Non è (solo) colpa dello Stato se le coppie non fanno figli

“La carenza di servizi a sostegno delle famiglie con figli è una delle ragioni, anche se certo non la sola, che spiegano il basso tasso di natalità italiano''

 

Adirlo è il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Quindi, la colpa sarebbe anche e soprattutto dello Stato. Sulle altre cause, cui Napolitano fa implicitamente riferimento, senza pero' citarle, regna un conveniente silenzio.

Tutti sono infatti pronti ad applaudire, quando si dà la “colpa” allo Stato, ma mai che ci sia il coraggio di riconoscere che qualche “colpa” l'abbiamo anche noi, cittadini. Troppo impopolare, troppo scomodo.

E' la società italiana ad essere cambiata profondamente. Fino a poche decine di anni fa, non erano certo le preoccupazioni economiche a scoraggiare la procreazione. L'Italia, non solo al sud, è stata a lungo un Paese ad altissimo tasso di natalità, e di emigrazione. E in quegli anni gli italiani, economicamente, stavano molto peggio di adesso.

Una delle ragioni del calo della natalità riguarda l'emancipazione femminile e la scarsa propensione maschile ad affiancare la partner nel suo tradizionale ruolo di tuttofare del nucleo domestico. C'era un tempo in cui le donne italiane stavano a casa ed organizzavano la loro vita all'esclusivo servizio del marito e dei figli, rinunciando a qualsiasi ambizione personale. Era un tempo di discriminazioni, in cui la parità dei sessi era una lontana utopia. Ma da quel tempo, non sono poi passati cosi& apos; tanti anni. Con la conquista della parità (diciamolo, ancora lungi dall'essere completa), la donna ha cominciato a vivere anche per sé stessa, senza che gli uomini facessero quel contestuale passo indietro che consentisse una piu' equa ripartizione delle responsabilità sulla crescita dei figli e sull'adempimento delle incombenze domestiche. Sono poche le coppie in cui entrambi lavorano a tempo parziale, per poter dedicare il resto del tempo alla crescita dei figli e alla cura della casa. Molti mariti tornano a casa, si piazzano davanti al televisore, e da li' si schiodano solo quando la consorte ha messo in tavola la cena. Chissà quante energie residue potranno avere le tante donne italiane che dopo una giornata di lavoro, si ritrovano sulle spalle tutti i lavori domestici: non c'è da stupirsi se la prospettiva della maternità, piu' che gioie, susciti in loro qualche ulteriore angoscia.

Non parliamo poi dell' infinità di nuove opportunità che chi vive oggi ha e che un tempo non esistevano. Inevitabilmente, scegliere di avere figli e volerli crescere con la dovuta attenzione, significa rinunciare ad una fetta consistente di piaceri quotidiani e di opportunità lavorative.

Questa disponibilità spesso manca. La famiglia, corteggiata elettoralisticamente dalla politica, non assolve piu' alla propria storica funzione con la costanza e l'attaccamento di qualche decina di anni fa. La cronaca è sempre piu' ricca di storie di abbandono, l'attualità politica racconta di parlamentari intenti a proporreleggi liberticide per tutelare i minori, ma se le famiglie svolgessero davvero la loro funzione, lo Stato non dovrebbe preoccuparsi di intervenire.

E allora è meglio, molto meglio, non farne di figli, piuttosto che generarli e poi non dar loro la necessaria attenzione.

Fonte:http://sostenibile.blogosfere.it

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