Meno tasse sulla casa, i due poli a confronto

Diminuire la pressione fiscale sugli immobili, rivedere radicalmente la struttura dell'Ici, introdurre una tassazione separata sui redditi da locazione ed estendere i contratti concordati su tutto il territorio nazionale.


Queste le richieste del Coordinamento dei proprietari immobiliari, costituito dalle sigle della piccola proprietà edilizia, sulle quali sono stati chiamati a confrontarsi gli esponenti delle due coalizioni più attenti alle problematiche del settore, in un interessante dibattito sulla politica della casa in vista delle elezioni del 9 aprile: da un lato il vice ministro alle Infrastrutture con delega alle politiche abitative Ugo Martinat, dall'altro Alfredo Sandri, responsabile del settore casa del Gruppo D.S. della Camera.

Da oltre un ventennio – denunciano Arpe-Federproprietà, Asppi, Confappi, Uppi – manca nel nostro Paese un'organica politica della casa e le tensioni sociali sono destinate ad aggravarsi se si continuerà a ricorrere a provvedimenti episodici e improvvisati.

In primis l'insostenibile pressione fiscale, unanimemente riconosciuta la principale causa della lievitazione dei canoni di locazione. La Finanziaria dello scorso anno ha aggravato la situazione prevedendo sia pure per zone limitate la revisione delle rendite catastali per portarle ai valori correnti di mercato. Se poi dovesse approdare in porto la riforma del catasto con il passaggio agli enti locali, i proprietari temono che le rendite verrebbero progressivamente innalzate per adeguarle ai valori di mercato. Ciò significherebbe che tra Ici e Irpef la casa data in locazione verrebbe ad esser tassata in misura superiore al ricavato, senza considerare gli oneri di manutenzione straordinaria e altri balzelli vari.

Per questo è necessario ripensare radicalmente l'imposizione fiscale sulla casa, con alcune misure concrete: introdurre una tassazione separata sui redditi da locazione pari al 12,50%, come già avviene per altre forme di investimento; trasformare l& apos;Ici da imposta patrimoniale a imposta sui servizi che verrebbe così ad esser pagata non più solo dai proprietari ma anche dagli inquilini; estendere i benefici fiscali sui contratti concordati su tutto il territorio nazionale e non solo nei comuni ad alta tensione abitativa.

Su quest'ultimo punto, i piccoli proprietari denunciano il sostanziale fallimento del canale concordato introdotto dalla legge 431 del 1998. La causa va trovata nello scarso incentivo per i proprietari a concedere in affitto a canoni più bassi. Una soluzione potrebbe essere quella di azzerare o comunque ridurre fortemente l'ici sui contratti a canone concordato.

In parallelo occorre favorire attraverso forme di partenariato tra pubblico e privato la realizzazione di alloggi in locazione a canone moderato per quelle famiglie a reddito medio-basso che non hanno i requisiti per accedere all'edilizia residenziale pubblica.

Tra le altre proposte emerse dall'iniziativa, l'incremento del Fondo nazionale di sostegno all'affitto in modo da soddisfare almeno il 70% del fabbisogno rilevato dalle Regioni: dagli attuali 217 milioni previsti dalla Finanziaria 2006 a 500 milioni di euro annui.
Da ultimo, i piccoli proprietari chiedono di elevare la detrazione degli interessi passivi sul mutuo per l'acquisto della prima casa a 7200 euro.

Le reazioni dei due esponenti politici alle proposte dei proprietari hanno evidenziato una sostanziale differenza nel modo di intendere il problema casa da parte delle due coalizioni che può essere sintetizzata, come ha rilevato il moderatore del confronto, il giornalista del Sole 24 ore Saverio Fossati, in questa formula: se il centrodestra punta a estendere la percentuale di proprietari di casa, ad esempio attraverso il piano Brunetta che prevede la cessione degli alloggi popolari agli inquilini, il centrosinistra si pone invece l'obiettivo di agevolare l'accesso all'affitto specie per le fasce sociali a reddito basso o medio-basso, in modo anche da facilitare la mobilità sul territorio nazionale per esigenze di lavoro.
Totale convergenza invece sulla necessità di alleviare il peso fiscale sulla locazione con l'introduzione di un'imposta secca del 12,5%.

Andrea Grechi

Fonte: Mia Economia

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