Olio di palma pari al burro, opinioni divise. Intervista alla pediatra M.Caroli

Il valore nutrizionale dell’olio di palma e i suoi continui paragoni con altri grassi vegetali sono al centro di continue valutazioni e polemiche. Di recente Vito Leonardo Miniello, docente di Nutrizione pediatrica presso l’Università di Bari e vicepresidente nazionale della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) al termine del congresso nazionale ‘Medieterranea’ ha detto: “L’olio di palma non deve essere demonizzato, ma considerato al pari di un ingrediente alimentare quale il burro” (leggi News Ansa).

Quindi trovare in biscotti, merendine, crackers (tutti prodotti di cui i bambini vanno ghiotti) burro o olio di palma sarebbe un po’ la stessa cosa? Discorso a parte quello sul prezzo di produzione, che lieviterebbe nel caso dell’impiego del burro. Sulla presenza “dal biberon allo snack” dell’olio di palma è interessante leggere la posizione e la review pubblicata proprio dalla Sipps nel 2015.

Non tutti, anche tra i pediatri, la pensano allo stesso modo. Help Consumatori ha intervistato Margherita Caroli, past President Ecog (European Childhood Obesity Group) e già responsabile dell’Unità di Igiene e Nutrizione della Asl di Brindisi, che afferma chiaramente: “Mi dispiace ma l’olio di palma non è uguale al burro. Il burro ha infatti solo il 21g di acido palmitico mentre l’olio di palma ne ha quasi il doppio e cioè 41g. Anche a sommare gli altri grassi saturi che predispongono alle malattie cardiovascolari e cioè gli acidi miristico e laurico arriviamo a 31g e quindi sempre una quantità inferiore a quella dell’olio di palma”.

La diversa modalità con cui l’olio di palma può essere estratto dal frutto ha influenza sul suo valore nutrizionale?

A seconda se viene utilizzato il metodo fisico o chimico per estrarre l’olio dal frutto può variare il contenuto di acido palmitico, ma, quando la quantità di acido palmitico si riduce, aumenta quella dell’acido miristico e laurico, ambedue pericolosi perché favoriscono lo sviluppo di malattie cardiovascolari e quindi il contenuto totale di grassi saturi può variare da un minimo di 50g a un massimo di 80g%.

La grande diffusione dell’olio di palma tra i prodotti dell’industria alimentare deve farci preoccupare?

Il discorso è molto ampio perché l’olio di palma è presente in un grandissimo numero di prodotti, e soprattutto quelli confezionati, dove l’industria lo usa per il suo bassissimo prezzo e la grande stabilità nel tempo che permette di allungare i tempi di conservazione e quindi di vendita.

Proviamo a farci due conti!

Se un bambino mangia 5 noti frollini a colazione può arrivare ad assumere anche 7g di grassi saturi solo dai frollini, mentre da 200 g di latte parzialmente scremato ne assume meno di 2g. Se pensiamo che, secondo la OMS, un bambino di 8 anni non deve assumere più di 15 g di grassi saturi al giorno, si vede bene che già solo a colazione il limite si avvicina pericolosamente. Se poi aggiungiamo a merenda un po’ di una nota crema di cioccolata e nocciole su un paio di fette biscottate assumiamo un po’ più di altri 4g ed arriviamo a 13g…

Ci sono anche tante merendine, snack e dolci a base di cioccolata. In questo caso si dovrebbe trovare il burro di cacao…

Naturalmente nel cacao è presente il burro di cacao, che è sì un grasso tropicale, ma che presenta solo il 25% di acido palmitico, mentre contiene circa il 35% di acido stearico, che nel nostro organismo viene facilmente convertito in acido oleico, e cioè il grasso presente nell’olio di oliva, di cui è comunque già ricco, perché ne contiene circa 38g.

Il problema è che molte industrie dolciarie e di cioccolato o di crema di cioccolato sostituiscono in toto o in parte il burro di cacao con olio di palma, riducendo il costo di produzione, ma riducendo anche il peso in salute del prodotto. Per verificare quanto detto basta leggere la serie degli ingredienti di questi prodotti e controllare in quale sequenza vengono elencati, sapendo che la lista degli ingredienti è organizzata dal più presente al più scarso.

Il consumatore consapevole come dovrebbe orientarsi tra i prodotti? Soprattutto ora che in etichetta è possibile conoscere la natura dei grassi presenti.

È chiaro che bisogna cambiare stile di vita. L’industria alimentare che per anni ha dichiarato che il consumatore deve essere educato e deve fare delle scelte consapevoli, una volta che, come ora, il consumatore inizia a scegliere i prodotti più salutari, come sempre detto nell’ambito di “Guadagnare salute” il programma di promozione della salute del Ministero della Salute stessa, grida di subire un attacco isterico da parte di alcuni gruppi non meglio identificati ed instaura campagne pubblicitarie costosissime per convincere i consumatori a cambiare il comportamento.

Allora due sono le strade da intraprendere: o l’industria alimentare comincia a collaborare seriamente e quindi cambia la formulazione di molti dei suoi prodotti, considerando maggiormente la salute dei consumatori a spese del suo guadagno, cambiando la qualità e riducendo la quantità dei grassi presenti nei suoi prodotti. Oppure il mercato dovrà accettare un nuovo comportamento dei consumatori che, diventati più consapevoli, riducono o eliminano il consumo di prodotti non nutrizionalmente compatibili con un buon stato di salute e quindi ne acquistano meno.

A cura di Silvia Biasotto

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