LE TRAPPOLE NASCOSTE DEI VOUCHER IN AGRICOLTURA E NEL LAVORO DOMESTICO

“La diffusione dei voucher, come pagamento delle retribuzioni, rischia di cancellare i diritti previdenziali dei lavoratori” Lo afferma Luigina De Santis, responsabile della Previdenza nel il Collegio di Presidenza dell'INCA nell'ultimo numero di “Esperienze” mensile dell'INCA CGIL.



De Santis sostiene “Prosegue, in Europa, la precarizzazione del lavoro. Nel 2007, secondo una ricerca della Confederazione europea dei sindacati (“I lavori precari in Europa”), erano circa 37 milioni i lavoratori e le lavoratrici con contratti di lavoro atipici, a tempo determinato, senza tutele e, a volte, senza versamenti contributivi. Negli ultimi anni si è verificata una crescita vorticosa della precarietà del lavoro: nel 2000, queste tipologie di lavoro interessavano circa 25 milioni di lavoratori. L'incremento registrato in 12 anni, dunque, è stato del 12,6%.

In questa scia si collocano le scelte del governo Berlusconi, impegnato a diffondere i “voucher”, dopo una prima sperimentazione effettuata in agricoltura, in occasione della vendemmia 2008 e riservata a studenti sotto i 25 anni ed a pensionati ormai fuori dal mercato del lavoro.

La diffusione dei voucher è oggi promossa anche in altri settori, tra cui il lavoro domestico. La legge del 6 Agosto 2008 n.133 di conversione del decreto legge n. 112/2008, introducendo modifiche al d.lgs 276/2003, ha esteso l'utilizzo delle “prestazioni accessorie” ( attività lavorative di natura occasionale) al lavoro domestico, al lavoro di giardinaggio, pulizia e manutenzione di edifici, strade, parchi e monumenti, all'insegnamento privato supplementare, al lavoro per manifestazioni sportive, culturali o caritatevoli o di lavori di emergenza o di solidarietà, alle attività agricole di carattere stagionale svolte da pensionati e da giovani regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l'università o un istituto scolastico di ogni ordine e grado, al lavoro di consegna porta a porta e di vendita ambulante di stampa quotidiana e periodica..”.

Il datore di lavoro può utilizzare prestazioni di lavoro occasionale nel limite di un tetto di spesa pari ad euro 10 mila all'anno. Per il lavoratore, l'attività di natura occasionale non può dare compensi superiori a 5000 euro per ciascun anno, in riferimento ad ogni committente.

Il compenso, attraverso voucher, è esente da imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupazione della persona che svolge il lavoro e prevede una copertura previdenziale e assicurativa minima, non dando diritto a nessuna prestazione di malattia, maternità, disoccupazione né ad assegni familiari. Il valore nominale di un voucher è fissato in 10 euro, comprensivo della contribuzione relativa alla Gestione separata Inps (13%), contribuzione che verrà accreditata sulle posizioni individuali dei lavoratori; alla quota Inail (7%); alla gestione del servizio ( 5%).

Il corrispettivo netto della prestazione, in favore del lavoratore, è pari a euro 7.50 orari. Le procedure da seguire non sono semplici: il lavoratore si deve registrare, tramite internet, al sito Inps, oppure presso le sedi territoriali dell'Istituto. Lo stesso obbligo esiste per il datore di lavoro che potrà ritirare il voucher cartaceo presso l'INPS. A sua volta, il lavoratore potrà cambiarlo presso l'ufficio postale.

L'obiettivo dichiarato dal Ministero del lavoro, in occasione della vendemmia 2008, era quello di semplificare il rapporto di lavoro per le prestazioni di breve durata effettuate da pensionati e studenti. L'ambizione è diventata più vasta, se si pensa che ora queste limitazioni non esistono più.

Già in agricoltura si ponevano problemi rilevanti, come sottolineato congiuntamente dalla Flai e dal patronato Inca, poiché con le nuove norme le giornate di lavoro retribuite con voucher non sono utili per acquisire il diritto alla disoccupazione agricola. Si potrebbe verificare che un lavoratore svolga attività per quattro datori di lavoro, per un importo complessivo lordo di 20.000 euro, senza conseguire diritti.

Con l'estensione effettiva del voucher ad altri settori, quindi, la marcia della precarizzazione continua. Il Ministero del Lavoro, nel febbraio 2009, ha chiarito le modalità di utilizzo del voucher per il lavoro domestico.

In questa occasione, lo stesso Inps, consapevole della larghissima diffusione del sommerso nel lavoro domestico, ha ribadito che il pagamento con il voucher può essere effettuato solo “per quelle attività, che per la loro natura occasionale e accessoria, fino ad oggi non sono assistite da alcuna tutela previdenziale e assicurativa. Quindi attività non riconducibili né a un rapporto di lavoro già disciplinato dalla legge (il rapporto di lavoro domestico, di cui alla legge 2 aprile 1958, n. 339 ha uno specifico obbligo assicurativo previsto dal D.P.R. 31 dicembre 1971, n. 1403) né a regolamentazioni contrattuali afferenti a tale ambito lavorativo (CCNL del 16 febbraio 2007).”

I lavoratori domestici, dunque, qualunque sia la durata delle prestazioni ( anche di un'ora alla settimana), sono da ritenersi a tutti gli effetti dipendenti. Pertanto, come ribadito anche dalla Filcams e dall'Inca in una circolare congiunta, il lavoro occasionale di tipo accessorio riguarda esclusivamente prestazioni svolte in modo meramente occasionale a carattere straordinario, o ricorrente di breve periodo, senza carattere di abitualità.

Il voucher si configura come uno strumento che può nascondere delle vere e proprie trappole. Per questo, l'azione di vigilanza e controllo sia dei delegati sindacali sia del patronato deve essere accurata per mettere in condizioni i lavoratori e le lavoratrici di essere a conoscenza delle gravi conseguenze che un uso improprio di questo strumento potrebbe arrecare, soprattutto in termini di perdita dei diritti previdenziali e pensionistici.”

Fonte: ITL/ITNET

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