Quelle professioni da rivedere

è stato lo stesso presidente dell'Antitrust a sollecitare un rapido intervento: nei primi cento giorni della nuova legislatura, ha detto Antonio Catricalà, il futuro governo dovrà mettere mano alla riforma delle professioni.


Inserimento nell'agenda dell'esecutivo che si rende immediatamente necessario ma che tuttavia deve aspettare l'insediamento del nuovo parlamento, “al quale faremo una segnalazione approfondendo anche alcuni nuovi punti. Le lobby sono forti ” ha poi aggiunto Catricalà ” è impossibile modificare senza una forte volontà politica e senza l'assenso da parte delle corporazioni”. Ma il numero uno dell'Antitrust intervenuto al convegno organizzato da Cgil, Cisl e Uil, ha voluto rassicurare anche che gli attuali ordini continueranno a esistere. “Noi non vogliamo abolire gli ordini ” ha precisato – ma devono occuparsi di deontologia professionale a favore e a tutela dei consumatori”.
Riforma che poggerà principalmente sulla nuova figura delle lauree abilitanti, che potrebbe garantire l'accesso libero alle stesse professioni. “I giovani oggi dopo la laurea devono fare un percorso in salita – dice Catricalà – irto di difficoltà spesso solo burocratiche e non meritocratiche. Tutto ciò lascia i nostri ragazzi fino a 30 anni a casa con tirocini lunghi che altro non sono che vero sfruttamento”.

Riordino degli albi professionali che ha trovato concordi anche le stesse sigle sindacali. “Il nuovo governo dovrà affrontare la riforma delle professioni ” ha spiegato dice Marigia Maulucci, segretario confederale della Cgil ” perché il passato esecutivo non lo ha fatto. Bisogna garantire un accesso libero e trasparente, smettendola di tutelare i privilegi di alcune caste sempre più chiuse. Questo è un danno per i giovani e per la concorrenza”. Riforma che secondo i sindacati può essere sintetizzata in due parole: liberalizzazione e trasparenza.

La proposta elaborata dai sindacati prevede di fatto una diversa definizione dell'assetto istituzionale, che affidi alle esclusive competenze dello Stato la definizione del quadro normativo relativo alle professioni regolamentate e non, tale da consentire il raccordo con le politiche dell'Ue e il dialogo internazionale. La riforma dovrà regolamentare l'accesso e l'esercizio delle professioni sulla base di principi di liberalizzazione dei mercati e di qualità delle prestazioni, attraverso regole oggettivamente giustificate da un interesse generale e proporzionate rispetto all'obiettivo, come chiede la Ue. La legge dovrà anche accogliere il principio di separazione tra le funzioni di normazione, formazione, accreditamento e certificazione al fine di assicurare la trasparenza dei ruoli e delle responsabilità ma anche potenziare le funzioni di regolazione e di vigilanza. Sotto questo aspetto dovrà valutarsi il rafforzamento anche organizzativo dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in relazione alle nuove e importanti funzioni affidate dall'Ue.

Fonte: Mia economia

Condividi questo articolo