Povertà in Italia: nel Sud le difficoltà maggiori

La costante perdita di potere d'acquisto del ceto medio e il problema dell'occupazione, conseguenze della crisi economica mondiale, hanno suscitato anche in Italia un ampio dibattito sul concetto di povertà.

A tale proposito va fatta distinzione tra povertà relativa e povertà assoluta. “La prima”, spiega Lucio Pisacane dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle ricerche, “è intesa come misura della povertà rapportata al generale livello di reddito del paese, la seconda come misura della privazione materiale di un individuo rispetto a un paniere di beni necessario per vivere. La povertà relativa è quindi legata a un reddito medio (linea di povertà), che per il 2007 l'Istituto Nazionale di Statistica (Istat) ha fissato in 986 euro per una famiglia di due componenti, livello sotto il quale si cade, appunto, nella condizione di povertà relativa”.
La grande differenza tra Nord e Sud è l'aspetto più importante che caratterizza il modello italiano di povertà. “Secondo l'indagine campionaria dell'Istat del 2007 sulla povertà relativa”, chiarisce il ricercatore dell'Irpps-Cnr, “nel Sud sono povere ben il 22,5% delle famiglie e vi risiede il 65% del totale delle famiglie povere del Paese. Nel Centro-Nord, dove meno di 7 famiglie su 100 si trovano in condizione di povertà (5,5% nel Nord e 6,4% nel Centro), vive il 35% delle famiglie povere a fronte del 67,8% delle popolazione totale. Nel Mezzogiorno, inoltre, a una più ampia diffusione della povertà si accompagna una maggiore gravità del fenomeno: le famiglie povere presentano una spesa media mensile sensibilmente più bassa: circa 774 euro rispetto ai 797 e 818 euro osservati per il Nord e per il Centro”.
Secondo un'altra ricerca Istat 2008 su distribuzione del reddito e condizioni di vita in Italia, le famiglie che vivono nel Mezzogiorno hanno tre quarti del reddito medio di una famiglia del Nord. E la percezione delle condizioni di povertà conferma quest'andamento: “Il 22% delle famiglie meridionali e insulari arriva con grande difficoltà alla fine del mese e il 46,4% dichiara di non poter far fronte a una spesa imprevista di 700 euro”, prosegue Pisacane, “inoltre, il 19,4% ha avuto difficoltà a pagare le spese mediche e un non trascurabile 7,3% dichiara di non aver avuto i soldi per le spese alimentari almeno in un'occasione nei dodici mesi precedenti l'intervista. Sulle condizioni di disagio incide in modo rilevante il numero di percettori di reddito presenti in famiglia e il tipo di fonte di reddito disponibile: nel 2007 il 18,5% delle famiglie monoreddito dichiara infatti di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese”.
Altro indicatore che crea differenze è la tipologia familiare. “Le coppie senza figli”, conclude Pisacane, “presentano meno difficoltà economiche (nel 2007 soltanto nell'11,2% dei casi dichiarano di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese). Le famiglie, invece, in cui sono presenti tre o più figli, quelle monogenitoriali e quelle di anziani soli risultano relativamente più esposte a situazioni di disagio. L'11,1% delle coppie con figli e, tra queste, il 21% di quelle con tre o più figli dichiara di essersi trovata in arretrato con il pagamento delle bollette (contro il 5,3% di quelle senza figli). La situazione di maggiore vulnerabilità delle coppie con almeno tre figli è confermata anche dagli altri indicatori considerati: il 25% dichiara di arrivare a fine mese con molta difficoltà, l'8,1% di aver avuto insufficienti risorse per le spese alimentari e il 25,3% per le spese di vestiario”.

Giulia Pompili

Fonte: Lucio Pisacane, Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr, Roma, tel. 06/49932802, e-mail: l.pisacane@irpps.cnr.it

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