Pizza, Adoc: boom della consegna a domicilio. Ma i cartoni sono a norma?

La pizza a domicilio costa in media il 28% in meno rispetto a quella consumata in pizzeria, mentre sui fritti si risparmia circa il 26%. Così nonostante un generale aumento medio dei prezzi del 10% rispetto al 2007 oggi c’è un vero boom per la consegna a domicilio, con il 60% delle famiglie italiane che regolarmente la ordinano almeno una volta al mese e il 25% almeno una volta a settimana. Si tratta di “un trend in crescita dovuto, in larga parte, ai costi più contenuti rispetto alla classica cena in pizzeria”, dice l’Adoc che ha realizzato un’indagine sul tema.

Spiega Roberto Tascini, presidente dell’Adoc: “Una pizza consegnata a casa si paga in media il 28% in meno rispetto a quella consumata in un locale, con differenze che vanno da un minimo del 10%, per la pizza con le patate, ad un massimo del 41,5%, per una 4 formaggi. Differenze percentuali simili anche per i fritti, che a casa costano in media il 26,5% in meno rispetto alla pizzeria. Una diffusione capillare, quella delle pizze da asporto, tanto che se ne consumano più di 700 milioni l’anno, circa 2 milioni al giorno. Ad ogni modo, sia a domicilio, sia al locale, la pizza rimane il cibo preferito dagli italiani, che ne consumano quasi 8 chilogrammi l’anno. E questo nonostante l’aumento medio di poco meno il 10% dal 2007, inizio della crisi, ad oggi. Nove anni fa una pizza costava in media 5,85 euro, oggi si spendono mediamente 6,40 euro.”

Il boom delle pizze da asporto apre però il fronte di un’altra tematica, quella legata ai cartoni utilizzati per il trasporto. In Italia vige una normativa molto stringente sul tema, ma l’Adoc chiede un incontro con il Ministero della Salute per appurare quante pizzerie che effettuano consegne a domicilio effettivamente utilizzano cartoni a norma. “Dati certi sul numero di pizzerie che utilizzano cartoni non idonei alla conservazione degli alimenti non ce ne sono, anche se il minore costo legato ad un utilizzo di cartoni non a norma, che si traduce in un risparmio di migliaia di euro l’anno, ci fa venire il sospetto che sia una pratica purtroppo ancora diffusa – continua Tascini – la normativa italiana, molto severa, vieta l’utilizzo di cartoni riciclati, di colore grigio, in quanto potenzialmente in grado di danneggiare la salute dei consumatori, dato che favoriscono la migrazione di piombo, ftalati e altri composti tossici presenti nel cartone riciclato. La mancanza di un’etichettatura obbligatoria in merito penalizza certamente i consumatori, per questo chiediamo un incontro al Ministero della Salute al fine di valutare quanto sia diffuso il malcostume di utilizzare contenitori non a norma e di individuare soluzioni, legate all’etichettatura e alla tracciabilità, in grado di garantire pienamente la salute dei consumatori”.

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