Mamme, attenzione: finirete depresse se il papà si occupa troppo dei figli

Il fenomeno dei padri che vogliono gestire direttamente i banbini è molto diffuso negli States, ma i casi sono frequenti anche nel nostro Paese. In America li chiamano “mom-blocker”. E gli psichiatri lanciano allarme: se lui fa il “mammo” per la coppia la crisi è dietro l'angolo.

Sarà che l'estate è capace, per sua natura, di portare letteralmente “alla luce del sole” certe tendenze che, almeno in Italia, non sono ancora così vistose e note al grande pubblico. Ma sempre più spesso, anche in spiaggia, capita di assistere a scene che ripercorrono la stessa, medesima sceneggiatura: “mammi”, ovvero papa in versione esageratamente materna, si occupano personalmente dei propri bambini, provvedendo a pappe e a cambi di pannolino, cullandoli per farli addormentare e controllandoli ovunque con scrupolosa maniacalità. E le mamme? Diciamolo subito: non sempre gioiscono di questa inedita “iper presenza” maschile, che facilmente cede all'invadenza. Spesso, anzi, donne impreparate a una simile confusione di ruoli rimangono, loro malgrado, sullo sfondo, minate psicologicamente nel proprio ruolo tradizionale di “allevatrici di bimbi”. E soffrono silenziosamente, sentendosi dapprima emarginate dal loro naturale ruolo di madre, appunto, per poi iniziare progressivamente a lamentare un rapporto insoddisfacente con i figli stessi. Risultato? Aumentano le mamme depresse e le coppie in crisi.

«Signore, occhio ai “super papa”!»

Negli Stati Uniti il fenomeno ha già un nome specifico. Gli alpha-dad (“padre alfa”), detti anche mom-blocker, ovvero “bloccatori matemi”, sono quei papà iper dominanti che esagerano nel coordinare, in maniera quasi dittatoriale, le attività della famiglia, e arrivando a gestire personalmente, in modo esclusivo, anche tutte le decisioni riguardanti i figli. «Il fenomeno negli Usa è dirompente», ha confermato lo psichiatra Alessandro Meluzzi, «ma è presente anche da noi e bisogna stare molto attenti». Il problema, infatti, è che i super papà estromettono quasi completamente la mamma dalla direzione familiare, talvolta rischiando anche di diventare SAH-dad(dalla definizione inglese “stay-at-home dad”), ovvero un vero e proprio casalingo. Nell'accezione più deviata, però; quella di chi mira a fare della casa un nuovo territorio di dominio. E chi meglio del presidente dell'Associazione casalinghi italiani,Fiorenzo Bresciani, può offrirci un parere autorevole a proposito?

I casalinghi: «Donne, collaboriamo!»

«Noi non vogliamo assolutamente alcuna battaglia. Il nostro obiettivo è quello della collaborazione. La famiglia, noi ne siamo convinti, rimane il nucleo fondante della società; Noi, dunque, aiutiamo chi sente la vocazione verso gli impegni domestici, e verso la cura dei bambini, a inserirsi in questo nuovo ruolo in modo corretto, iniziando proprio dalle cose più pratiche», chiarisce il presidente. E precisa oltre la posizione dei casalinghi italiani in questo modo: «Noi ci posizioniamo contro un modello sociale che vuole assolutamente l'uomo virile, lontano e indifferente a tutte le questioni riguardanti la casa e la cura concreta della prole. Del resto, cosi come la donna si è inserita via via sempre meglio nel tessuto sociale e lavorativo, allo stesso modo auspichiamo un'applicazione di uguale intensità dell'uomo all'interno della casa, intesa come territorio tradizionalmente di competenza della donna. Non si tratta dunque solo di una vocazione, ma di un'esigenza, per colmare magari gli spazi vuoti lasciati, tra le mura domestiche, dalla donna “in carriera”». Parole ben equilibrate, che si rivelano in perfetta sintonia con la posizione del suo & lt;I>alter ego femminile, in Italia.

Le casalinghe: «omettivi condivìsi»

Si tratta di Tina Leonzi, presidente nazionale di Mo.i.ca., il movimento italiano casalinghe. «Noi, dalla nostra, siamo contente di condividere con gli uomini un obiettivo, che e quello della gestione di un vero e proprio lavoro, che noi definiamo polemicamente “invisibile” (perché generalmente non considerato nemmeno un lavoro), che è quello delle mansioni e delle attività casalinghe. Ma in Italia, perlomeno al momento, non abbiamo dati significativi che ci allarmino su un eccessivo sconfinamento dell'uomo che diventa patologicamente “mammo”, scalzando la donna dal ruolo che, direi geneticamente, le è proprio», così ci tranquillizza la maggiore esponente della categoria delle casalinghe del Belpaese. Per poi aggiungere: «Per mantenere il giusto equilibrio, in un regime virtuoso di collaborazione, intanto è indispensabile la fiducia reciproca. La donna deve fare in modo che questa degenerazione non accada, stabilendo subito regole chiare ed esplicite, e magari ricorrendo anche a rotazioni nello svolgimento delle attività e degli impegni domestici».

“Ma i ruoli non sono interscambiabilii”

è possibile, proviamo a insinuare, che si tratti di una sorta di “vendetta” dell'uomo, intaccato oggi dalla donna in campo professionale? «Intanto: le funzioni sono interscambiabili, ma i ruoli no», premette Tina Leonzi, «la donna rimane la mamma, e l'uomo il papà. E non credo», liquida così il nostro dubbio la rappresentante delle casalinghe, «che si tratti di vendetta. Piuttosto, penso si tratti più di una necessità, nell'uomo, di sopperire alla presenza meno assidua e costante, in casa, della donna». Eppure, la Provincia di Reggio Emilia ha recentemente comunicato che, da settembre, negli ospedali dell'hinterland sarà distribuito a tutti i neogenitori un opuscolo informativo, intitolato Cara mamma, caro papà, sui cosiddetti “congedi parentali”. Ovvero sulla possibilità, sia per la mamma che per il papà, di godere di giorni di permesso dal lavoro, parzialmente retribuiti, per assistere il proprio bambino nei primi anni di vita. La legge 53 del 2000, per la prima volta, ha infatti introdotto il congedo parentale come diritto di entrambi i genitori, cercando così di favorire e produrre un'evoluzione culturale consistente nella promozione della “genitorialità condivisa” e nella equa ripartizione, nella relazione di coppia, degli impegni di cura tra padre e madre.

Il problema, a quanto pare, è che, come recita il comunicato della Provincia, «a distanza di ormai otto anni dall'entrata in vigore di tali norme, molte di queste non sono conosciute, e in gran parte non sono totalmente applicate. Oltre alla non conoscenza, vi è un elemento di ulteriore difficoltà riguardante il principio culturale del concetto di genitorialità condivisa, che purtroppo non è ancora molto diffuso». Dunque, sembra che in Italia siano in atto dinamiche opposte. Da una parte, per un pro- blema culturale evidente, ancora si pensa che la cura dei figli sia del tutto “cosa da mamme”. E questa parrebbe la tendenza preponderante, visto che si è dovuti ricorrere addirittura a una legge, per combatterla. Senza risultati significativi, stando ai risultati e all'iniziativa della Provincia di Reggio Emilia. Dall'altra, però, in maniera embrionale ma sempre più in crescita, si evidenzia un atteggiamento di segno opposto. Con gli uomini che diventano veri e propri “mammi” capaci di emarginare le donne, fino a creare in loro scompensi psicologici di varia gravita.

I preziosi consigli degli esperti

Un problema che, per ora, viene segnalato più che altro dagli specialisti della psiche e dei comportamenti, ovvero da psicologi e psichiatri. Ma le ragioni potrebbero essere più sfumate di quanto si pensi. «Da quando anche la donna “porta i pantaloni”», ci spiega la psicologa Barbara Albanesi di Treviglio, «ovvero da quando il “gentil sesso” ha guadagnato spazio proprio negli ambiti, perlopiù lavorativi e professionali, che l'uomo riteneva territorio proprio, l'uomo stesso, quasi per rivalsa e per spostare nuovamente a proprio favore l'asse uomo-donna, ha voluto competere con la donna in un campo, quello domestico e familiare, che tradizionalmente è appannaggio femminile». Ma è ancora lo psichiatra Alessandro Meluzzi a indicare una via pratica, alle donne, per combattere il fenomeno già alle sue prime avvisaglie: «Cambiare le tende e lavare piatti non devono diventare mai un compito esclusivamente maschile», avverte. E una possibile controffensiva delle moglie? «Lasciate andare il vostro uomo alla partita di pallone, anche se questo vi costringe a stare sole la domenica», suggerisce Meluzzi. Perché come si suoi dire: meglio sole, che… “mom-blocker” accompagnate.

Raffaele Vincenza

Milano – Agosto 2008

Tratto da: VEROn° 35 del 30 agosto 2008

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