Pensioni: approvato il programma del ministro Fornero

Finalmente è stato approvato il testo della manovra portata avanti dal governo Monti e con esso sono passati tutti i provvedimenti di cui tanto si è discusso e tanto ancora si discuterà prima della definitiva approvazione del Parlamento. Nel frattempo vediamo cosa è stato deciso e cosa è stato cambiato rispetto a quelle che erano le previsioni portate alla luce in questi giorni di attesa dal punto di vista pensionistico.

Innalzamento dell'età e blocco del recupero dell'inflazione

Il governo Monti ha ormai approvato la manovra finanziaria, con un robusto capitolo dedicato proprio all'intervento nel sistema pensionistico. La novità principale nell'immediato saràil blocco del recupero dell'inflazione nel 2012, e una revisione delle aliquote per eliminare le disparità tra diverse categorie. Verrà poi inalzata a 42 anni e 1 mesi l'età contributiva per la pensione anticipata, come si chiamerà la pensione di anzianità, per gli uomini mentre sarà portata a 41 anni e 1 mesi per le donne. Inoltre non si potrà andare più in pensione di vecchiaia prima dei 66 anni per gli uomini lavoratori autonomi e fino a 63 anni per le donne lavoratrici autonome.

Le reazioni dei sindacati

L'emergere delle indiscrezioni sulla manovra economica ha fatto scattare le prime reazioni dei sindacati, con la Cgil e la Uil pensionati che dichiarano il proprio no al blocco delle perequazioni, mentre il segretario nazionale della Cisl Raffaele Bonanni parla così ai giornali: ‘Basta con queste notizie sulle pensioni. è arrivato il momento di un confronto trasparente e pubblico sul tema, perchè non possiamo lasciare ai media le ipotesi e le interpretazioni su quello che accadrà in materia di previdenza, suscitando preoccupazione e sconcerto tra ilavoratori con la fuoriuscita anticipata dal mercato del lavoro‘.

GR

Reddito minimo garantito

Tra le varie misure che il governo vuole di introdurre, la vera novità sembra essere quella del riconoscimento di un reddito minimo garantito per tutti coloro che si trovano in stato di disoccupazione. Una novità, a dire il vero, solo per il nostro paese. In Europa, infatti, solo l'Italia e l'Ungheria non prevedono ancora questo istituto che nel resto del vecchio continente è presente da molti anni. ‘Dalla prossima settimana lavoreremo per migliorare il mercato del lavoro soprattutto per giovani e donne, con l'obiettivo di dare ai lavoratori più svantaggiati e precari, chance in più di lavoro vero‘, ha dichiarato il Ministro del Welfare Elsa Fornero.

Le reazioni a queste dichiarazioni del Ministro sono state contrastanti. Da un lato il Pd si è detto entusiasta, considerando il reddito minimo garantito ‘un indispensabile strumento di lotta alla povertà‘. Mentre il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, è più critico: ‘Non so a chi serve, forse serve a mandare un messaggio a chi vuole essere suggestionato. Parliamo invece di pensioni e non lanciamo messaggi subliminali. Lasciamo il reddito minimo garantito a quando avremo più soldi‘. Dubbioso anche il Pdl, nelle parole del suo capogruppo alla Camera Osvaldo Napoli: ‘Reddito minimo garantito? Bene, ma pagato come e da chi? Con l'Ici e la patrimoniale? O dai lavoratori che si vedono decurtato il trattamento previdenziale? Le indiscrezioni che filtrano dagli organi di informazione delineano un quadro, ove trovassero conferma negli atti di governo, politicamente sgradevole per la maggioranza elettorale‘.

Ma cos'è esattamente il reddito minimo garantito? Il reddito minimo garantito, chiamato anche reddito di cittadinanza, è una misura di sostegno sociale che si applica a quei cittadini che vivono un momento di difficoltà rispetto al lavoro: giovani in attesa di prima occupazione, cinquantenni disoccupati con difficoltà di reinserimento, persone in condizione di marginalità sociale. La misura ha sempre carattere temporaneo ed è finalizzata al superamento della difficoltà contingenti.

Monti: Abolire i privilegi

Ormai è definitivo: da gennaio 2012 si passerà al sistema contributivo per il calcolo della pensione. Il nuovo ministro del Lavoro, Elsa Fornero, metterà in pratica quanto appena detto una volta sentite le parti sociali, questo perché allo stato attuale delle cose c'è eccessiva diseguaglianza tra contributi versati e prestazioni ricevute.

I privilegi di pochi

Nel marasma di modifiche che verranno apportate, tra quelle gradite e quelle meno gradite, ci sarà anche una stretta ai vantaggi riservati ad alcune categorie di lavoratori. Infatti eccessivamente grande è la differenza di contributi da dover versare, tanto per fare un esempio, tra un impiegato che versa il 33% come aliquota contributiva e un avvocato o un architetto che pagano attorno al 10 ” 13%; senza considerare quanto pagano deputati e senatori: 8%. Il governo cercherà anche di ridurre i privilegi riservati a Camera e Senato ma, avendo loro autonomia decisionale, faranno di testa propria restando sicuramente con quei vitalizi da poter prendere dopo le 4 legislature minime da portare avanti (ricordiamo persone come Alfonso Pecoraro Scanio che prese il vitaliazio a soli 49 anni, vitalizio che è cumulabile con altri redditi o altri vitalizi, come quello da consigliere regionale, facendo entrare così il politico in un turbinio pensionistico dai numeri folli).

Altre tipologie di vantaggi

Restano in vigore poi alcune categorie particolari decise dall'Inps come quella degli iscritti al Fondo Voli o gli ex Fondi Trasporti, Elettrici e Telefonici che ora sono confluiti tutti ( tranne il Fondo Volo) nel Fondo lavoratori dipendenti: tutti gli appartenenti a queste particolari fasce “protette” hanno la possibilità di andare in pensione con un anticipo di circa 5 anni rispetto agli altri; senza poi dimenticare tutta un'altra serie di casistiche particolari come i vantaggi riservati a contratti di solidarietà, formazione, inserimento e reinserimento, apprendistato, dipendenti agricoli, cassaintegrati e altri che vanno ad accrescere il disequilibrio.

Il passaggio dal retributivo al contributivo

L'attuale sistema retributivo troppo tempo è stato poco sostenibile e doveva, quindi, essere modificato con un passaggio che avverrà completamente nel 2030 quando il retributivo lascerà pieno spazio al sistema contributivo. L'integrazione del contributivo, che sarà obbligatoria per tutti, non andrà comunque ad inficiare i contributi versati nella vecchia modalità fino alla fine di quest'anno evitando, quindi, di vanificare il versamento di soldi di coloro che andranno a beneficiare della modalità retributiva (perché ricordiamo che il retributivo garantisce una pensione pari agli stipendi ottenuti nell'ultimo periodo lavorativo, a differenza del contributivo che promette una pensione di pari livello dei contributi versati).

Le dichiarazioni della Fornero

La Fornero stessa,in una dichiarazione, dice di confidare molto in questo sistema contributivo che prevederà una fascia di età, tra i 63 e i 68, con particolari agevolazioni che spingeranno i lavoratori ad uscire più tardi dal mondo del lavoro in cambio di maggiori benefici pensionistici. In questo modo si andrebbero anche ad avvantaggiare quei lavoratori che si sentono ancora produttivi.

Il blocco della perequazione automatica

Speranzosi sui ritorni economici che si riuscirebbero ad avere sono tutti i componenti del governo, soprattutto se si parla di blocco della perequazione automatica ovvero dell'adattamento pensionistico al costo della vita. Considerando che ogni punto percentuale di inflazione varrebbe due miliardi di spesa per lo Stato e che quest'anno la percentuale dovrebbe aggirarsi sul 3% è facile capire quale forte riduzione delle spese potrebbe esserci con il blocco. Manovra simile era già stata portata avanti dal governo Berlusconi ma riguardava solo le pensioni ricche, cioè quelle eccedenti di 5 volte il minimo, e quelle parziali, da 3 a 5 volte; adesso pare che il blocco sarà completo e toccherà ogni fascia di retribuzione pensionistica.

Cosa cambierà nello specifico

Andando un po' più nello specifico possiamo vedere che il sistema contributivo funziona in questo modo: il contribuente, insieme alla azienda per la quale lavora, provvede ad accantonare il 33% dello stipendio annuo, mentre i lavoratori autonomi il 20% del reddito; questi soldi versati produrranno un interesse legato a tassi riguardanti il Pil e all'inflazione; alla data di pensionamento verrà poi applicato un coefficiente di conversione in base all'età raggiunta, che sarà tanto più alto quanto più tardi si andrà in pensione.

Si spera dunque che il nuovo governo riesca a far crescere le pensioni insieme alla crescita economica del nostro paese, dunque, anche perchè sono previsti ritorni economici stimati in 30-40 miliardi di euro nei primi 5 o 6 anni dalla approvazione della riforma.

Le proteste dei sindacati

I sindacati parlano di ‘sorprusi‘ riguardo alle riforme sulle pensioni previste da Monti, definite ‘inammissibili‘. In particolare, il no dei sindacati si rivolge alla possibilità di portare a 41 o 43 gli anni di retribuzione necessari. il segretario della Cgil Susanna Camusso ha dichiarato con forza che ‘Il 40 è un numero intoccabile‘, e si augura che giunga presto una convocazione da parte del Governo, per evitare che si continui a ‘commmentare delle indiscrezioni‘. Attacca anche il segretario generale edlla Uil Luigi Angeletti, evidenziando come i contribuenti si troverebbero a lavorare di fatto gratuitamente, vedendo aumentare gli anni di contribuzione ma non la propria pensione. Un secco no anche dalla Cisl.

La risposta di Monti

Il presidente del consiglio Monti ha dichiarato alla fine del vertice Ecofin dell'Eurozona che nei provvedimenti previsti per lunedì 5 dicembre saranno prese misure di bilancio pubblico che implementeranno le decisioni edl governo precedente, e saranno discusse anche riforme strutturali, da disegnarsi in modo da fronteggiare il disavanzo pubblico già nel breve termine. Per quanto riguarda le pensioni Monti ha chiarito la sua intenzione di procedere in modo rapido, sapendo che ‘Ci sono modalità consolidate di rapporto con il Parlamento e le forze sociali ma queste due forze sanno che dietro di loro ci sono i cittadini e ne dovranno tenere conto‘. Questo per rispondere a chi gli domandava in merito alle critiche mosse dai sindacati alla prospettiva da lui annunciata di riformare le pensioni.

Continua la battagila tra governo e sindacati

Il ministro Fornero ha annunciato come la riforma delle pensioni sarà definita ‘verosimilmente entro pochi giorni‘. Parola d'ordine, a detta del ministro, la ‘flexicurity‘, bizzarra parola che significa, in pratica, flessibilità e sicurezza; si terrà inolrte conto del criterio di equità tra le diverse generazioni. Ma i sindacati non si sentono invece affatto sicuri, e si tengono pronti a dare battaglia.

Il governo si è detto aperto al dialogo con le parti sociali, ma tenendo conto che in ogni caso andrà rispettata la data del 5 dicembre per la decisione definitiva. La Fornero ha assicurato che i temi centrali saranno rigore, crescita ed equità, e che si cercherà, forse, di accelerare alcune strade di adeguamento, come l'età pensionabile per le donne, obiettivi inaugurati dal governo Berlusconi.

Anche Pierluigi Bersani ha detto la sua, augurandosi che il governo Monti rispetti, come dice, i criteri di equità.

Fonte: http://economia.tuttogratis.it

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