Pausa caffé? Resta il rito preferito dagli italiani

Anche in tempo di crisi la pausa caffè resta il rito preferito dagli italiani ed è sempre più stretto il legame tra le macchinette distributrici della bevanda nera e il posto di lavoro. Da una ricerca del Censis emerge che il 41% dei bevitori di caffé si concentra davanti a questi distributori.

Toglietemi tutto, ma non la pausa caffé. Il rito preferito dagli italiani, a cui è stata dedicata persino una fortunata serie televisiva, è stato al centro di una ricerca condotta dall'istituto di ricerca Censis per Confida, l'Associazione Italiana della Distribuzione Automatica e Venditalia, la fiera mondiale del settore che si svolgerà a Milano dal 28 aprile al 1 maggio prossimo – giorno consacrato alla Festa dei Lavoratori – per sottolineare il legame fra la macchinetta distributrice di caffé e i luoghi di lavoro, dove si concentrano il 41% degli utilizzatori. I distributori automatici della nera bevanda aromatica, diventa un' icona dell'Italia stessa, hanno avuto l'onore di essere menzionati addirittura nello Statuto dei Lavoratori, in quanto oggetto di richiesta sindacale nelle lotte degli anni '70, fino ad essere diventati oggetti di uso talmente comune e quotidiano. Sono infatti almeno 15 milioni le persone che si avvicinano occasionalmente o quotidianamente alle macchine distributrici di caffé.

Sembra inoltre definitivamente tramontato lo stereotipo della macchinetta dal funzionamento incerto, da prendere a calci o pugni per veder scendere la bevanda selezionata: al contrario, dall'indagine emerge che gli italiani valutano positivamente questo canale distributivo, disponibile 24 ore su 24, per 365 giorni all'anno, apprezzato per la pulizia e l'igiene, la qualità dei prodotti, i tempi di erogazione, la reperibilità nei luoghi frequentati abitualmente, la varietà della scelta, i sistemi di pagamento, e, infine, la dimensione delle porzioni.

& lt;b>E quelli che non vi ricorrono, motivano la scelta con il fatto che semplicemente non è capitato di farne uso o con la preferenza per altri canali distributivi, o perché non trova le macchinette nei luoghi frequentati, mentre altri dichiarano di non essere attratti dal distributore, di non trovare prodotti di interesse o di non fidarsi della qualità . Non li ritiene igienici il 2,7% degli intervistati e l'1,5% teme trattengano i soldi senza erogare il prodotto richiesto.

“Una delle specificità più apprezzate da chi fruisce del servizio di erogazione automatica – ha dichiarato Giuseppe De Rita, presidente della Fondazione Censis – è la sua incredibile capacità socializzante: la macchinetta del caffé diventa fulcro di conversazioni e momenti di pausa da passare in compagnia”.

Se si osservano poi quanti consumano fuori casa pasti e bevande (67% del campione), si nota che la spesa media sostenuta quotidianamente per l'acquisto di bevande è di 5,27 euro, mentre per l'acquisto presso distributori automatici si spendono mediamente 0,72 centesimi. Secondo la ricerca, un lieve innalzamento dei prezzi per il 41% è ininfluente nella scelta, mentre per il 21,5% un aumento è accettabile solo a fronte di prodotti di migliore qualità o per il 9,6% di una maggiore varietà nell'offerta. I prezzi sono, invece, valutati fin troppo elevati dal rimanente 27,9% del campione.

Da segnalare, che è del 6,8% la quota di utenti che a causa della crisi ha ridotto i propri acquisti presso i distributori automatici.

 “Crediamo fermamente nel rispetto dei nostri clienti e siamo assolutamente attenti alle esigenze dei consumatori – ha affermato Vincenzo Scrigna, presidente di Confida. Leggiamo i loro gusti dalle loro consumazioni e cerchiamo immediatamente di adeguare l'offerta. I nostri valori sono riassunti nella carta dei servizi che abbiamo sottoscritto e presentato nel 2005. Stiamo facendo una capillare opera di sensibilizzazione per portare i clienti ad esigerla per tutelare la loro salute. Per questa ragione, un successo del settore è dato dall'ingresso di Confida nel Tavolo di Lavoro Tecnico per la definizione di un “codice etico per la commercializzazione di alimenti per l'infanzia” del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali”.

L'indagine rivela anche quali altri prodotti “meno convenzionali” sarebbero graditi dai consumatori se fossero disponibili: caffè al ginseng e d'orzo, yogurt, frutta o verdura, prodotti a basso contenuto calorico, prodotti del commercio equo e solidale, prodotti biologici e regionali e infine piatti pronti.

di Flora Cappelluti

2009 – redattore: FC

Fonte: helpconsumatori.it

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