Legambiente, le sette "magnifiche" proposte contro l'inquinamento

Corsie preferenziali, più trasporti pubblici e strade a pagamento: ogni mezzo è buono per abbattere un tasso di motorizzazione tra i più alti del mondo

Traffico e inquinamento nelle grandi città: Legambiente interviene con sette proposte che puntano a risolvere le più importanti criticità.
In un comunicato, l'associazione ambientalista riunisce le proposte con un riferimento cinematografico: i “magnifici 7″, intesi come interventi strutturali per combattere lo smog. Un elemento a cui si dà grande importanza è il disincentivo economico all'uso dell'auto, da attivarsi attarverso il “road pricing” londinese, il pedaggio sulle principali statali o una diversa politica di tarriffazione della sosta. Servono poi maggiori risorse a favore del trasporto pubblico: Legambiente propone una legge-obiettivo per la mobilità urbana, vincolando almeno un 25% della spesa nazionale per la realizzazione infrastrutture per il trasporto pubblico. E ancora, trasformare in corsia preferenziale almeno il 50% dei chilometri di rete di trasporto pubblico per le grandi città e il 20% dei piccoli centri.
Dedicare un'isola pedonale a ogni quartiere e prevedere la costruzione di piste ciclabili per promuovere la mobilità pulita. Una diversa pianificazione territoriale tra tutte le modalità di trasporto che punti di più sulla tecnologia, ad esempio quella satellitare, per informare i cittadini sulla situazione dei trasporti. Non solo mezzi pubblici tradizionali, ma anche strumenti “creativi”, già sperimentati con successo all'estero: car sharing, taxi collettivi e bus a chiamata.
“Misure indubbiamente coraggiose – spiega Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente – che però sono ormai necessarie per superare una volta per tutte l'emergenza che con puntualità svizzera attanaglia i centri urbani”. Il problema dei problemi è sempre l'altissima densità automobilistica che caratterizza l'Italia, uno dei Paesi più “motorizzati” del mondo: 56 automobili ogni 100 abitanti, che diventano 63 su 100 se si prendono in esame solo i capoluoghi di provincia.

Fonte:www.ageingsociety.com

Condividi questo articolo