Le donne delle nuove generazioni sono concrete, solide, capaci, anche in ambiti storicamente maschili, che cominciano ad …

Le donne delle nuove generazioni sono concrete, solide, capaci, anche in ambiti storicamente maschili, che cominciano ad essere erosi. L'università, ad esempio. Facoltà come informatica, agraria, ingegneria, fino a non molto tempo fa templi consacrati allo studio «maschio», ora pullulano di ragazze. Una recente statistica ha rivelato che al traguardo della laurea arriva il 60,4% delle donne contro il 50,5% dei colleghi uomini. Nelle professioni lo stesso. Molte donne-medico e sempre più donne-ricercatore; queste ultime rappresentano il 40% dei neoassunti negli istituti di ricerca (fonte Cnr). Diversa la politica – per lo meno in Italia – e la distribuzione del potere: siamo all'ultimo posto della classifica europea, e nel mondo ci scavalcano Paesi come il Congo e la Mongolia: ma questa è un'altra storia.

 


Ora, per quanto solide concrete capaci brillanti, le 25-30-35enni contemporanee hanno un piccolissimo difetto: sono un disastro in casa. Qualcuna si salva ai fornelli, altre sono adepte di inscatolato; sanno tutto del fengh-shui e vivono in appartamenti in cui si fa fatica a trovare la via del corridoio tanto è il disordine; naturalmente amano l'attività fisica – compreso fare jogging alle sei del mattino – ma la fatica dei mestieri è peggio di una sciagura.
La curatrice domestica, la dea della casa: avete presente? L'opposto. Fino ad ora, per lo meno. Perché da qualche tempo c'è una controtendenza in atto: le nuove donne hanno scoperto che la casalinghitudine è un valore e che essere esperte di gestione domestica è un punto in più per guadagnarsi la scena, forse anche il fidanzato (per tenerselo, sicuro). Tranne le più scettiche, le altre hanno ceduto: e studiano. In libreria segnalano la vendita boom di manuali sull'economia della casa. In «Ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa», Mary Labert suggerisce come organizzare la dispensa. Ne «Il piacere della casa», Irma d'Aria come togliere le macchie di vino (ci vuole sale fino e un risciacquo nell'acqua di cottura dei fagioli: neanche un genio ci sarebbe arrivato!). Per chi vuole fare sul serio, invece, a Milano questo mese comincia il primo master italiano in «Home management», organizzato dalla «Spontex». Le materie di studio vanno dalla stirologia tenuta dal Presidente dell'associazione Uomini casalinghi Fiorenzo Bresciani & amp;nbsp;all'epistemologia del bucato, fino alla «home fitness»: come passare l'aspirapolvere e fare un buon esercizio fisico.
Dovremmo parteciparvi in massa. Perché la casalinghitudine sarà pure un valore, ma non può essere un talento innato. Si può avere attitudine al ferro da stiro? O al piumino della polvere? Tutt'al più si studia, ci si applica…
Ma nessuna nasce con l'istinto della casalinga nel dna. Perciò è il caso che gli uomini si armino di pazienza. In fondo è questione di tempo: tra meno di un lustro ci saranno perfette curatrici domestiche con attestato. Se nel frattempo vogliono dare una mano, non sarà un'invasione di campo a sconvolgerci. A loro la scelta del territorio: la spesa magari (non del salumaio, ma dei detersivi e dell'acqua: per certi pesi occorre uno scatto di muscoli). Oppure la cucina, ma a condizione che sia un lavoro completo: dal soffritto al riassetto.

< FONT color=#800000 size=1>La Gazzetta del Mezzogiorno

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