NESTLè FA IL CAFFè EQUO, MA L'ITALIA SI RIFIUTA DI CERTIFICARLO

La multinazionale si butta sul fair trade e produce Partner's Blend. Le organizzazioni dell'equo solidale in agitazione

Si chiama Partner's Blend, miscela della cooperativa, ed è il primo caffé equosolidale della Nestlé.
Una miscela forte, che fa innervosire la rete del commercio fair trade, quello che rispetta l'ambiente e i lavoratori del sud del mondo. Un rispetto che la multinazionale svizzera del cioccolato, accusano, non ha mai dimostrato.
La loro denuncia si riassume così: come è possibile che una delle multinazionali più boicottate e senza scrupoli del mondo possa vantarsi, ora, di prendere a cuore le sorti dei piccoli produttori, garantendo loro profitti adeguati per sopravvivere?.

La Nestlé in verità non fa mistero delle sue mire e spiega senza sentimentalismi: vi sono sempre più consumatori che cercano prodotti eticamente corretti, e noi ci siamo semplicemente adeguati.
«Monitoriamo da vicino le tendenze», aggiunge Fiona Kendrick, capo della divisione bevande della multinazionale. I prodotti dei contadini colombiani fanno tendenza, insomma.

Il caffé solubile Partner's Blend sarà prodotto con chicchi di arabica d'alta qualità provenienti dall'Etiopia e da El Salvador. Il prezzo, quello, sarà leggermente più alto del solito Nescafé pronto all'uso, ma l'azienda non vuole rivelare qual è la percentuale determinata dalla politica del commercio equo.

Ad ogni modo, il via libera a Partner's Blend lo ha dato proprio una organizzazione di commercio equo, l'inglese Fairtrade Foundation, associazione che garantisce salari minimi accettabili per gli agricoltori delle zone povere del mondo, ma che ha il solo potere di certificare i prodotti, non certo l'intera filiera produttiva (agricoltore, importatore, rivenditore).
Ecco perché, per le associazioni “eque”, Nestlé starebbe mostrando il timbro della Fairtrade Foundation tentando di cambiare la pessima fama che si era costruita tra una parte dei consumatori e lanciando invece l'immagine di una multinazionale sensibile all'ambiente e alla felicità dei contadini.

«La situazione è grave perché adesso la multinazionale, con i ricchi potenti mezzi di comunicazione, convincerà la gente che sta cambiando rotta e finalmente rispetta le condizioni dei lavoratori», si arrabbia Gaga Pignatelli, presidente della Agices, l'Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale, che raccoglie la quasi totalità degli importatori e commercianti di categoria.
Sì, perché oramai lo sanno tutti che la Nestlé è al centro di pesanti boicottaggi internazionali perché, contravvenendo alle direttive dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, promuove il proprio latte in polvere a detrimento dell'allattamento materno, specialmente in Africa.
La posizione della Agices è chiara: «Riconoscere a un prodotto Nestlé di far parte di questo mondo vuol dire mettere sotto silenzio le proteste dei sindacati colombiani che stanno denunciando le condizioni di lavoro nelle filiali colombiane delle multinazionali Coca Cola e Nestlé».

Una cosa chiara l'ha decisa Transfair Italia, rappresentante italiana della Fairtrade Foundation: nel nostro Paese il caffé solubile Partner's Blend non riceverà il marchio di prodotto equo solidale.
«Lo possiamo fare perché c'è un accordo internazionale che va in tal senso: ogni prodotto che entra in Italia e vuole essere riconosciuto come equo solidale deve ricevere da noi il via libera» dice il vicepresidente Carlo Testini. «Noi di Transfair», prosegue, «non daremo questa certificazione al Partner's Blend della Nestlé».
Che comunque si venderà in tutti i supermercati. Furiosi anche i commercianti raccolti nell'Associazione Botteghe del Mondo: «chiediamo a Flo – la Fairtrade Labelling Organizations – di sospendere cautelativamente l'inglese Fairtrade Foundation dal proprio organismo» per aver concesso l'agognato marchio a Nestlé.

Ma la Fairtrade Foundation si difende. Harriet Lamb, la direttrice, considera «un traguardo immenso» il fatto che una delle quattro multinazionali del caffé (le altre sono Kraft Food Inc., Procter & Gamble Co. e Sara Lee Corp.) si sia buttata sul commercio attento ai lavoratori e alla qualità del prodotto.
Pare una coincidenza, ma non lo è: a partire da oggi fino al 16 ottobre Rieti ospiterà l'Assemblea Generale del commercio equo italiano.

Pignatelli anticipa: «Naturalmente inseriremo il nuovo caffé corretto della Nestlé all'ordine del giorno. E cercheremo di sensibilizzare i clienti dei nostri negozi perché non vengano tratti in inganno dalla nuova pubblicità politically correct della multinazionale svizzera».

Fonte: http://www.greenplanet.net

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