Privatizzazione acqua, Legambiente e Consumatori: "Rischio speculazione su bene comune"

Un attacco agli enti locali, un'apertura al rischio di speculazione privata, una privatizzazione che in quindici anni potrebbe portare il 65% del servizio idrico di tutta Europa e Nord America gestito da tre multinazionali. E invece l'acqua è un bene pubblico. Netta la contrarietà di Legambiente alla norme, sulle quali il Governo ha posto ieri la fiducia, che prevedono la riforma dei servizi pubblici locali compresa la liberalizzazione del servizio idrico, e dunque la sua privatizzazione. Forte anche l'opposizione delle associazioni dei Consumatori.

“L'acqua è un bene comune, il suo utilizzo deve rispondere a criteri di utilità pubblica – ha commentato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – Obbligare la privatizzazione del servizio idrico, pertanto, vuol dire intraprendere la strada sbagliata. La maggior parte delle esperienze di privatizzazione di questo servizio, infatti, non hanno portato al miglioramento della qualità della risorsa, né alla diminuzione dei consumi e dei costi per i cittadini”. La legge, ha commentato il presidente di Legambiente, “costituisce l'ennesimo attacco agli enti locali, Regioni e Comuni che saranno privati della possibilità di amministrare il proprio territorio, anche nella gestione di un bene primario come l'acqua, aprendo la strada ad una speculazione privata soprattutto a discapito dei cittadini.

Una decisione come questa, inoltre, non tiene conto delle buone esperienze di gestione pubblica, mettendo tutti sullo stesso piano con gravi conseguenze sulla qualità del servizio offerto ai cittadini. Non si capisce, infatti, perché aziende pubbliche che, ancora oggi, garantiscono la qualità del servizio e tariffe contenute debbano ora essere obbligate a trasferire quote importanti dell'azienda a privati o addirittura a riaffidare la gestione ad altri”.

“Troviamo del tutto inaccettabile ed improponibile la norma sulla privatizzazione del servizio idrico, sulla quale si prospetta oggi, alla Camera, il voto di fiducia”. E' quanto dichiarano Adusbef e Federconsumatori che sono già pronte a raccogliere le firme per un referendum abrogativo, qualora il provvedimento dovesse passare. Le Associazioni hanno già preparato le autorizzazioni per l'installazione dei gazebo destinati alla raccolta delle firme.

“Avvieremo tutte le misure in nostro potere per far sì che questa norma, che è un vero e proprio insulto ai cittadini, non entri in vigore – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – L'acqua è un bene primario e vitale, che non può finire alla mercé di interessi privati. Sono molte le preoccupazioni destate da tale norma: infatti, passando da un monopolio naturale a un monopolio privato, non solo si esproprieranno i poteri degli enti locali, ma, sulla base delle esperienze fatte, si prospettano andamenti tariffari molto negativi. In tema di servizio idrico – concludono le Associazioni – quello di cui vi sarebbe realmente bisogno, è una profonda riflessione su questo delicatissimo settore, sulla sua razionalizzazione e gestione funzionale, per dare finalmente alla cittadinanza risposte di efficienza e di efficacia, senza fare regali a chi può mettere in campo elementi speculativi”.

Per Adiconsum “se le tariffe sono le più basse in Europa è grazie al 'pubblico', il privato non è garanzia di investimento mentre è certo che ci saranno tariffe più elevate. Per il segretario generale Paolo Landi è “indispensabile un'Autorità che oltre a stabilire parametri di qualità e criteri per le tariffe e gli investimenti disponga di reali poteri di sanzione”. “Nel settore dell'acqua – rileva l'associazione – convivono realtà pubbliche gestite in modo esemplare ed altre gestite in modo disastroso e realtà private gestite con efficienza ed altre gestite in termini speculativi”. E dunque “la normativa in approvazione alla Camera non garantisce i consumatori da comportamenti speculativi. Anzi, al contrario. Il testo di legge impone anche laddove oggi c'è una gestione pubblica efficiente l'apertura al privato. Quest'ultimo non entra per fare gli investimenti, ma solo se ha certezza di ritorno di elevati utili o tramite le tariffe o tramite i lavori di appalto”.

“Ai costi dei vari carrozzoni pubblici, aziende municipalizzate e ATO, si aggiungerà la necessità dei profitti delle S.p.A. con inevitabili conseguenze sulle tariffe e le bollette che aumenteranno di oltre il 40%. Come già accaduto per la rete telefonica nazionale e per le autostrade, – commenta Francesco Luongo, responsabile Servizi a rete del Movimento Difesa del Cittadino – gli investimenti infrastrutturali resteranno un miraggio, mentre ancora non è chiaro quale sarà l'Authority che dovrebbe controllare la qualità dei servizi e le tariffe”.

“Crediamo che sia indispensabile che ci sia un'autorità che verifichi e stabilisca gli standard di qualità minimi essenziali e che eserciti un attento controllo sulle tariffe”. Lo chiede il Movimento Consumatori. “Auspichiamo, come già era stato evidenziato all'epoca del governo Prodi, che sia l'Autorità per l' energia e il gas a esercitare il controllo sull'erogazione dei servizi idrici al fine di promuoverne l'efficienza, l'economicità e la trasparenza dell'erogazione a tutela dei consumatori e degli utenti. Ci auguriamo comunque che il decreto non apra la strada a speculazioni e a una privatizzazione dannosa per i cittadini. L'acqua è un bene pubblico ed è giusto che rimanga tale. Ben venga poi l'eventuale apertura ad una concorrenza che permetta di usufruire di un bene comune con maggiori vantaggi”.

2009 – redattore: BS

Fonte: helpconsumatori.it

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