e Stati Uniti. In barba ai consigli dell'Istituto Superiore di Sanità, che, contro la depressione post partum, raccomanda alle mamme di delegare il più possibile. I padri di figli piccoli in Italia contribuiscono ai lavori domestici meno delle donne senza figli e meno persino delle ragazze che vivono con i genitori. Il tempo libero degli uomini, dice l'Istat, non è intaccato dalla paternità, quello delle madri, invece, quasi scompare. Con conseguenze deleterie per la coppia, che ha solo 20 minuti al giorno da passare insieme; ed effetti negativi per la vita delle donne, costrette a scegliere tra lavoro e maternità, complice, ricorda l'Istat, la mancanza di asili nel nostro Paese.

Non stupisce che quindi le italiane si dicano più insoddisfatte degli uomini sia per la vita di coppia e la vita in generale, sia per la ripartizione della cura dei figli (il doppio delle donne rispetto agli uomini) e dei compiti domestici (non è contenta una donna su 3 contro un uomo su 10). Si legge nel rapporto: «La stessa esperienza e valutazione del lavoro familiare varia in base al genere: le donne si sentono obbligate a svolgerlo, mentre gli uomini presuppongono che il lavoro domestico sia soprattutto una responsabilità delle madri, delle mogli e delle figlie. Il loro contribuito è pertanto opzionale ed assume la forma di un aiuto alle partners».

«Certamente fra i motivi dei litigi nella coppia il principale è la scarsa collaborazione alle attività domestiche, in particolare nelle coppie giovani a doppio reddito che hanno una relazionalità tra generi ancorata a vecchi schemi» è l'analisi che fa a D.it Rita Biancheri, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all'Università di Pisa e autrice di Famiglia di ieri, famiglie di oggi (Edizioni Ets 2012). Continua: «La famiglia è ancora fortemente incentrata sul maschio procacciatore di reddito e i sistemi di welfare sostengono questo modello, basti pensare alla percentuale ridottissima di uomini che usufruiscono dei congedi parentali e alla loro stigmatizzazione nelle aziende se ne fanno uso, oppure al congedo di un giorno obbligatorio per i padri».

D.it ha intervistato 3 coppie under 35 e a doppio reddito, per capire se, come afferma la sociologa Biancheri, anche tra i giovani persistono “vecchi schemi”.
Rosario, 34 anni, è papà di una bambina di 4
«Né io né Francesca abbiamo lasciato il lavoro per accudire la piccola. Un congedo di paternità? No, non l'ho chiesto. La gestione della figlia è abbastanza equa mentre il resto delle faccende domestiche è quasi totalmente a cura di Francesca. Lei non pretende da me più di quanto non possa offrire».

Laura, 29 anni, libera professionista da poco andata a vivere col compagno
«Io mi occupo delle faccende, generalmente, lavo e pulisco. Però, se c'è bisogno, anche lui non disdegna di spazzare e dare il cencio. Luca si occupa invece dei lavori da macho: elettricismo, idraulica, falegnameria, piantare chiodi. Direi che c'è equilibrio in questo, ognuno ha il suo ruolo, che corrisponde alle cose che sappiamo fare meglio».

Marco, 33 anni, ha un bambino di 5 anni e uno di pochi giorni
Al contrario della compagna Nilanthi, 30 anni, Marco non ha mai chiesto un congedo parentale: «Nessuno di noi però ha abbandonato il lavoro. Cerchiamo un equilibrio. Il segreto? Tanta pazienza, compromessi e rispetto».

di Ilaria Lonigro

Fonte: http://d.repubblica.it

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