Olio di palma, Altroconsumo mostra i risultati della sua inchiesta su alcuni prodotti

“Il Ministero della Salute proceda a verifiche a tappeto e ritiro prodotti, il Governo si faccia promotore presso la Commissione UE di una norma che regolamenti la presenza dei contaminanti tossici ed escluda la presenza di GE, sostanze cancerogene oggi presenti negli alimenti, dando concretezza ai nuovi limiti di sicurezza fissati dall’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare”. Altroconsumo torna con forza sulla battaglia contro l’uso dell’olio di palma. E lo fa con un’inchiesta in cui ha sottoposto ad analisi alcuni tra i prodotti maggiormente mangiati dai bambini: latte, merendine e patatine fritte. Le analisi svolte sono andate alla ricerca dei contaminanti a rischio (3-MCPD e GE) in dodici prodotti che rappresentano le categorie di alimenti segnalate dall’Autorità per la sicurezza alimentare come più a rischio per bambini e adolescenti.

I risultati parlano chiaro: un bimbo di 5 mesi che beve 5 biberon di latte supera la soglia di sicurezza per il 3-MCPD. I bimbi più grandi e gli adolescenti superano questa soglia non con il singolo alimento ma all’interno della dieta. Preoccupante la presenza di GE, potenzialmente cancerogeni, in parecchi prodotti.

Il dettaglio sui latti in formula per l’infanzia desta una certa preoccupazione, soprattutto se pensiamo al basso peso corporeo dei neonati e al fatto che, se questi non possono essere allattati al seno, sono l’unico alimento che assumono dalla nascita fino ai 6 mesi. “La quantità di 3-MCPD che i neonati assumono sulla base dei valori che abbiamo riscontrato nei tre prodotti presi in esame (Nidina 1, Mellin 1 e Humana 1), sono decisamente più elevati di quelli stabiliti dalla soglia di sicurezza. Se consideriamo, per esempio, un neonato di 5 mesi, che beve 5 biberon al giorno di latte (1050 ml), abbiamo calcolato che nel latte ricostituito sia presente una quantità di 3-MCPD fino a 53 mcg (calcolato dal valore nella polvere), dieci volte superiore al limite di sicurezza, che per un bimbo di 7 kg è di 5,6 mcg”.

Anche sui biscotti e sulle merendine sembra non esserci molto da stare troppo tranquilli. Tra i prodotti analizzati soltanto in un caso, le Macine Mulino Bianco, questi contaminanti sono assenti, cosa che non stupisce stando all’elenco degli ingredienti in cui il palma compare in fondo alla lista e quindi è poco presente (il grasso principale è l’olio di semi di girasole). Volendo, poi, valutare la soglia di tolleranza, il panorama non è certo roseo: basta una sola merendina data a un bimbo di cinque anni per superare la dose giornaliera tollerabile di 3-MCPD.

Infine, il caso delle patatine fritte, altra grande leccornia per il palato dei più piccoli. Tutti i prodotti fritti nel palma o in una miscela con palma contengono i GE. Per il 3-MCPD i calcoli di Altroconsumo dicono: con una porzione, indicata dai produttori in 25 gr, un adolescente di 14 anni non supera la nuova dose di tolleranza per il 3-MCPD. Ma si tratta di una stima poco verosimile, dato che il tipico sacchettino del bar, per esempio, contiene in genere il doppio delle patatine.

“Cosa fanno il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità?”, chiedono dall’associazione. “Nessuno si sbilancia, in attesa che qualcosa si muova dalle parti di Bruxelles” . Eppure i consumatori italiani hanno già espresso chiaramente il loro volere, guardando con crescente scetticismo agli alimenti con il palma e privilegiando quelli che contengono grassi più salubri, come l’olio extra vergine d’oliva o di girasole. E molte aziende, preoccupate di un possibile calo delle vendite, stanno correndo ai ripari. Da chi lancia linee “palm free” accanto a quelle classiche a chi, con un comportamento sicuramente più apprezzabile, ha deciso di eliminare l’olio tropicale dall’intera produzione, prediligendo oli più salutari, come per esempio Coop, Colussi e Plasmon.

“Non basta: per questo abbiamo scritto al nostro Ministero della Salute affinché faccia i dovuti controlli ed esca da questo imbarazzante silenzio. L’Italia si deve fare promotrice del cambiamento. Per questo, abbiamo anche lanciato una petizione per chiedere nuove regole sull’uso dell’olio di palma. Si può sottoscrivere sul nostro sito. Facciamo sentire la nostra voce”.

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