Piatti, bucato e pulizia…Avanza l'esercito dei casalinghi

maschi milanesi si dilettano ai fornelli, impugnano l'aspirapolvere, fanno il bucato e cambiano i pannolini con maggiore facilità rispetto ai mariti delle altre città, creando una situazione di collaborazione domestica quasi ideale Mariti e compagni hanno finalmente capito che dare una mano in casa è diventato indispensabile. Ma nella maggior parte dei casi si vergognano a dire in giro che sanno spolverare o stirare. Credono che questo comprometta la loro immagine virile». Fiorenzo Bresciani, presidente dell'«Associazione uomini casalinghi» che conta 4.300 iscritti in Italia, è convinto che il fenomeno dei maschi con la ramazza in mano sia in forte crescita. Ma che sia ancora per lo più «sommerso» e difficile da fotografare.

Non sembra essere così a Milano. Dove uno studio condotto da Astra Ricerche e commissionato da Procter & Gamble ” che per lanciare un nuovo detersivo per lavastoviglie ha voluto capire qual è la tendenza tra le mura domestiche ” ha rilevato che quasi sette uomini su dieci sbrigano le faccende di casa. E non si vergognano a dichiararlo.
I «casalinghi» all'ombra della Madonnina sono il doppio che nel resto d'Italia. Il 42 per cento dei mariti e dei conviventi in città infatti fa regolarmente le pulizie (in tutto il Paese sono il 21%). A questi si aggiunge il 25 per cento di uomini che aiutano le loro compagne in modo saltuario e si arriva a un totale di 67 per cento: quasi sette su dieci appunto.
Il perché lo spiega Enrico Finzi, sociologo e autore della ricerca: «I “casalinghi” milanesi ” sottolinea ” sono il doppio della media nazionale per due ragioni. Prima di tutto per un'evoluzione culturale che va verso un miglior aiuto reciproco nella coppia. E poi perché le donne a Milano, dove il tasso di occupazione femminile è tra i più alti del Paese, pretendono una mano nella cura della casa». La nuova tendenza riguarda soprattutto le coppie più giovani. «E i ragazzi che hanno origini meridionali, di seconda o terza generazione ” aggiunge Finzi “, sono più disponibili a pulire e a riordinare rispetto ai coetanei milanesi doc».
Gli uomini dunque si applicano di più che in passato nelle faccende. Ma hanno delle preferenze riguardo al tipo di lavoro da sbrigare. Tendono a scegliersi i più semplici, come portare fuori la spazzatura, passare l'aspirapolvere, riordinare, caricare la lavastoviglie. Amano cucinare e usare gli elettrodomestici. Alle donne lasciano le attività delicate. Sono ancora le mogli nella maggior parte dei casi ad accudire i bambini e ad occuparsi dei parenti anziani. «Un impegno quest'ultimo ” continua Finzi ” che sta diventando sempre più gravoso per le madri di famiglia milanesi e che costringe i loro mariti a svolgere gli altri compiti».
A volte però, sono le stesse mogli a non prenderla bene, se i loro compagni indossano il grembiule. Sempre secondo lo studio sui «casalinghi», solo il 40 per cento delle donne ne è felice. Le altre si dividono tra coloro che si pentono di aver chiesto aiuto, perché il marito si rivela un collaboratore incapace, e coloro che non vogliono condividere il proprio ruolo di «regine del focolare». Infine ci sono le mogli disperate, che chiedono una mano, senza mai ottenerla.
In casa Pivetti
Anche Irene Pivetti è disperata, ma per il motivo opposto. «Irene dice che faccio anche troppo, che sulle faccende domestiche sono un rompiscatole ” dice Alberto Brambilla, sposato con l'ex presidente della Camera da otto anni “. Lo ammetto, sono un maniaco dell'ordine. Impacchetto i vestiti, uso l'alcol per disinfettare ogni cosa e odio le briciole lasciate in giro. A parte la cucina, in cui Irene è decisamente più brava di me, non c'è lavoro di casa che non sappia fare. Quando i nostri due bambini erano piccoli, cambiavo loro i pannolini e sono bravo anche a stirare. Io e mia moglie insomma siamo “casalinghi” al 50 per cento. Per me è una questione di amore e di rispetto». E come la mette con la sua immagine di uomo di casa? «La distinzione dei ruoli non è a rischio. E mia moglie mi trova sexy anche se lavo i piatti».

Fonte: www.mondosalute.it

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