Prestito vitalizio ipotecario: come ‘sfilare' la casa agli anziani A rischio 8 milioni di nonni proprietari di immobili.

Dopo 10 anni, la somma da restituire aumenta del 250%: se gli eredi non ce la fanno, addio casa Gli anziani una risorsa? Sicuramente lo sono le loro case, soprattutto per aziende, istituti di credito e finanziarie che non vedono l'ora di metterci le mani sopra.

La “chiave” per impadronirsi di questo grande patrimonio immobiliare, il più delle volte, si presenta sotto le vesti rassicuranti di un soccorso agli anziani: stiamo parlando del “prestito vitalizio ipotecario”. Si tratta di uno strumento finanziario che sembra fatto apposta per aiutare le persone prive di altre risorse a far fruttare la propria casa di proprietà. In realtà, accedere a tali prestiti significa esporsi a un rischio enorme: quello di subire un “esproprio coatto” dell'immobile, in cambio di pochi spiccioli, da parte della banca creditrice.


L'Osservatorio della terza età, indagando sui contratti con cui si accede al prestito, ha scoperto una giungla di furbizie, trucchi, penalizzazioni nascoste nelle clausole. Tutti cavilli tesi a svantaggiare il soggetto che accede al prestito.
Purtroppo la desolante condizione economica di molti anziani del nostro Paese, oltre alla scarsa attenzione che il welfare nostrano riserva loro, contribuisce a spingerli verso operazioni ad alto rischio. Milioni di nonni italiani, per assicurarsi un'esistenza dignitosa, non vedono infatti altra soluzione che impegnare il proprio unico bene disponibile, frutto di una vita di lavoro: la casa. In Italia, 8,5 mln di famiglie sopra i 65 anni sono titolari di un patrimonio immobiliare di 900 mld di euro. Una ricchezza che fa gola a molti.


Ed ecco che, in un contesto del genere, una norma contenuta nella Finanziaria istituisce il “prestito vitalizio ipotecario”, strumento a metà fra il prestito personale e il classico mutuo ipotecario. Esso consente, come recita la legge, “finanziamenti a medio e lungo termine con capitalizzazione annuale di interessi e spese, e rimborso integrale in unica soluzione alla scadenza, assistiti da ipoteca di primo grado su immobili residenziali, riservati a persone fisiche con età superiore ai 65 anni compiuti”.


Il prodotto, peraltro già presente sul mercato, offre la possibilità di ottenere una somma variabile fra il 20 ed il 50% del valore dell'immobile di proprietà, lasciando agli eredi il compito di restituirla, con i dovuti interessi e spese. La percentuale della somma erogata, rispetto al valore del bene “casa”, è in funzione dell'età del richiedente: più si è in là con gli anni e maggiore sarà l'importo ottenibile. A prima vista sembrerebbe una nuova forma di credito per 8 milioni di anziani con casa, da utilizzare per curarsi, aiutare i figli, ecc., ma se si approfondisce la materia ci si accorge che lo scenario è inquietante.
L'Ote ha, infatti, rilevato che esso rappresenta un “eccellente affare” per gli operatori del settore, che si candidano ad acquisire una cospicua fetta di patrimonio immobiliare italiano, erogando in media somme per circa un terzo del valore della casa, remunerate con tassi variabili (oggi tra il 6 e il 6,5%), e con spese fisse determinate da una serie di clausole e di condizioni capestro.

 Una grande speculazione che si abbatterà come una scure sugli eredi, che corrono il rischio di perdere il bene patrimoniale, perché impossibilitati a risarcire una somma enormemente superiore a quella erogata.
L'esperienza italiana, anche se alle prime battute, ha ben mutuato l'esempio degli altri paesi, soprattutto anglosassoni, in tema di sottrazione “legale” degli immobili.
Sul mercato si possono già ottenere “anticipi” sul valore della casa, partendo dai 65 anni in su. Quello che molti italiani non sanno è che dopo la firma del contratto l'immobile diventa, di fatto, di proprietà della banca, perché sarà vietato subaffittarla, ristrutturarla, adibirla a sede di una attività imprenditoriale propria, e nemmeno si potrà cambiare domicilio o residenza.  L'anziano, fino alla sua morte, praticamente non potrà più disporre a suo piacimento dell'immobile, né compiere qualsiasi atto di disponibilità, mentre la parte finanziatrice può modificare le condizioni economiche del contratto, in qualunque momento in ragione di incrementi di costi legati a variazioni di legge o di regolamenti. Praticamente un “nodo scorsoio” che si stringe anno dopo anno.
Dopo l'aspetto “normativo”, l'OTE ha osservato la parte finanziaria, che contiene “fuochi pirotecnici” degni della migliore tradizione. Nel momento in cui viene erogato un prestito vitalizio ipotecario, ad esempio, di 55 mila euro, bisognerà sottrarre circa il 20% di oneri fissi (spese notarili, rogito, perizie, assicurazione, spese banca, ecc.), che riducono a 45 mila euro la somma effettivamente consegnata nelle mani del pensionato.


Dopo dieci anni, ammesso che i tassi di interesse non abbiano subito variazioni, chi eredita il bene immobile dovrà restituire ben 98 mila euro, a cui vanno aggiunti altri 5-6 mila euro, e forse più, già pagati annualmente (rinnovo polizza assicurativa, spese registrazione,invio estratti conto, ecc). Quindi, a conti fatti, si ottengono 45 mila euro e se ne versa un importo pari a due volte e mezzo.
Un bell'affare, ovviamente per chi presta i soldi e aspetta la dipartita del vecchietto per entrare in possesso della casa. Una prospettiva che potrebbe essere evitata solo con il pagamento del “riscatto” finale da parte dei familiari, che deve avvenire entro dodici mesi. Come l'esperienza anglosassone insegna, però, in molti casi questo non avviene e l'eredità sfuma.


“Uno scenario del genere ci preoccupa” afferma Roberto Messina, Segretario generale dell'Osservatorio della terza età. “Non si può tacere ” sottolinea – sulle implicazioni sociali e i potenziali pericoli che questo strumento finanziario possa determinare nella situazione patrimoniale degli anziani e nei conflitti potenziali con gli eredi. Come dire ” conclude Messina ” lo Stato prima non riesce ad assolvere alle sue funzioni e poi getta milioni di cittadini nelle fauci delle banche, delle assicurazioni e delle società finanziarie. Forse era il caso di affidare ad una società pubblica la gestione di questo strumento, in maniera da ridurre drasticamente gli oneri e gli interessi per chi ricorre al prestito. Mi auguro che si riesca a mettere a fuoco tutti questi aspetti per tutelare gli anziani, che in questo caso sono la parte debole. Ai nonni, invece, voglio dire che, in caso di bisogno, possono ricorrere anche alla vendita della nuda proprietà o ad un mutuo acceso dai familiari giovani, garantito con la casa: entrambe le soluzioni sono di gran lunga meno onerose del prestito vitalizio ipotecario, ma soprattutto permettono di mantenere sempre la disponibilità dell'immobile comprato con i sacrifici di un'intera vita”.Tabelle

Fonte: tuoquotidiano

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