Parità tra uomini e donne nel lavoro

Finalmente un altro passo avanti per raggiungere la parità di trattamento tra uomini e donne in ambito lavorativo. Con il D.Lgs. n. 145/2005 sono state ampliate le misure volte a centrare questo obiettivo. Con il D.Lgs. n. 145/2005 che modifica la legge 125/1991, sono state ampliate le misure volte a favorire la parità di trattamento tra uomini e donne in ambito lavorativo. Di seguito le maggiori novità.



Discriminazione diretta
Costituisce discriminazione diretta qualsiasi atto, patto o comportamento che produca un effetto pregiudizievole discriminando le lavoratrici o i lavoratori in ragione del loro sesso e comunque il trattamento meno favorevole rispetto a quello di un'altra lavoratrice o di un altro lavoratore in situazione analoga.

Discriminazione indiretta
Si ha discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono o possono mettere i lavoratori di un determinato sesso in una posizione di particolare svantaggio rispetto a lavoratori dell'altro sesso, salvo che riguardino requisiti essenziali allo svolgimento dell'attività lavorativa, purché l'obiettivo sia legittimo e i mezzi impiegati per il suo conseguimento siano appropriati e necessari.

Molestie
Sono considerate come discriminazioni anche le molestie, ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l'effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo.
Sono, inoltre, considerate come discriminazioni le molestie sessuali, ovvero quei comportamenti indesiderati a connotazione sessuale, espressi in forma fisica, verbale o non verbale, aventi lo scopo o l'effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo.
Gli atti, i patti o i provvedimenti concernenti il rapporto di lavoro dei lavoratori o delle lavoratrici vittime di discriminazioni sono nulli se adottati in conseguenza del rifiuto o della sottomissione ai comportamenti medesimi. Sono considerati, altresì, discriminazioni quei trattamenti sfavorevoli da parte del datore di lavoro che costituiscono una reazione ad un reclamo o ad una azione volta ad ottenere il rispetto del principio di parità di trattamento tra uomini e donne.

Risarcimento dei danni
Il giudice può anche ordinare il risarcimento del danno non patrimoniale.


Novembre 2005

a cura di Ipsoa, Redazione Internet. Tratto da: “Parità tra uomini e donne nel lavoro: recepita la Direttiva Ce” di Daniela Izzi.

Fonte: Diritto & Pratica del lavoro< /FONT>

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