Niente divorzio se lui fa le pulizie

Studio inglese: col marito “casalingo” la coppia è più solida Se volete salvare un matrimonio ed evitare il divorzio convincete il marito a svolgere almeno una parte dei lavori domestici. Il consiglio viene da una imponente indagine condotta da Wendy Sigle-Rushton, una ricercatrice del «Department of Social Policy» della London School of Economics.


Lo studio ha analizzato i comportamenti di oltre 12 mila famiglie inglesi con figli e le ha catalogate in base ad alcune variabili tra le quali il fatto che la moglie svolga un lavoro remunerato all'esterno della famiglia e che il marito dia il proprio contributo ai lavori domestici. L'indagine ha studiato i comportamenti del campione di famiglie per oltre dieci anni. E si è così ricostruita la propensione al divorzio di ciascun modello di famiglia. Gli studiosi inglesi hanno ritenuto necessario precisare che cosa si intenda per aiuto domestico da parte del marito e hanno descritto quattro compiti considerati rilevanti: 1) la collaborazione alla pulizia della casa o alla spesa; 2) l'aiuto nella cura dei figli mentre la madre è impegnata; 3) la cura dei figli la sera; 4) il fatto di mettere i figli a letto la sera. Le famiglie sono state quindi catalogate in base al numero di compiti domestici svolti dal marito durante il giorno. Un rilievo particolare è stato dato all'attività del padre che si occupa dei figli mentre la madre è al lavoro. Si tratta dunque di attività che nel modello tradizionale di famiglia venivano sempre compiute dalla madre. Sono rilevanti lavori come preparare la tavola per il pranzo, passare l'aspirapolvere, rifare i letti, oltre a tutto ciò che riguarda la cura dei figli. Non vengono invece presi in considerazione altri compiti domestici, che invece frequentemente sono svolti dai mariti, come i lavori straordinari di manutenzione della casa, la riparazione di oggetti o l'acquisto di beni particolari di uso non quotidiano.

I risultati di questo lavoro sono sorprendenti. Fino agli anni ‘80 del secolo appena concluso si affermava infatti che solo la «specializzazione di genere» fosse un fattore di «stabilizzazione del matrimonio». è un modo per dire che maggiore è l'impegno delle donne in un lavoro remunerato all'esterno della famiglia, maggiore è il rischio di divorzio. Questa opinione trova effettivamente conferma nell'indagine inglese, ma è emerso che coesiste anche un fattore che opera in una direzione opposta: le probabilità di divorzio diminuiscono sensibilmente nelle famiglie in cui vi è una forte propensione del marito a svolgere più di uno dei quattro compiti domestici considerati. La propensione al divorzio subisce un'ulteriore drastica diminuzione se il marito si occupa dei figli mentre la moglie è impegnata nel suo lavoro remunerato all'esterno della famiglia. Ciò significa che, se i coniugi sono intercambiabili nello svolgere i compiti domestici, la famiglia è più solida.

Insomma, secondo gli inglesi, se il matrimonio va a rotoli la colpa è spesso del marito che non aiuta. Il lavoro e i numeri della ricerca inglese trovano conferma anche nell' esperienza quotidiana dei nostri tribunali. Il tradimento non sembra essere più la prevalente causa delle separazioni. Il matrimonio finisce senza che accada un fatto eclatante, ma semplicemente perché la vita assieme è troppo difficile e complicata. Se la moglie lavora, non sopporta di non essere aiutata a casa proprio in quelle attività tradizionalmente considerate femminili. Nei ricorsi per separazione presentati dalle signore (che sempre più spesso assumono l'iniziativa di rivolgersi al giudice) sono frequenti i racconti di mariti che la sera, invece di riordinare la cucina e mettere a letto i figli, escono con gli amici. Una signora, nel corridoio di un tribunale, ha detto al suo avvocato: «Per mio marito la partita di calcetto è sacra e la palestra è una priorità» e ha aggiunto, più rassegnata che addolorata, «faccia un po' quello che vuole!».

Le statistiche inglesi però non dicono una cosa. I pessimi mariti, dopo la separazione, talvolta diventano ottimi padri. Combattono per avere i figli durante la settimana e non solo per il week-end, per averli più tempo possibile durante le vacanze. Sono disposti a perdere una serie infinita di partite di calcetto pur di stare qualche ora con i loro bambini ed escono persino prima dal lavoro per andarli a prendere a scuola un pomeriggio alla settimana. Della serie: meglio tardi che mai.

CARLO RIMINI
Fonte: www3.lastampa.it

Condividi questo articolo