Pubblicità snack, bimbi invogliati a mangiare anche senza fame: allarme obesità

Cibo spazzatura e digital marketing: gli alimenti ricchi di grassi e zuccheri che non trovano più posto sui media tradizionali per farsi pubblicità si stanno creando una nicchia sempre più ampia di promozione sui media digitali, facendo larghi proseliti soprattutto tra bambini e adolescenti. A lanciare l’allarme qualche mese fa è stato l’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Questo sottolinea come le fasce di popolazione più giovani sono continuamente bombardati da messaggi sbagliati legati al consumo di alimenti. Oggi, a confermarlo arriva uno studio  condotto presso Health Promotion Research Center a Dartmouth, pubblicato sulla rivista Pediatrics.

Si tratta del primo studio su bambini molto piccoli (60 bimbi di 2-5 anni) dal quale è emerso che le pubblicità che reclamizzano cibo influenzano la quantità di merende o snack consumate dai piccoli.

Gli esperti hanno proposto al campione di bimbi un programma di 14 minuti intervallato da pubblicità o di prodotti alimentari o non correlate al cibo. Prima della visione hanno dato loro degli snack dicendo che erano liberi di mangiarne quanti ne volessero. Ebbene, si è visto che i bimbi che vedevano pubblicità di cibi, alla fine del programma avevano consumato una maggiore quantità di snack rispetto agli altri bimbi.

I nostri governi hanno messo la prevenzione dell’obesità infantile al primo posto tra le priorità”, ha dichiarato alla stampa Zsuzsanna Jakab, direttore regionale per l’Europa dell’Oms. “Tuttavia troviamo spesso che i bambini, il gruppo più vulnerabile, sono esposti a un numero considerevole di tecniche nascoste di digital marketing che promuovono cibi ricchi di grassi, zuccheri e sale. È responsabilità delle istituzioni riconoscere la nuova minaccia e agire di conseguenza”. Stando ad alcuni dati raccolti da una ricerca svolta in Gran Bretagna, il 73% degli adolescenti segue i propri marchi preferiti, anche di cibo, sui social media, il 62% clicca sui banner pubblicitari e il 57% fa acquisti mentre gioca o utilizza una app. I metodi per fare presa sul pubblico dei più piccoli sono tante: tra le più comuni le promozioni sui social, spazio virtuale fortemente frequentato dai minori. Un po’ più sofisticati sono gli ‘advergames’, veri e propri giochi on line che veicolano messaggi sui prodotti.

I rischi connessi al consumo eccessivo di junk food e una vita sedentaria sono presto detti. L’ipertensione, tanto per cominciare, che da patologia per anziani o adulti troppo stressati si sta diffondendo anche tra i più piccoli. La Società Italiana di Ipertensione Arteriosa mette in guardia su una tendenza all’aumento di casi anche tra bambini e adolescenti. Secondo i dati, infatti, il 4% di coloro che hanno tra i 4 e i 18 anni ha la pressione alta, e 4 bambini su cento sono ipertesi già alle elementari.

Tra le case principali, quelle legate all’alimentazione: una dieta scorretta con troppo zucchero e sale nei cibi è tra i fattori che incidono negativamente. Accanto a questo aspetto però, gli esperti stanno valutando anche le conseguenze indotte dalla vita sedentaria e dall’uso eccessivo di internet e videogiochi. Il 20,9% dei bambini nella fascia 8-9 anni infatti è sovrappeso, e il 9,8% è obeso. Un bambino sovrappeso su 20 ha la pressione elevata e un bambino obeso su 4 è iperteso. Pressione oltre i limiti anche per il 14% nella fascia di età 18-35 anni.

L’ipertensione arteriosa e le sue gravi complicanze”, dichiara Gianfranco Parati, presidente Siia, “si combattono efficacemente solo iniziando presto, prima che questa condizione abbia fatto danni a cuore e vasi arteriosi”. “Un bambino iperteso sarà molto probabilmente un adulto iperteso”, aggiunge Simonetta Genovesi, ricercatrice del dipartimento medicina e chirurgia dell’Università degli Studi Milano – Bicocca e membro Siia. “Per lavorare in modo produttivo su questo tema, è necessaria la collaborazione con i pediatri“.

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