Pensioni "generose" In Italia pari al 78% dell'ultimo stipendio

Il vero paradiso dei pensionati è il Lussemburgo con pensioni più alte degli stipendi. L'allarme dell'Ocse sulla sostenibilità dei conti previdenziali Il 'paradiso' dei pensionati? Sicuramente il Lussemburgo, dove chi va in pensione prende più di quando lavorava.

Ma, dati alla mano, tra i Paesi più generosi c'è anche l'Italia, dove il sistema previdenziale pubblico assicura, in media, una pensione pari al 78% dell'ultimo stipendio, contro una media del 57%. Ben più avare – secondo la classifica dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo sociale ed economico (Ocse) – la Francia (53%), la Germania e gli Stati Uniti (38,6%). Per non parlare dell'Irlanda, fanalino di coda col suo 30,6%, ma dove molto solido e sviluppato è il pilastro della previdenza integrativa.
Queste le conclusioni contenute nell'ultimo rapporto dell'istituto internazionale di Parigi, dal titolo “Pensions at a glance”, in cui gli scienziati lanciano anche ‘l'allarme costi previdenziali' destinati, un po' ovunque, a salire all' impazzata in assenza di interventi drastici.
La situazione, l'abbiamo detto, varia moltissimo da Paese a Paese. Nel Lussemburgo il tasso di sostituzione è del 102%, dunque la pensione è più alta dell'ultimo stipendio guadagnato. Seguono a ruota la Turchia (87,2% dell'ultimo stipendio), Grecia (84%), Spagna (81,2%). Ma, almeno sulla carta, neppure i pensionati del Belpaese hanno di che lamentarsi, perché il sistema pensionistico garantisce un tasso di sostituzione lordo pari al 78,8% se si prendono in considerazione sia uno stipendio medio, sia i livelli più alti o più bassi di reddito.
Discorso differente, invece, se si guarda alle pensioni minime previste dalle leggi dei singoli Stati. In questo caso, infatti, il Paese meno generoso è la Repubblica Ceca, dove gli assegni sono pari al 12% della media degli stipendi; i Paesi più prodighi, viceversa, sono sempre il Lussemburgo e poi il Portogallo: qui il tasso medio è del 40% superiore al livello medio dei salari. Differenze molto sensibili, tenuto conto che la media Ocse è del 29% . L'Italia, in questo settore, è nella media: 29%.
“La riforma dei sistemi pensionistici rappresenta una delle più grandi sfide del secolo”, ricorda l'Ocse, che punta il dito su “molti governi che preferiscono ignorare i richiami, sperando di rinviare le soluzioni alle successive elezioni politiche”. Ma tempo da perdere non ce n'è. Le previsioni sulle aspettative di vita, infatti, parlano chiaro: nel 2040 indicano una media nell'area Ocse di 83 anni per gli uomini e di 86 per le donne. Con quel che ne consegue sul fronte di costi sociali.
Sono molti, comunque, i Paesi che negli ultimi anni hanno avviato un processo riformatore, puntando soprattutto sull'innalzamento dell'età pensionabile, che ora in media si attesta sui 65 anni. E ogni anno in più di lavoro oltre i 65 anni, sottolineano gli esperti dell'Ocse, riduce i costi previdenziali di oltre il 3%. Tra i Paesi che sono intervenuti c'è quindi l'Italia, dove però la riforma del 2004 deve ancora essere in gran parte attuata.

Fonte: Tuoquotidiano

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