OGM, Corte UE: legittimo il commercio di alimenti con soia geneticamente modificat

Nello spazio economico europeo è ammesso il commercio di prodotti contenenti soia geneticamente modificata. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia europea che ha rigettato l’istanza presentata da tre organizzazioni non governative tedesche che, nel 2012, avevano chiesto alla Commissione europea di effettuare un riesame interno della sua decisione di autorizzazione concessa a Monsanto Europe per mettere in commercio alimenti, ingredienti alimentari e mangimi contenenti soia geneticamente modificata. Le tre ONG contestano, in particolare, alla Commissione di aver ritenuto che la soia modificata sia sostanzialmente equivalente alla soia convenzionale e sostengono che non siano stati sufficientemente valutati i rischi tossicologici e immunologici.

Nel 2013, la Commissione ha respinto tali richieste considerandole infondate e la questione è arrivata quindi Tribunale dell’Unione europea al quale le ONG hanno richiesto di annullare il rigetto della loro richiesta di riesame della decisione di autorizzazione.

Con la sentenza odierna, il Tribunale respinge il ricorso delle tre organizzazioni e convalida la decisione con la quale la Commissione ha respinto, perché infondata, la richiesta di riesame dell’autorizzazione all’immissione in commercio.

Il Tribunale ha rilevato infatti che numerosi argomenti addotti dalle tre organizzazioni riguardano errori di valutazione dell’EFSA o unicamente l’asserita illegittimità della decisione di autorizzazione all’immissione in commercio. Anche se, quindi, esse non sono tenute a provare che la decisione di autorizzazione è illegittima, avrebbero dovuto fornire un insieme di elementi che suscitino dubbi sostanziali sulla legittimità della concessione dell’autorizzazione.

Relativamente al merito della causa, il Tribunale rileva, in via generale, che le organizzazioni non sono riuscite a dimostrare che la Commissione sia venuta meno al suo obbligo di accertare, da un lato, che sia stata effettuata una valutazione adeguata dei rischi «al più alto livello possibile» e, dall’altra, che la Monsanto abbia fornito dati adeguati. Peraltro, esse non hanno neanche dimostrato che la Commissione abbia violato il suo obbligo di garantire un elevato livello di tutela della salute umana e d’impedire l’immissione in commercio di alimenti e mangimi con possibili effetti nocivi sulla salute umana, sulla salute degli animali o sull’ambiente.

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