OGM, Greenpeace denuncia: escono dalla porta e rientrano dalla finestra?

Gli OGM escono dalla porta ed entrano dalla finestra? Lo denuncia Greenpeace, in un briefing pubblicato oggi, in cui fa sapere che nei prossimi mesi l’Ue deciderà se la normativa europea sugli OGM si applica anche alle nuove tecniche di gene-editing (New Breeding Techniques – NBT). Per molte di queste tecniche – precisa Greenpeace – non esistono informazioni sufficienti per un’adeguata valutazione dei rischi, ed escluderle dalla normativa sugli OGM equivarrebbe a impedirne una corretta valutazione, tracciabilità ed etichettatura. Al tempo stesso, la deregulation delle nuove biotecnologie confermerebbe le indiscrezioni che vogliono la questione al centro del negoziato in corso tra Usa e Ue sul TTIP (Trattato Transatlantico sul commercio e gli investimenti).

Greenpeace rileva che si sta sollevando un gran polverone per mischiare tecniche che non prevedono “manipolazione” del genoma, come la Selezione Assistita da Marcatori che quindi non presentano rischi causati dalla ricombinazione genetica, con altre (come la mutagenesi indotta da oligonucleotidi e le altre tecniche di gene-editing) che sono tecniche biotecnologiche in vitro che prevedono l’uso di “forbici molecolari” o altri strumenti per la diretta alterazione della sequenza genica.

“Tutti i prodotti derivati dai moderni processi biotecnologici che modificano direttamente il genoma devono essere considerati come OGM. Escludendo questi nuovi prodotti dalla normativa OGM, l’Ue tradirebbe le attese dei suoi cittadini” dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace Italia. “Ci attendiamo la massima cautela dal governo italiano e dal ministro Martina per una regolamentazione corretta di queste nuove tecniche.”

Anche perché i cittadini europei e italiani chiedono a gran voce una profonda innovazione del settore agricolo verso la sostenibilità. Per questo bisogna investire in ricerca, ma questa deve essere diretta a valorizzare la diversità genetica e fornire soluzioni alle specifiche esigenze sfruttando le conoscenze degli agricoltori attraverso un processo partecipativo.

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