Le origini del ‘rifiuto giudiziario' del Condiviso ” Parte I: il mantenimento diretto

Dove collocare nel tempo le origini del rifiuto del Condiviso da parte dei magistrati ? Come risalire alla volontà ” perché di volontà si tratta ” di ostacolare l'affermazione pratica della Riforma ? E ancora: la Magistratura dibatteva, prima della sua entrata in vigore, della nuova legge ? E' vero che l'Associazione Nazionale Magistrati ha cercato di fare (indebita) pressione sul Legislatore per favorire un “indirizzo” per nulla pragmatico della nuova norma? Grazie ai prodigi della nostra macchina del tempo, possiamo fornire risposte documentate sull'argomento. Infatti, siamo riusciti a tornare indietro di qualche anno, proprio nel periodo in cui tra i giudici era più accesa la discussione sui futuri cambiamenti in fatto di separazioni.

 Vi riportiamo al Convegno del 3 giugno 2003 (Residence di Ripetta ” Roma), in cui l'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) dibatteva in materia di “Viaggio nei processi di separazione e di divorzio. Come attuare un processo ragionevole“.

Gli atti del convegno dicono che a quel tempo esisteva “…un CAOS nella interpretazione ed applicazione della legge, ed anche per certi aspetti la mancanza di norme utili a risolvere problemi che si presentano ricorrentemente nella pratica dei processi. La situazione è sconcertante e ci impone una riflessione comune anche sulla regolamentazione dei rapporti patrimoniali e sulla necessità di cercare criteri più certi ai quali possano riferirsi gli avvocati prima, ed i giudici poi, quando devono decidere la ‘sorte economica', ed a volte esistenziale, della famiglia in crisi“. Attualmente i ‘poveri coniugi' ed i ‘poveri figli' sono in balia della discrezionalità, a volte del sentimento o anche dell'arbitrio del giudice, proprio quando la famiglia entra nei palazzi di giustizia alla ricerca di qualcuno, al di sopra delle parti, che componga un conflitto….”. La relazione proseguiva con un: “QUALI LE RAGIONI DEL CAOS ? Crediamo che ci sia un'altra ragione della regolamentazione dei rapporti familiari….

Interveniamo in un campo in cui non si parla solo di soldi, come nella maggior parte delle cause che conosce il giudice civile, ma dove i soldi si intrecciano con le emozioni, con i sentimenti, con la psicologia delle persone, con la sofferenza. Gestiamo, insieme, denaro ed affetti; gestiamo un microcosmo familiare in cui sono di diversa natura le regole che lo muovono. Per tali motivi la famiglia in crisi, oggi più che mai, necessita di un giudice specializzato, poco importa dove lo vogliamo collocare, di idonee strutture esterne di cui ci si possa agevolmente e tempestivamente servire, di una nuova cultura diffusa, oltre che di nuove norme giuridiche.

Norme che difficilmente potranno prevedere e risolvere tutti gli aspetti problematici di quella complessa vicenda umana che è la famiglia; soprattutto se non terranno conto delle reali esigenze di tutti i componenti della nuova famiglia, in cui …… il padre, sempre più spesso, vuole conciliare il suo ruolo di esclusivo o principale produttore del reddito familiare con il desiderio di essere più presente nella crescita dei suoi figli; i figli, che sempre più vogliono la presenza dei 2 genitori……… Interventi frammentari, che si dovessero innestare sull'impianto legislativo, inevitabilmente si porranno in contrasto con lo spirito complessivo della legge, creando nuovi problemi.………Ci auguriamo tutti che i vari progetti di legge in cantiere approdino ad una disciplina armonica degli interessi e delle aspirazioni di entrambi i coniugi e dei figli, tenendo conto del nuovo modello di famiglia che si sta ormai ben delineando……“.

Fin qui niente da dire, siamo di fronte a dichiarazioni di intenti che avrebbero fatto sognare qualunque genitore. Ma nel prosieguo della relazione comincia a venir fuori la “prevenzione culturale” che ancora oggi dà il tormento alle famiglie separate italiane e crea nuove sacche di povertà. “…Il problema dell'assegno di mantenimento c'è, è grave, e favorisce la conflittualità il fatto di non avere criteri di liquidazione certi. E ci sarà anche in futuro, anche nell'ipotesi in cui vadano in porto i progetti di legge sul mantenimento diretto dei figli a seguito dell' affidamento condiviso.Infatti, si dovrà ritornare all'assegno, e dunque al mantenimento indiretto, se l'affidamento condiviso non funziona in concreto.

Non c'è che dire, questa è una ” dichiarazione di guerra” alla nuova legge, ed è la testimonianza del fatto che, già tre anni prima dell'entrata in vigore della L. 54/2006, in questo convegno, organizzato da magistrati per i magistrati, si era deciso di metterne fortemente in dubbio la sua applicazione. Questa “dichiarazione di intenzione”, come è noto, è suffragata dai fatti giudiziari degli anni a seguire. Il magistrato relatore prosegue “……Nella relazione al progetto di legge n. 66 del 30.5.2001 (la futura L. 54/2006, ndr), si dà atto di studi in corso per approntare apposite tabelle elaborate su base ISTAT, da utilizzare in mancanza di accordo diretto sull'assegno di mantenimento, al fine di ottenere stime oggettive, uniformi, prevedibili (Maglietta M. et altri Atti del Convegno ‘Le politiche sociali in Toscana' – Siena, 16.2.2001).

Quindi si parla proprio del nascente affidamento condiviso, senza alcun dubbio. E ancora: “………Al legislatore che si accinge a dare nuove regole alla nuova famiglia un invito a considerare: – che le norme…….., prescindendo dai mutevoli interessi di singole categorie, devono contenere precetti astratti,……”. Ecco l'invito all' “indirizzo legislativo”, da parte dell'ANM, volto all'affermazione di una legge di soli principi. Ed è proprio quello che è successo.

Il giudice relatore, infine, chiosa aulicamente”…A noi tutti cittadini, compresi mogli, mariti e figli, voglio rivolgere un affettuoso invito a recuperare il senso della responsabilità ed il senso dei valori, ricordando a tutti noi che ‘Il diritto riflette ma non determina il valore morale di una società…. Tanto peggiore sarà la società tanto più diritto vi sarà. Nell'Inferno non vi sarà altro che diritto, e le garanzie processuali verranno osservate meticolosamente' (Holmes)”. Non c'è che dire, questa previsione, in materia di famiglia e separazioni, l'ha azzeccata in pieno. Oggi neanche l'”eccesso di diritto” riesce a risolvere le cose. E laddove non basta il diritto a creare problemi, arrivano i giudici.

Fonte: www.adiantum.it

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