Pisa, capitale dell'innovazione

Sono Pisa, Trieste e Roma le province leader in R&S in grado di competere con l'Europa. E' quanto emerge da uno studio condotto dall'Università di Bari. Secondo tale indagine è proprio la vitale sinergia tra università e centri pubblici a trasformare determinate aree in veri e propri distretti high-tech.

Alla provincia di Pisa spetta il primato nazionale con un impegno di spesa in ricerca e sviluppo simile alle soglie di eccellenza della Finlandia. La provincia toscana raggiunge infatti il 3,5 % del Pil. Trieste si aggiudica invece il secondo posto con una spesa per la ricerca pari al 2,75% del Pil. A seguire Roma, con un impegno in R&S del 2,57% del Pil, Torino (2,43%) e Bologna (2,10%), tutte al di sopra della media europea.

Purtroppo, delle 103 province italiane analizzate solo 68, cioè due terzi del Paese, investono in R&S. Ovvero meno della metà della media europea. Delle restanti 30 province, 16 spendono in ricerca più della media nazionale (1,19%) ma meno di quella europea e 14 sono sotto la media nazionale ma sopra la metà di quella Ue (0,95%).

Più in generale, in tutta Italia le province che hanno un valore minimo accettabile di investimenti nel settore ricerca e sviluppo, cioè pari almeno alla metà della media europea, sono solo 35. Di queste fanno parte le grandi aree metropolitane del Centro-nord (Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Genova), le province caratterizzate da un elevato profilo pubblico/universitario (Pisa, Trieste, Pavia, Siena, Padova, Ferrara, Perugia), alcune aree a forte vocazione imprenditoriale, (Varese, Modena, Udine, Alessandria, Bergamo, Lecco, Brescia e Asti) e, infine, nove province meridionali (Napoli, Catania, Palermo, Messina, Chieti, Bari, Cagliari, Sassari e l'Aquila), in cui la componente pubblica della spesa è superiore alla media nazionale.

Tuttavia i dati mettono in luce anche alcune contraddizioni tipicamente italiane. Se Pisa si piazza in pole position nella classifica delle province che investono di più in ricerca, grazie anche alla specificità del territorio, non riesce tuttavia ad attarre grandi gruppi industriali tanto quanto Milano. Il capoluogo lombardo, pur classificandosi all'undicesimo posto e investendo in ricerca una percentuale sul Pil inferiore alla metà di quella della città toscana, rimane infatti il distretto industriale più vivo e redditizio.

Fonte.Miaeconomia

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