“Patata gate”, l’azione di Codici contro i falsi tuberi Dop

Associazione a delinquere finalizzata alla frode. È questo il capo d’accusa imputato a 14 delle 23 persone indagate nell’azienda “Romagnoli SpA” per aver commercializzato patate e cipolle con falsa attestazione di origine, coltivazione e qualità. Parte lesa della questione sono alcuni colossi della grande distribuzione (Pam, Conad, Esselunga) ma anche Coldiretti, sindacato dei piccoli imprenditori agricoli, il Ministero delle Politiche Agricole e l’Unione Europea. La truffa potrebbe avere ad oggetto metodologie di coltivazione, conservazione ed origine della stessa materia prima agricola, differente da quelle dichiarate, omettendo qualsiasi indicazione veritiera riguardo tracciabilità e documenti della materia prima trasportata (come invece prevede il disciplinare di produzione della “patata di bologna DOP” http://www.agraria.org/prodottitipici/patatadibologna.htm).

L’associazione di consumatori “Codici”, visti i risultati delle indagini, ha perciò presentato un esposto alla Procura di Bologna chiedendo di indagare più approfonditamente sui fatti e perseguendo chiunque verrà ritenuto responsabile di comportamenti relativi al reato di frode in commercio e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazione di origine dei prodotti agroalimentari.

L’illecito presunto sottoposto ad indagine, identifica un aspetto problematico per i consumatori, determinato dalla intermediazione commerciale. Questa non coinvolgendo direttamente le aziende produttrici, aziona condotte illecite finalizzate alla falsa attestazione di origine della materia prima agroalimentare. Il danno è così rilevante, da coinvolgere l’intera filiera del prodotto, a partire dalla valenza stessa della DOP sino al consumatore finale, che sicuro dell’attestazione del marchio di qualità, è disposto a pagare un prezzo superiore”, commenta Matteo Pennacchia, responsabile del settore agroalimentare del Codici.

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