Referendum 17 aprile, subacquei per Greenpeace a difesa dei nostri mari

A 11 giorni dal Referendum sulle trivelle, diversi gruppi di subacquei professionisti si sono immersi per Greenpeace in alcune località al largo delle coste italiane per documentare i tesori sommersi minacciati dalle trivellazioni offshore. Da Portofino all’Isola d’Elba, passando per Ventotene, Capri, Santa Maria di Leuca, fino alla Sicilia, l’associazione ambientalista ha così voluto dare voce alle creature che popolano i fondali marini, ritraendole con messaggi come “Più prezioso del petrolio” e “Salvami dalle trivelle”.

“Turchino, blu, azzurro, turchese, verde: questi sono e questi devono restare i colori del nostro mare. Non possiamo permettere che tutto questo vada perduto per una manciata di barili di petrolio – dichiara il famoso apneista italiano Enzo Maiorca, testimonial insieme alla figlia Patrizia dell’iniziativa di Greenpeace – Proteggiamo quella che è, ora e per sempre, la vera ricchezza di noi tutti. Votiamo Sì al referendum del 17 aprile e salviamo il mare”.

Gorgonie, stelle e cavallucci marini, pesci e spugne coloratissime sono stati ritratti da subacquei professionisti per far conoscere agli italiani le meravigliose creature che vivono sotto la superficie del mare e che rischiano di subire danni dalle estrazioni di gas e petrolio. Come purtroppo testimonia il recente rapporto di Greenpeace “Trivelle​ fuorilegge”, le piattaforme offshore stanno già avvelenando i nostri mari, minacciando attività cruciali per la nostra economia come il turismo e la pesca.

“È ora di pensare a un diverso modello di sviluppo che tuteli il mare e investa sulle vere risorse del nostro Paese: il turismo, le energie rinnovabili, la bellezza dei nostri paesaggi – ha affermato Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia – Le nostre coste, la nostra storia, la vita sottomarina sono le vere risorse della nostra economia, non le trivelle. Il mare è di tutti noi, e per proteggerlo invitiamo tutti gli italiani a votare Sì al referendum del prossimo 17 aprile”.

E il Coordinamento Nazionale No Triv risponde duramente alle polemiche portate avanti dal fronte del No e dal Governo che invita i cittadini all’astensionismo. “La norma introdotta con la Legge di Stabilità 2016 non mira a tutelare il lavoro e i lavoratori, ma gli interessi delle società dell’Oil&Gas e dei loro azionisti. I detrattori del Referendum del 17 aprile sostengono che le nuove norme sulla durata delle concessioni in mare entro le 12 miglia, permetterebbero di salvaguardare migliaia di posti di lavoro: la forbice oscilla tra i 5.000 e i 13.000 addetti diretti e indiretti su progetti upstream italiani. Ma la verità è ben diversa», continuano i No Triv.

Un dato di fatto, secondo i promotori del Coordinamento, è che il Governo ha concesso alle compagnie petrolifere la possibilità di regolare l’erogazione dei pozzi a seconda dell’andamento del mercato, senza curarsi della scadenza delle concessioni. “Una flessibilità – spiegano i No Triv – inesistente fino a tre mesi fa e che adesso permette di rallentare o fermare la produzione quando ilmercato è sfavorevole e riavviarla quando migliorano i prezzi».

Per questo motivo, l’obiezione di una norma voluta per difendere o addirittura rilanciare l’occupazione non regge. “Si tratta di un inganno mediatico, perché se la principale preoccupazione fosse la tutela dei lavoratori, non verrebbe difesa una norma che consente di impiegare a seconda dell’andamento del mercato più o meno operai. Il Referendum ha il merito di dissolvere l’ipocrisia che è stata eretta per nascondere l’incapacità di questo, come dei precedenti Governi, di elaborare una seria politica energetica e industriale per il futuro del Paese, soprattutto nell’interesse dei lavoratori. Tante domande rimangono ad oggi senza risposta”.

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