Legge Biagi, le imprese ancora la vogliono

A scaldare il tema già caldo sono state le ultime dichiarazioni del segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni. “La nostra opinione è che la legge Biagi, così come la legge Treu, non hanno creato precarietà'. Dichiarazioni che fanno seguito a quelle del leader della Cgil secondo cui “la legislazione sul lavoro va ripensata e le leggi sul lavoro vanno riscritte.

 Bisogna raggiungere un punto di equità non scaricando tutti i rischi dell'impresa sul lavoro ” ha spiegato – una parte dei rischi va affrontata con gli strumenti pubblici, ammortizzatori sociali e altro, una parte compete alle imprese, un'altra ai lavoratori, altrimenti c'è un'asimmetria che alla lunga non conviene”.

Qual è però l'opinione che si registra proprio tra il mondo imprenditoriale? A dare una risposta è l'ultimo rapporto Mcs, società specializzata nella ricerca e selezione di personale parte del network internazionale Accord Group.
Ebbene, sette aziende su dieci sono disposte a sopportare costi un po' più elevati pur di mantenere i contratti flessibili previsti dalle legge Biagi sul mercato del lavoro. Il giudizio positivo sulla normativa è unanime (98%) e le imprese ritengono che abbia favorito la scoperta di talenti e l'inserimento di giovani laureati e persone senza occupazione.

Grandi preoccupazione desta, invece, secondo lo studio, l'ipotesi di una drastica revisione della normativa che potrebbe portare ad un rallentamento (86%) o addirittura ad una riduzione delle assunzioni (71%). Unanime anche il giudizio positivo espresso dai responsabili delle risorse umane sulla legge Biagi: il 76% la giudica molto positiva e il 22% abbastanza positiva.

Quali sono stati i maggiori benefici della normativa? Secondo le imprese ascoltate da MCS, soprattutto la scoperta di talenti (68%) e la possibilità di provare giovani laureati (63%), offrendo loro una esperienza pratica (58%). Altri aspetti positivi sono il reinserimento di persone di età maggiore rimaste senza impiego (47%) e, in generale, la maggiore flessibilità nella gestione delle risorse umane (45%).

Giudizi favorevoli vengono espressi, invece, su modifiche che mantengano la struttura attuale (52%), che si limitino ad eliminare le figure dello staff leasing o del job on call (17%), molto poco diffuse.

Fonte: Mia Economia

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