Olio, quest’anno produzione in calo. Federconsumatori: rischio contraffazione

Cala la produzione dell’olio di oliva. I prezzi dell’extravergine sono già sono in aumento e i consumatori temono che l’annata porterà con sé nuovi episodi di contraffazione o tentativi di “allungare” l’olio di quest’anno, che si preannuncia insufficiente, con quello delle annate passate. Le stime diffuse nei giorni scorsi dagli olivicoltori non lasciano presagire nulla di buono e parlano di un calo della produzione stimato in media nel 45% in tutta Italia. E Federconsumatori rilancia: “Occhio all’etichetta”.

Le previsioni per la campagna olearia 2016/2017 del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori (CNO) e UNASCO, l’Unione Nazionale di Associazioni Coltivatori Olivicoli, indicano una produzione in calo rispetto all’anno precedente, una riduzione che supererebbe il 45% e che, nelle prossime settimane fino al completamento della raccolta, potrebbe peggiorare se le condizioni climatiche dovessero ostacolare le operazioni di raccolta e se le temperature troppo miti continueranno a favorire lo sviluppo di ulteriori generazioni di mosca olearia. Una situazione che si riflette sui mercati. Dopo l’estate la quotazione dell’olio extravergine nazionale è andata aumentando ed è passata da 4,13 €/kg (netto Iva) della fine di agosto agli attuali 4,4 €/kg, con un incremento del 6,54%. “Le prospettive non confortanti di questa campagna che la fanno fin troppo assomigliare alla 2014/15, da molti indicata come una delle peggiori degli ultimi 80 anni, tendono ad incrementare il valore degli stock e spingono i prezzi al rialzo – spiegano gli olivicoltori – I prezzi dell’olio d’oliva italiano saranno comunque inevitabilmente influenzati oltre che da condizioni e circostanze locali e nazionali anche dai quantitativi prodotti negli altri paesi, del bacino del Mediterraneo. I paesi per i quali si prevede una contrazione della produzione sono Grecia, Portogallo, Marocco e Tunisia, mentre per Spagna e Turchia le stime di produzione prevedono dei segni positivi rispetto alla scorsa campagna”.

E sugli scaffali dei supermercati cosa succederà? All’aumento dei prezzi “si aggiungono le concrete ipotesi di sofisticazione”, dice Federconsumatori, che aggiunge: “Lo scenario che si sta concretizzando ricorda molto l’annus horribilis della campagna oleare 2014-2015 e, come accadde allora, la possibilità di incappare in truffe aumenta. I rischi di contraffazione e sofisticazione sono allarmanti e un’azione di vigilanza volta a prevenire tali ipotesi è necessaria. L’olio, infatti, nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere “allungato” con quello dell’annata precedente, ormai privo di proprietà organolettiche o irrancidito. Un’altra conseguenza, facilmente prevedibile, di questa drammatica situazione è la pratica già consolidata e legalmente permessa, di allungamento del prodotto nazionale con olio spagnolo, greco o tunisino”. La legge però tutela il consumatore, spiega ancora l’associazione, perchè prevede l’obbligo per il produttore di indicare in etichetta l’annata di produzione del prodotto finale, che può essere anche una miscela, ma deve appartenere alla stessa campagna olearia.

Bisogna quindi prestare attenzione, spiega Federconsumatori, alle informazioni riportate sulle confezioni: se la dicitura riportata è “campagna di produzione 2016/2017” il prodotto è fresco, mentre se questa informazione non viene riportata il prodotto potrebbe essere vecchio oppure ottenuto da una miscela di oli che provengono da annate diverse. Obbligatorie per legge anche la dicitura “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari”, per le bottiglie prodotte con olio proveniente da altri paesi, ma quasi sempre riportata in caratteri molto piccoli e difficilmente visibili in etichette.

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