Love&food: a San Valentino cucinare insieme può salvare la coppia (così dicono)

C’è chi si innamora a tavola e chi cerca nel partner il cuoco perfetto. Chi fra i fornelli esprime il meglio di sé e a colpi di tagliatelle fatte in casa e torte al cioccolato sbaraglia qualsiasi pretendente. E chi si lascia ammaliare dalla capacità dell’altro di creare pietanze perfette e gustose. Ancor meglio, poi, se si cucina in due, fianco a fianco: pare che le nuove frontiere della terapia di coppia – ma anche la lotta all’ansia e al disagio psicologico – passino per i fornelli. Ovviamente il tutto ha già un nome, naturalmente in inglese: l’hanno chiamata share-cooking therapy. Detto in parole semplici: cucinare insieme.

Se dunque si vuol davvero festeggiare San Valentino, non basta e forse non serve chiedere un prestito per cenare in un ristorante stellatissimo: bisogna mettersi al fornelli e cucinare insieme, et voilà, si risveglia la passione di coppia. Fra la mole di consigli che arrivano in occasione di questa giornata commerciale e commercializzata all’ennesima potenza fa capolino malizioso quello che invita a condividere i piaceri della tavola, perché mettere mano (anzi, quattro mani) alla pasta all’uovo o sciogliere il cioccolato per preparare un dolce aiuta a ritrovare il feeling e a rafforzare il legame sentimentale. Si sta vicini, si parla con meno filtri, si sperimenta la fantasia, si collabora per creare qualcosa. E poi si mangia, naturalmente. Ecco dunque un fiorire di esperti, di chef stellati e di sessuologi, spiegare le magnifiche proprietà della cucina di coppia, che permette di creare e comunicare, di ritrovare il dialogo messo ko dallo stress di tutti i giorni, dal lavoro e dalla pigrizia, di collaborare fianco a fianco e di tornare a toccarsi le mani anche se impiastrate di pasta.

La tendenza di questo San Valentino è quello di cucinare, mettersi a tavola e mangiare di gusto – come se negli altri giorni dell’anno non fosse cosa buona e giusta farlo, ma tant’è. Gli esperti consigliano alle coppie di cucinare insieme per riaccendere la passione, facendo manicaretti in casa piuttosto che andando in qualche ristorante stellato o in un centro benessere. Perché fra le mura domestiche è meglio? Perché le persone vivono meglio la  propria intimità, si sentono libere da occhi indiscreti e più a loro agio. C’è poi la colonna sonora della serata: sembra che le canzoni ascoltate all’inizio della relazione siano la scelta più azzeccata perché riportano alla magia di momenti felici, ma se non si ha una colonna sonora preferita vanno bene anche il jazz e la musica soft. E quali sono i principali benefici della “Share-Cooking Therapy? Dicono gli esperti: aiuta a far comunicare i partner (82%). Cucinare insieme permette di stimolare la fantasia e la creatività della coppia (74%), nonché di entrare in contatto fisico con il proprio partner durante la preparazione dei piatti (71%), permettendo a ‘lui’ e a ‘lei’ di vivere emozioni sopite (68%), come la spensieratezza di un momento di relax condiviso (62%) e la soddisfazione di condividere un dolce riuscito o un secondo prelibato mai realizzato prima (59%). Tutto questo alla fine rafforza il legame sentimentale (48%).

E se questa è la ricetta love&food degli esperti, la domanda nasce spontanea: cosa si deve cucinare? Quali pietanze sperimentare a quattro mani? I piatti vincenti secondo questo approccio sono la pasta in casa e gli antipasti creativi, i dolci a base di cioccolato, panna o crema chantilly, la dieta mediterranea piuttosto che i piatti troppo elaborati. Ancora: via libera a frutti di mare, fragole, cioccolato, carciofi, capperi, olive, asparagi e peperoni. Al bando invece fritture, insaccati e superalcolici – tutta roba troppo pesante che rischia di azzoppare il sex appeal. Non serve neanche rifugiarsi nell’esotico: basta inventare qualche creazione con peperoncino, zafferano, miele o pistacchi.

Per chi invece proprio non ce la fa a mettersi ai fornelli, c’è sempre il ristorante. Sempre gettonato, c’è da riconoscerlo: pare che il 77% degli italiani abbia dichiarato la sua intenzione di festeggiare San Valentino al ristorante. L’indagine è di TheFork, brand di TripAdvisor, app di prenotazione online di ristoranti fra le più usate in Europa, e sottolinea come per questa festa vada ancora forte la cena fuori, meglio se in una località suggestiva, meglio ancora se con una cucina ricercata (in pratica il contrario dei profeti della share-cooking therapy). Quasi la metà degli intervistati (41%) sceglierà una cucina di pesce, a cui seguono la cucina d’autore e quella creativa (rispettivamente al 21% e al 18% delle preferenze). Il valore aggiunto ricercato nel ristorante (quello che lo rende romantico) è soprattutto la location suggestiva  (53,5%) seguita dal menù dedicato all’occasione (19,5%).

Se il cibo è così centrale, e gli chef sono diventati delle vere rock star se non dei sex symbol, TheFork ci mette anche la domanda maliziosa: con chi vorrebbero cenare le italiane a San Valentino? Sorpresa: al primo posto si piazza Antonino Cannavacciuolo, fra l’altro protagonista di Master Chef e della promozione del gorgonzola, indicato dal 17,4% delle intervistate; seguono Chef Rubio e Franco Noriega, ma si quotano bene anche Simone Rugiati, Carlo Cracco e Alessandro Borghese. Il sondaggio non chiarisce però un quesito fondamentale: a tavola con lo chef solo se cucina lui? O se garantisce un’ospitata nel suo ristorante stellato? Perché se qualche volta cucinare a quattro mani può salvare il feeling fra i partner (gli esperti della terapia di coppia non indicano chiaramente cosa accade se i due hanno gusti diversi e idee divergenti sull’uso del pentolame) sembra davvero impossibile pensare a una cucina condivisa a quattro mani con gli chef stellati. Quale Cracco vi permetterebbe mai di sfilettare un pesce senza guardarvi di traverso perché l’avete fatto a brandelli?

 

@sabrybergamini

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