L'UNIONE CONSUMATORI: DA DOVE VIENE IL VINO DA TAVOLA?

“Da quasi vent'anni si attende un decreto del ministero dell'agricoltura” Nel 1985 molte persone morirono o diventarono cieche per aver bevuto vino addizionato da criminali con alcol metilico allo scopo di elevarne il grado alcolico.


L'immagine, le esportazioni e i consumi di vino italiano subirono un tracollo pauroso e l'anno dopo fu emanata in fretta e furia la legge n. 462/1986 contro le sofisticazioni alimentari, subito ribattezzata la legge del “dopo metanolo”.

L'articolo 8/ter imponeva di dichiarare sulle etichette dei vini da tavola il nome delle uve usate per la vinificazione e la zona di produzione delle uve stesse.

A distanza di quasi vent'anni ancora si attende il decreto del ministero dell'Agricoltura che doveva disciplinare nei dettagli questo obbligo, utile per la trasparenza delle cessioni e dei “giri” delle partite di vino che viaggiano da un posto all'altro e che vengono aggiustate, manipolate, eccetera.

Non solo, ma nella nuova legge sul riordinamento delle classificazioni dei vini del 1994 non è stata ammessa la denominazione “vino da tavola di…” seguita dal Comune in cui sono state raccolte le uve; in mancanza dell'indicazione della zona di produzione, che è sempre un'informazione utile per il consumatore, il produttore o l'imbottigliatore non hanno più la possibilità di dichiarare in etichetta le uve da cui è stato ricavato il vino e soprattutto l'annata di produzione, che per il consumatore è utilissima, in particolare sui vini bianchi.

La vicenda è molto strana perché la stessa Unione europea, che ormai scrive tutte le norme sui vini, con il Regolamento n. 753/2002 ha imposto di riportare in etichetta l'indicazione di provenienza del vino da tavola, se si tratta di vino estero imbottigliato in Italia, in modo che il consumatore ne possa conoscere l'origine.
Queste sono le menzioni in etichetta:

Se il vino proviene da un Paese comunitario o extracomunitario deve indicare lo Stato di origine con un'apposita menzione (per esempio, “vino cileno” o “prodotto in Francia” oppure semplicemente “Francia”).

Se le uve sono state raccolte in uno Stato e vinificate in un altro, la menzione obbligatoria è “vino ottenuto in … da uve raccolte in …”.

Se si tratta di una miscela di vini comunitari, la menzione è “melange di vini di diversi Paesi della Comunità Europea”.

Se si tratta di una miscela di vini provenienti da Paesi terzi, l'indicazione in etichetta è “miscela di vini di diversi Paesi non appartenenti alla Comunità europea”.

Infine, nel caso di miscela di vini comunitari ed extracomunitari, la menzione è “miscela di vini di …”.

Fonte: www.greenplanet.net/modules.php?op=modload&name= News&file=article&sid=12229

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