Piombo nel pane? Uno studio francese analizza gli alimenti "contaminati"

L'Agenzia francese di sicurezza sanitaria dell'alimentazione (Anses) sta conducendo uno dei maggiori studi a livello mondiale: un'analisi di oltre 20.000 alimenti per misurare i rischi a lungo termine delle esposizioni alle sostanze chimiche che questi contengono. Il rischio può essere scartato per l'85% delle sostanze poiché con il solo apporto alimentare il livello di esposizione resta nell'ambito dei valori tossicologici di riferimento.

Si tratta dei contaminanti organici (non necessari la funzionamento dell'organismo, a differenza dei metalli) come il bario, il cobalto, il nickel, inquinanti organici persistenti come il PFOA nelle padelle antiaderenti, alcune microtossine, la maggior parte dei 254 residui di pesticidi presi in considerazione. Ma questo non vuol vuole dire che non dobbiamo incoraggiare tutti gli sforzi per ridurre il tenore dei contaminanti negli alimenti – dice l'agenzia.

Ci sono, invece, una dozzina di sostanze o famiglie di sostanze, per cui il rischio di andare oltre i valori tossicologici di riferimento non può essere escluso. Queste sostanze sono contenute in alimenti che, pur non essendo molto contaminati, sono molto consumati: si tratta del pane, che contiene cadmio, piombo, microtossine, le paste (alluminio), il caffè (rame, arsenico inorganico, acrillamide), il latte per i bambini (piombo, arsenico inorganico). L'Anses ha rilevato un aumento del 400% di cadmio ingerito rispetto ad un simile studio pubblicato nel 2006.

Nelle patatine fritte si trovano microtossine e un eccesso di acrilamide (come aveva già sostenuto l'Efsa) e nel vino troppi solfiti. Lo studio fa riemergere alcuni rischi a lungo termine per gli adolescenti che mangiano molte patate fritte. A fianco dei contaminanti organici persistenti, si trova la diossina e il PCB nell'96% dei prodotti analizzati, ma l'esposizione della popolazione è stata fortemente diminuita negli ultimi 5 anni, anche se alcuni consumatori ne restano ancora troppo esposti. Per diossina e PCB nei pesci grassi e il mercurio nel tonno, occorre rispettare le indicazioni sulla consumazione del pesce: 2 volte a settimana, variandone le specie e le provenienze.

Bisogna ridurre il tenore di certi contaminanti negli alimenti che principalmente li contengono, con iniziative e regolamentazioni presso le filiere. Lo studio, però, ha dei limiti, riconosciuti dalla stessa Anses: non tiene conto delle esposizioni incrociate a differenti inquinanti, né di esposizioni per altre vie che non siano quelle alimentari.

2011 – redattore: GA

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