Paniere, debutto tra le polemiche

Maggior peso ai trasporti e alle spese per l'abitazione nel calcolo degli indici dei prezzi al consumo delle famiglie, mentre diminuisce quello degli alimentari e dell'abbigliamento. Queste le principali novità del nuovo paniere Istat 2005 che farà il suo esordio venerdì 4 con la stima di gennaio. Cambiamenti che – annuncia l'Istituto nazionale di statistica (Istat) – serviranno a rispecchiare meglio le abitudini di consumo degli italiani.

Guardano ai pesi che i singoli capitoli detengono nell'indice generale, il più importante resta quello relativo ad alimentari e bevande analcoliche, che però nel 2005 si riduce al 15,8% dal 16,1% del 2004. Seguono i trasporti (13,6%), i servizi ricettivi e ristorazione (10,8%), mobili, articoli e servizi per la casa (10,1%) e il capitolo abitazione, acqua, elettricità e combustibili (9,3%).

In particolare nei trasporti aumenta il peso del gasolio, sempre più diffuso. Mentre sia per il diesel che per la benzina verde le rilevazioni vengono sdoppiate in ‘servizio alla pompa' e ‘fai da te'.
Per quanto riguarda il capitolo abitazione, la novità è rappresentata dalla separazione della voce affitti da quella spese condominiali che d'ora in avanti saranno seguite autonomamente. Nel capitolo casa rientrano così oltre a questa spesa anche quella relativa alla manutenzione, alle bollette e costi sostenuti per il consumo di acqua, alla raccolta rifiuti e agli affitti reali.

Cambiamento che ha sollevato subito polemiche.
I consumatori hanno infatti sottolineato come nella percezione comune il capitolo casa e le spese per affitti e mutui siano tra quelli che pesano di più sul reddito familiare. Ma il direttore dell'ufficio statistiche su prezzi e sul commercio estero, Roberto Monducci, ha spiegato che i pesi utilizzati dall'Istat si basano sulle percentuali di popolazione che abitano in una casa di proprietà o in affitto. E – continua – 82 italiani su 100 risiedono in una casa di proprietà, a fronte di un 18% che sta in affitto. Dato che, conclude Monducci, ha determinato la bassa incidenza della voce ‘affitti reali' sull' indice generale con appena il 2,6%. I costi di acquisto di un immobile, come le rate di un mutuo, infatti non rientrano secondo l'Istat nel calcolo dell'inflazione, dal momento che l'abitazione è considerata un bene di investimento e non un bene di consumo.

Il capitolo casa, ha concluso Monducci, è comunque un problema molto rilevante a livello statistico. “Per questo è in corso un dibattito anche a livello europeo e all'Eurostat (l'ufficio statistico dell'Unione europea) è stata creata una task force specifica per valutare se sia necessario tornare indietro sulle classificazioni”.

Per nulla soddisfatte così le associazioni dei consumatori, da tempo molto critiche sui criteri utilizzati dall'Istat per le rilevazione dell'inflazione, che continuano a bocciare il paniere anche dopo l'aggiornamento.
Non sarà certo qualche voce aggiunta e qualche prodotto che esce ” tuona l'Intesa dei consumatori – a migliorare le rilevazioni sull'inflazione e a renderle più vicine alla realtà con cui ogni giorno si scontrano i consumatori italiani”. La richiesta dei consumatori è chiara: “un aggiornamento più realistico del paniere e una sua diversificazione”.
Analoga posizione del Movimento Difesa del Cittadino che definisce l'aggiornamento il paniere come “grottesco” e giudica le scelte dell'istituto “irrazionali e ingiustificate”. Infine per Paolo Landi dell'Adiconsum “le scelte dell'Istat per il nuovo paniere non risolvono i problemi di fondo che falsano le rivelazioni”.

Fonte: MiaEconomia

Condividi questo articolo