LINO

Il lino ti veste e ti cura

 

 

(LINUM USITATISSIMUM)

II Lino è una pianta erbacea annuale che produce un solo fusto alto anche un metro con una picco la radice fusiforme .Le foglie sono disposte alterne sul fusto ,quelle inferiori sono lanceolate le superiori sono lineari con apice acuminato e margine intero; nella pagina inferiore sono presenti tré nervature longitudinali. I fiori sono raccolti in infiorescenze a corimbo i singoli fiori hanno cinque petali ovali di colore azzurro. Il frutto è una capsula tondeggiante che contiene dieci semi di colore rossastro che, al contatto con l'acqua si gonfiano per la presenza di mucillagine. Le varietà spontanee vegetano in tutta l'Italia dal mare alla regione submontana ,nei luoghi aperti e soleggiati soprattutto nei terreni arenosi ; il Lino è coltivato per i suoi semi e per la produzione delle sue fibre da cui si ottiene quella tela fine e pregiata che nessun tessuto moderno è riuscito a superare. E' una pianta molto antica già filata all'Età della Pietra, in India simboleggia la luce. In Egitto usavano bende di lino per fasciare le mummie e i sacerdoti di Iside indossavano tuniche di Lino. Nel Vecchio Testamento è scritto che il Signore ordinò a Mosè: “Farai accostare i tuoi figlioli , li rivestirai con tuniche di Lino e li cingerai con la cintura. Saranno i miei sacerdoti per il culto perpetuo. Nella mitologia greca si racconta che la prima filatrice di Lino fu Aracne anche bravissima tessitrice e ricamatrice; infatti era l'artefice di splendidi arazzi che tutte le Ninfe andavano ad ammirare. Il Lino è segnalato come fibra e come medicamento in tutte le civiltà antiche. Ippocrate (V sec.a. C ) lo usava per curare la sciatica. Dioscoride (I sec. d. C) riconosceva al Lino le stesse proprietà del Fieno Greco. Anche Teofrasto nella sua Historia Plantarum parla delle virtù medicinali del seme di lino. Il Mattioli riferisce, nei suoi scritti, i diversi modi in cui veniva utilizzato nel Medio Evo. Nel Seicento era in voga l'acqua di Lino, Colbert riteneva che grazie alle sue proprietà, poteva godere di buona salute. Madame de Savignè, sempre preoccupata per la propria salute, lo usava come diuretico e depurativo sicura che facendo così non avrebbe mai avuto nefriti. Infine il buon abate Kneipp lo raccomandava per le gastriti,uretriti, cistiti e bronchiti. In fitoterapia si utilizzano i semi che, asciugati bene, si conservano in recipienti di vetro o di porcellana. Principi attivi: mucillagini, grassi, proteine, enzimi e tracceli derivati dell'acido cianidrico. Proprietà: emollienti antinfiammatorie, risolventi. I semi di Lino per il loro contenuto di mucillagine sono utilizzati nel trattamento domestico di molte affezioni. Il decotto è utile, come emolliente e antinfiammatorio, in tutti i disturbi dell'apparato digerente, respiratorio e urinario. Le mucillagini nell'intestino assorbendo acqua si rigonfiano e ne stimolano il funzionamento regolandolo in maniera efficace. I decotti di semi di Lino sono utili per le dermatosi , i pruriti, le scottature (anche solari ) e gli arrossamenti della gola. L'impiego più antico e più diffuso dei semi di Lino è quello dei cataplasmi preparati con la farina ottenuta dai semi per curare tossi catarrali e facilitare l'espettorazione. Uso interno come regolatore intestinale . Mettere la sera un cucchiaio di semi leggermente frantumati in un bicchiere di acqua e al mattino bere il tutto ,se si hanno problemi intestinali è meglio filtrare prima. Uso esterno per infiammazioni della pelle e delle mucose. Preparare un decotto con 2 g di semi in 100 mi di acqua. Fare lavaggi , gargarismi o impacchi. Cataplasma: far cuocere per qualche minuto 60 g di farina fresca in 250 mi di acqua fino ad ottenere una polentina, stenderla su un telo e applicarla sul petto coprendo con un panno di lana per mantenere a lungo il calore.

Uso cosmetico:

per un bagno emolliente e rinfrescante preparare un decotto con 40 g di semi molto freschi in 2 litri di acqua e versarlo nella vasca da bagno. Per concludere vorrei dire anche che la farina dei semi di Lino potrebbe essere un ottimo alimento per i diabetici perché contengono pochi glucidi.  Di Carolina Bosco Mastromarino

Fonte il giornale della providenza Anno 6 n°6-2004

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