Nidi famiglia, quando accudire il proprio bambino (e non solo) diventa un lavoro

Accudire il pargolo o rimettersi in gioco lavorativamente. E' il dilemma di fronte al quale ogni neo mamma si è trovata dopo la nascita del proprio bambino. Da qualche anno risolverlo è più semplice perché si sta diffondendo anche nel nostro Paese un'attività capace di coniugare il legittimo desiderio di realizzarsi professionalmente a quello di seguire la crescita del proprio bambino. Di importazione Nord Europea, il nido famiglia è un nido domiciliare che può ospitare fino ad un massimo di 6 bambini dai 3 mesi ai 3 anni

In linea di massima avviare un nido famiglia non è particolarmente difficile a fronte dei vantaggi sia per chi intraprende l'attività, sia per i genitori che affidano i propri figli al nido: chi gestisce il nido ha la comodità di lavorare a casa propria, accudire in prima persona il proprio figlio e offrire un utile servizio alla comunità.

Chi lascia il proprio figlio ad un nido famiglia, invece, ha la certezza che il bimbo sarà accudito da una persona di fiducia (nella maggior parte dei casi si accudiscono figli di amici o conoscenti), il numero ridotto di bimbi da accudire fa si che l' educatrice possa dare maggiori attenzioni a tutti i soggetti sia nell'educazione che nell'alimentazione, l'ambiente familiare specie per i più piccoli eviterà il trauma da distacco dalla mamma, inoltre molto spesso i programmi educativi sono concordati tra le famiglie.

Se l'idea vi sembra stimolante e siete in possesso delle necessarie competenze basilari per accudire un bambino e la passione di voler impegnare il proprio tempo con il loro, rivolgetevi direttamente al comune di residenza, oppure ai numerosi enti o associazioni nati con lo scopo di sviluppare, organizzare e incentivare l'apertura di questi nidi.

I servizi appartenenti alla tipologia dei “nidi in casa”, per le ridotte dimensioni dell'attività prestata all'utenza e per la loro limitata capienza, non rientrano nel novero dei servizi socio-assistenziali; essi, diversamente dagli asili nido, non sono pertanto soggetti né all'autorizzazione, né alla conseguente vigilanza previste dalla L. R. 1/86.

L'art. 22 del D. L. 269 del 30-09-03 “Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e la correzione dell& apos;andamento dei conti pubblici” così recita: Il mutamento della destinazione d'uso di immobili ad uso abitativo per essere adibiti ad asili nido è sottoposto a denuncia di inizio attività. Restano ferme le previsioni normative in materia di sicurezza, igiene e tutela della salute, nonché le disposizioni contenute nei regolamenti condominiali.

L'attività è facilmente gestibile, la si svolge a casa propria, non necessita di particolari autorizzazioni, anche se le normative variano da comune a comune, quindi mentre in alcune zone basta inviare una semplice comunicazione di inizio attività, in altri comuni/regioni è necessaria una visita della ASL di competenza per verificare lo stato dell'abitazione e le condizioni igienico- sanitarie.

L'investimento richiesto per avviare un nido di famiglia è quasi nullo poiché l'attività è svolta a casa propria, quindi, tranne qualche piccola “modifica” per rendere la casa più colorata e accogliente per i bimbi, qualche gioco, fogli e colori, il resto si presume che sia già disponibile in casa.
Stipulare una polizza assicurativa per i bimbi è comunque consigliato e in alcuni comuni richiesta.
Per quanto riguarda il reddito, questa non è un'attività che pone il “lucro” con fine primario, piuttosto è considerata un' attività sociale, tuttavia si ricaverà un buon stipendio.

di Valentina Corvino

VC

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