Rapporto Istat 2004: su famiglie e giovani il peso dell'economia

Lo stallo dell'economia si riverbera soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione. A pochi i benefici della riduzione delle tasse Sono le famiglie, i giovani e l'Italia dei ceti medi e bassi a pagare di più lo scotto di un'economia che non va. A partire dal loro portafogli. Questo il risvolto sociale strettamente legato all'andamento dei conti.

Almeno stando al ‘Rapporto Istat 2004' presentato ieri a Montecitorio dal presidente dell'Istituto italiano di statistica Luigi Biggeri. Un esempio? La riduzione delle tasse fortemente voluta dal Governo. “In media, tra il 2002 e il 2005, il portafogli delle famiglie è lievitato di circa 524 euro l'anno. Ma la riduzione dell'imposta Irpef non ha riguardato tutti. Circa 3,2 milioni di famiglie, su 21,3 milioni ” ha puntualizzato l'Istat – non hanno avuto alcun beneficio. E 2,5 milioni di questi nuclei senza benefici fiscali sono tra le famiglie con il reddito più basso, quelle che destinano i loro guadagni ai bisogni essenziali. Un calcolo che tra l'altro – è scritto nella premessa del documento – non considera la restituzione del fiscal drag prevista dalla normativa a partire dal 1989 ma disapplicata dal 2001″. Come dire, non conta le maggiori tasse che di fatto si pagano per la perdita di potere d'acquisto dovuta all' inflazione. Ma c'è di più: la manovra complessiva di riduzione fiscale tra il 2002 e il 2005 è stata pari a 11.196 milioni di euro, 5.276 milioni con la prima riduzione, 5.920 milioni con la seconda tranche. Ma 5.378 milioni della manovra complessiva, cioè circa la metà delle risorse messe in campo, è andata a beneficio del 30% delle famiglie “più benestanti”. Mentre, “il 70% delle famiglie si divide il resto”. Le risorse messe in campo per il 10% delle famiglie più povere sono state pari a soli 143 milioni, mentre il 10% di quelle più ricche ha ottenuto 2.539 milioni. Numeri che fanno riflettere. Anche perché si scopre che il beneficio più basso spetta alle famiglie con un solo reddito da pensione (+218 euro di reddito disponibile) o quelle composte da una sola persona (single o anziani soli), che risparmiano 252 euro. I lavoratori autonomi sono invece quelli che hanno avuto i maggiori risparmi, circa 812 euro. Ma sono molti i cambiamenti sociali registrati dal rapporto Istat. Per la donna e madre che lavora aumenta il tempo per i figli, diminuisce quello per la cura della casa. E aumenta anche se di poco, appena di 16 minuti al giorno, il contributo dell'uomo alla vita domestica. Mentre per entrambi si perde mezz'ora di tempo libero. Coppie sì, ma sempre meno sposate. In dieci anni, registra l'Istat, la percentuale delle unioni libere è raddoppiata. Erano 227 mila nel 1994, sono diventate 555 mila nel 2003. In un caso su due si tratta di coppie formate da celibi e nubili (47,6% contro il 29,5%) a conferma della scelta e non del ripiego. Ma si affacciano confortati dai numeri anche altri modelli: single, genitori soli non vedovi, di coppie di fatto: nel complesso 5 milioni di nuclei familiari che rappresentano il 23% del totale. Oltre al fatto che continuano ad aumentare i giovani che vivono con la famiglia di origine: passati dal 28,8 al 34,9%, sorpassando anche la percentuale dei coetanei che vivono in coppia con figli (dal 41,9 al 27,9%). Un chiaro riflesso di problemi occupazionali. “Alle nuove realtà sociali, però, né le istituzioni né le imprese danno risposte in termini di beni e servizi”, coclude il rapporto.

Fonte: Tuoquotidiano

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