Pellicce tossiche, ritirati due capi per bambini: in Italia pochi controlli

Purtroppo non è la prima volta che succede che sulle pellicce di capi d’abbigliamento per bambini vengano trovate sostanze tossiche, oltre i limiti di legge. Tre anni fa la LAV aveva denunciato valori superiori ai limiti di legge di formaldeide, pentaclorofenolo, alluminio e cromo su 6 capi d’abbigliamento di 5 marche famose. Questa volta, sempre su denuncia della Lav, il Ministero della Salute ha disposto il ritiro dal mercato del piumino con cappuccio in pelliccia di coniglio Blumarine baby, per bambina, 36 mesi, e della coperta in pelliccia di agnello Christ, per neonati. Il Test ha raccontato la vicenda.

Le analisi della Lav, nell’ambito dell’indagine Toxic Fur 2, hanno rilevato la presenza di sostanze chimiche nelle componenti in pelliccia animale dei capi d’abbigliamento per bambini.

E una seconda valutazione dei prodotti, commissionata all’Istituto Superiore di Sanità dal Ministero della Salute, ha confermato la presenza di elevatissimi livelli di cromo esavalente e cromo trivalente (assorbibile tramite sudore) nel piumino Blumarine Baby e allarmanti valori di cromo trivalente nella coperta per neonati Christ.

Da qui è scattato il ritiro dei prodotti, ma il problema resta ed è quello dei controlli che mancano. Come riprende oggi il Test, la Gazzetta di Modena ha intervistato gli esperti di due laboratori di analisi di prodotti tessili del modenese, zona in cui ha sede l’azienda che produce capi su licenza del marchio Blumarine Baby. I due esperti hanno confermato che in Italia, così come nel resto d’Europa, esistono regole precise sul tessile, con liste di sostanze vietate perché pericolose per la salute. Ma il problema è che i controlli sono quasi inesistenti. Un po’ come se chi vende tessuti o pelli nel nostro Paese goda di una sorta di “impunità” ai controlli che non c’è ad esempio in Germania.

Cos’hanno fatto di male i bambini che vivono in Italia per essere esposti a questi pericoli?

Condividi questo articolo