Nonni si, nonni no

IL COMMENTO. Cass., sez. I, 16 ottobre 2009, n. 22081- “Nonni si, nonni no”. Una decisione inattaccabile da un punto di vista formale, intendo dire se letta e riguardata scorrendo le ragioni processuali che vi stanno alla base. Non sussiste, infatti – ed era già noto – alcuna legittimazione di soggetti terzi rispetto ai coniugi ad intervenire nei giudizi di separazione e di divorzio. E, dunque, i nonni che intendano vedere riconosciuto il proprio diritto ad incontrare i nipotini, o (ciò che è lo stesso) il diritto dei nipotini ad incontrarli, non hanno possibilità alcuna di intervenire nel giudizio pendente tra figlio e nuora (o tra figlia e genero).

 
Senonch¨¨, nel ribadire tale inequovoco orientamento, la I Sezione del S.C. osserva come la legge n. 54 del 2006 abbia riconosciuto e valorizzato il ruolo degli ascendenti e degli altri parenti di ciascun ramo genitoriale, affermando, all'art. 155 comma I c.c. il diritto del figlio minore a conservare, nel regime di separazione personale (o di divorzio) dei genitori, rapporti significativi con i medesimi; e aggiunge, ancora, che l'importanza del vincolo affettivo e di relazione tra nonni e nipoti era stato consacrato, ancor prima, dalla stessa Cassazione.


Ciò nonostante – prosegue però l'Alto Consesso - la novella non incide sulla natura e sull'oggetto dei giudizi separativi; con la conseguenza che la salvaguardia effettiva del rapporto tra nonni e nipoti resta affidata all'apprezzamento del giudice (della separazione o del divorzio), prescindendosi però da un contraddittorio con gli aspiranti, i quali, appunto, non possono essere parti del giudizio.


Il cuore della motivazione, allora: “l'affermazione del diritto del minore a conservare rapporti significativi con i nonni e gli altri congiunti affida al giudice un elemento ulteriore di indagine e di valutazione nella scelta e nella articolazione dei provvedimenti da adottare, nella prospettiva di una rafforzata tutela del diritto ad una crescita serena ed equilibrata, ma tale elemento attiene pur sempre all'oggetto e all'essenza dell'apprezzamento demandato allo stesso giudice (…)”.


& lt;/I>Spetta al legislatore, in definitiva, intervenire, sancendo la legittimazione dei nonni ad invocare dal giudice un provvedimento che assicuri gli incontri con i nipotini.
Fino a quel momento (chissà quando) i nonni dovranno sperare nel buon cuore di un giudice, cui il loro figlio, parte a tutti gli effetti del giudizio di separazione, abbia domandato di considerare anche tale aspetto della vicenda.


La Cassazione non affronta, però, la possibile opzione di un ricorso autonomo dei nonni, un ricorso cioè introduttivo di un giudizio diverso e distinto da quello pendente tra i genitori.
La domanda diventa, allora: è possibile negare a taluno la legittimazione processuale ad agire per fare valere un diritto di natura sostanziale attributo dalla legge ? E, comunque, è possibile escludere che un nonno possa adire il tribunale per i minorenni domandando che venga valutato l'interesse del minore a stabilire un rapporto di frequentazione con i propri nonni, ciò che appunto ha inteso assicurare il legislatore del 2006?.

a cura dell'Avv. Rita Rossi

22/10/2009

VITTORIO VEZZETTI: A Varese è accaduto: due nonni ricorsero al tribunale dei minori ma il giudice disse che le ore di frequentazione dovevano ritagliarsele nelle ore del padre, anche se questi viveva lontano.

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