Mozzarella di bufala Dop, il Test-Salvagente: nella certificazione troppi conflitti di interesse a scapito del consumatore

L’Italia è tra i Paesi con il maggior numero di prodotti certificati (Dop, Doc, Igp e non solo). Ma come funziona il sistema delle certificazioni? La risposta non è molto confortante: in alcuni casi c’è un legame stretto (e illecito) tra i controllori e i controllati. E’ quello che è emerso dall’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere per la filiera della mozzarella di bufala campana Dop. Il Test-Salvagente ha cercato di fare luce sulla vicenda intervistando alcuni protagonisti dell’intreccio

L’inchiesta delinea un intreccio incestuoso tra i controllati – i caseifici e gli allevatori della filiera della mozzarella di bufala campana Dop –  e i controllori, l’ente di certificazione Csqa. In mezzo ci sono alcuni dirigenti dell’Icqrf, l’Ispettorato repressione e frodi del ministero delle Politiche agricole (Mipaaf), che invece di reprimere le frodi e tutelare il consumatore avrebbero giocato dall’altra parte del campo.

Il succo della vicenda è questo: un’azienda che vuole produrre prodotti certificati o a denominazione (come le Dop, le Doc o le Igp) deve rispettare un disciplinare di produzione e il suo impegno è validato da un organismo di certificazione, a sua volta riconosciuto a livello nazionale da Accredia e controllato dall’Icqrf.

La certificazione e le ispezioni però si pagano, e di fatto esiste un conflitto di interesse “istituzionale”: il controllato paga il controllore per farsi certificare. Questo mette in ombra l’affidabilità del sistema e questo problema è stato più volte sollevato, anche a livello ministeriale, per individuare una soluzione che garantisca la terzietà e l’indipendenza delle certificazioni.

Nel caso della mozzarella di bufala il disciplinare della Dopprevede che ci sia almeno una verifica all’anno nei caseifici “senza preavviso”. Ma gli atti dell’inchiesta raccontano che i titolari dei caseifici, in alcuni casi anche gli allevatori, venivano avvertiti per tempo dai tecnici del Csqa in modo tale, ad esempio, da “concordare la documentazione: l’analisi sul latte e i dati produttivi dell’azienda”.

I forestali del Naf, il Nucleo agroalimentare e forestale, di Roma e del comando provinciale di Caserta, attraverso le intercettazioni telefoniche e i riscontri tramite le localizzazioni Gps, sono riusciti a ricostruire la rete di connivenze che potrebbe aver messo in serio dubbio la qualità stessa della mozzarella di bufala Dop.

In attesa del pronunciamento del gip e al di là delle ipotesi di reato, resta una domanda di fondo: un sistema di certificazione fondato sul conflitto di interessi può garantire la qualità al consumatore? Noi continuiamo ad avere seri dubbi.

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