Pronti, partenza, saldi: al via il 5 gennaio. Ma quanto si spenderà davvero?

Pronti, partenza, saldi. Basilicata e Sicilia sono partite ieri, oggi è la volta della Valle d’Aosta, dal 5 gennaio prendono il via in tutte le altre regioni i saldi invernali. Come da tradizione, saranno abbigliamento, scarpe e borse i prodotti che i consumatori compreranno più degli altri, approfittando delle vendite invernali di fine stagione. Ma con quale budget di spesa? Le previsioni divergono: per i commercianti la spesa media sarà di circa 330-340 euro a famiglia, mentre le associazioni di consumatori diffondo cifre più contenute, che oscillano fra 180 e 250 euro.

Uno sguardo generale rende bene l’idea dell’aspettativa che, come ogni anno, gli esercenti pongono nei confronti dei saldi. Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio ogni famiglia, in occasione dei saldi invernali 2017, spenderà 344 euro per l’acquisto di capi d’abbigliamento, calzature ed accessori per un valore complessivo di 5,3 miliardi di euro. Non ci si aspetta, però, un vero boom di vendite. Dice Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia e vice presidente di Confcommercio: “Dopo un Natale così così, la speranza passa ora per i saldi. Non saranno però saldi col botto. La nostra stima, euro più euro meno, è che gli italiani spenderanno mediamente come nell’anno precedente. Le vendite di fine stagione saranno sempre una straordinaria opportunità per i consumatori ma, per noi commercianti, non saranno sufficienti a colmare un gap di consumi fortemente condizionato da un andamento sempre più incerto ed altalenante. C’è da dire che, nonostante i timidi segnali di fiducia registrati a dicembre, gli eventi terroristici e di natura socio-politica non aiutano a far trovare una stabilità di cui tutti abbiamo bisogno per affrontare al meglio il futuro e confidare nell’uscita del nostro Paese dalla crisi”.

Di “evento particolarmente atteso” parla Confesercenti: circa il 58% degli italiani si dichiara interessato o molto interessato ad acquistare in saldo, in due casi su tre prodotti d’abbigliamento. “I saldi rappresentano un’occasione sia per i consumatori che per i commercianti – commenta Roberto Manzoni, Presidente di Fismo, l’associazione che riunisce i commercianti del settore moda di Confesercenti – Secondo le nostre stime elaborate in base alle intenzioni di acquisto degli italiani, possono valere potenzialmente oltre 4,9 miliardi di euro di consumi, per una spesa media di circa 330 euro a famiglia”. Una boccata d’ossigeno per un settore che – secondo le proiezioni dell’Osservatorio Confesercenti – non è ancora uscito dalla crisi. C’è poi da considerare che il Natale del clima mite non ha spinto le vendite di stagione, tanto che per i capi invernali si prospettano assortimenti superiori rispetto al passato. Per Confesercenti, addirittura, “per chi ama l’abbigliamento è meglio del BlackFriday, anche perché le vendite di fine stagione non sono semplici promozioni” e dunque la riduzione dei prezzi è in media superiore a quella del “Venerdì Nero”. Per Confesercenti, però, “c’è bisogno di ripristinare un quadro di regole certe e porre fine alla confusione nel settore. Servono controlli per bloccare i pre-saldi illegali e per fermare le pubblicità ingannevoli, che fanno passare la promozione di prodotti che non hanno alcuna stagionalità per vendite di fine stagione. I saldi sono uno strumento utile a consumatori e a imprese, vanno tutelati”.

E i Consumatori? Per Altroconsumo “poter prevedere i saldi solo in determinati periodi dell’anno uccide la concorrenza. La cosa migliore, sia per i commercianti che per i consumatori, sarebbe liberalizzarli, senza mai dimenticare alcune regole: gli sconti devono essere davvero trasparenti, garantire un effettivo risparmio e soprattutto la qualità dei prodotti”. Le stime sulle spese che verranno fatte dai cittadini sono generalmente più contenute. Federconsumatori e Adusbef dicono che gli acquisti in saldo “galleggeranno” rispetto allo scorso anno: solo il 39% delle famiglie approfitterà degli sconti invernali per un budget di spesa che le due associazioni stimano in circa 180 euro a famiglia, appena lo 0,3% in più rispetto ai saldi invernali del 2016, e con un andamento più sobrio al Sud. “Per un aiuto concreto teso a risollevare i consumi è necessario agire prima di tutto attraverso un piano straordinario teso a creare occupazione e attuare una redistribuzione dei redditi – dicono Rosario  Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef – Inoltre sarebbe utile, come sosteniamo da anni, una completa liberalizzazione dei saldi”.

Budget medio di 250 euro a famiglia mentre uno consumatori su quattro comprerà online: queste le stime dell’Adoc, per la quale le famiglie impegneranno nei saldi circa il 10% del reddito mensile, anche se gran parte degli acquisti probabilmente si concentrerà alla fine del periodo di sconti. “La spesa delle famiglie per i saldi non supererà i 250 euro, secondo le nostre previsioni – ha detto Roberto Tascini, presidente dell’Adoc – purtroppo la combinazione tra redditi bassi e spese primarie e irrinunciabili elevate, come quelle sostenute per alimentazione, casa, trasporti e tasse, non permette alle famiglie italiane di destinare grosse cifre alle spese extra come i saldi. Anche perché i saldi arrivano, come sempre, dopo le festività natalizie, una circostanza che limita ulteriormente la corsa agli acquisti, almeno nel periodo iniziale. Gli acquisti più ingenti si concentreranno infatti nel periodo finale, quando gli sconti arriveranno fino al 50-60%”.

I consumatori guarderanno molto allo shopping online. Prosegue Tascini: “E’ importante rilevare che, almeno secondo le nostre stime, circa il 25% dei consumatori effettuerà acquisti a saldo online. Un dato che non sorprende, vista la crescita esponenziale dell’e-commerce. Che, ricordiamo, è un settore che riesce a fare affari tutto l’anno rispetto ai negozi fisici, dato che sul web è sempre possibile approfittare di sconti e offerte, in media del 10-15%. Questo è uno dei motivi per cui la spesa per i saldi è sempre più contenuta: i consumatori preferiscono diluire la spesa per il vestiario durante l’anno, piuttosto che concentrarla in un determinato periodo. Crediamo sia opportuno che anche i negozi fisici possano adottare questa soluzione, offrirebbe un vantaggio sia per i consumatori che per i commercianti.”

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